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Edoardo Inglese

A sfidare il cielo finché ci sarà un dio

Edoardo Inglese ha un curriculum di tutto rispetto che spazia dalla musica ai documentari, dalle colonne sonore ai testi teatrali. Una vita passata a calcare i palchi e a lavorare dietro le quinte, raccogliendo storie e immagini che ora trovano posto nel nuovo lavoro discografico. Un affresco folgorante fatto di canzoni e in ognuna un racconto. La voce è quella di uno che ha imparato nel tempo a portarsi con disinvoltura la notte addosso. Atmosfere da locali in bilico su quella moralità minima a cui la gente per bene non vuole assolutamente rinunciare, perdendosi il meglio. Una voce profonda e un piano che suona ammiccando…

Così va bene, così si potrebbe dignitosamente scrivere di Edoardo Inglese e del suo A sfidare il cielo finché ci sarà un dio. Sarebbe plausibile, in linea con lo stile di una buona recensione, di quelle che si posano sulla pagina quasi da sole e sono fatte di un mestiere che pratichi da decenni e son orchestre di parole che sei diventato bravo a far correre tra le dita come un borseggiatore sull’autobus all’ora di punta. Ci sarebbe la possibilità di esprimere, e il recensore in questo caso lo vorrebbe sul serio, entusiasmo per questo lavoro discografico restando sospesi sul gesto disinvolto dello stile e della consuetudine. Ma il recensore, sempre lui, è una sorta di anomalia nella sua categoria e nel tempo i direttori e i redattori e i lettori hanno smesso di meravigliarsi. E allora voglio dire che quando ho ascoltato questo disco al buio del mio studio in piena notte, con il cane che mi dormiva vicino e il respiro d’affanno di qualche rara macchina che passava nella mia strada lasciando che dalla tapparella fosse trafitta da lame gialle di luce, s’è compiuto un prodigio. Una sorta di maledetta magia, qualcosa che, complice quella voce roca e l’andare della musica a passo malfermo ma caparbio da una strofa all’altra, mi ha messo addosso più paura che meraviglia. Nella mia stanza al buio quelle canzoni prendevano forma d’ombra e poi ancora diventavano una scena e figure che si muovevano e una galleria di personaggi che erano umanità dolente e guizzi di ironica individualità. Un ballo, con la morte a portare la maschera rossa come nelle migliori delle occasioni e canzoni che hanno un alito che temo di sapermi riconoscere in bocca alla fine delle mie notti raminghe. E Mastro Mostro diventa una figura rassicurante mentre sfidi il cielo cercando di superare lo spesso fumo che pure si alza ancora da quei grattacieli tormentati di settembre. Edoardo Inglese non ha fatto solo un disco ma una potente macchina scenica. Usare con cautela se non sapete gestire con bella competenza la vostra immaginazione.

Foto di Federico Mantova

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Edoardo Inglese
  • Anno: 2016
  • Durata: 58:00
  • Etichetta: ‘Round Midnight Edizioni

Elenco delle tracce

01. Cronache di Settembre
02. Nonè
03. Mastro Mostro - Naftalina
04. Amore e Dio
05. Amore e Psiche
06. Il piromantico
07. TLACT
08. Soltanto per pazzi
09. Social song
10. Fuori
11. Ridotto all’osso
12. Nun te sceta’
13. Epilogo

Brani migliori

  1. Nonè
  2. Il piromantico
  3. Fuori

Musicisti

Edoardo Inglese: voce, organo, organo hammond, piano Fender Rhodes, glockenspiel, cori  - Maurizio De Antonis in Pernaselci: sassofono  -  Silvio Viscogliosi: chitarra  -  Ottavio Frascone: basso  -  Mario Fossataro: chitarra  -  Mario Ottaviani: batteria  -  Andrea Scala: batteria  -  Ludovica Valori: fisarmonica, piano, sybth, trombone, bombardino, cori  -  Paolo Camerini: contrabbasso, arco con distorsore, sampled drums, cori  -  Simone Perone: basi registrate  -  Filippo Basile: chitarra  -  Alessio Patanè: chitarra  -  Gina Fabiani: voce  -  Gianmarco Gabriele: batteria  -  Miriam Taglione: basso 8 corde