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Daniele Silvestri

Acrobati

Ha una carriera musicale impreziosita da Targhe Tenco e Premi della Critica a Sanremo, e se si vuol dire che i premi per un artista non sono così fondamentali per definirne la qualità (solitamente lo dicono quelli che non li vincono), Daniele Silvestri vanta sull’altro piatto della bilancia un sempre crescente successo di pubblico. Si può quindi avere successo tra la gente (quella che compra i dischi e va ai concerti) e avere parole di stima dalla critica (quelli che se ne stanno il più delle volte ad una scrivania e non acquistano un album dal 1983). “Basta” scrivere canzoni che puntino sempre a non abbassare di un centimetro quella famosa asticella sotto la quale ci sono subito in agguato la rima cuore-amore e le canzoni urlate senza nessun pathos, e che una volta uscite queste incontrino, per caso o maestria, il gusto di molti (qualcosa di difficile ma non irraggiungibile). Aggiungiamo a tutto questo che Silvestri è un artista sempre in crescita e in mutamento, ben radicato però nel suo tempo (lo è stato per ogni decennio che ha vissuto), attento all’ascolto delle voci che si muovono dalla cosiddetta società civile, senza particolari sforzi ma semplicemente perché ci vive dentro, e capace di trasformare in canzone sentimenti popolari e quotidiani.

Acrobati esce a cinque anni da S.C.O.T.C.H. Cinque anni che dentro hanno avuto una delle esperienze musicali più vive e interessanti della nostra musica: disco e tour de Il Padrone della festa con gli amici Niccolò Fabi e Max Gazzè. Ottimo disco, bellissimo tour, grandi applausi, sold out ovunque e parole di stima da critici e colleghi. Progetto che crediamo abbia segnato un importante spartiacque ridando nuova linfa creativa non solo ai tre ma a tutto il sistema musicale italiano, dimostrando che bravi artisti con una bella carriera alle spalle non perdono nulla di se stessi a mescolarsi tra loro, anzi, magari ne viene fuori qualcosa anche di “commercialmente” interessante (i Capitani coraggiosi avranno mica preso spunto dal successo del trio?).

Acrobati dicevamo. Diciotto tracce, 74 minuti di musica. Diodato, Dellera, Caparezza, i Funky Pushertz, Diego Mancino (Silvestri senza dubbio sa scegliersi i compagni di viaggio). Rock, blues, funky, swing, boogie, canzone d’autore, ballad, inglesissimo beat e atmosfere noir. Se cercate un fil rouge sonoro che unisca il tutto smettete di farlo, non c’è. Un caleidoscopio, o qualcosa che ci assomiglia molto. Frammenti, impulsi, scariche elettriche, melodie contrastanti, forze sonore opposte, come se la prima preoccupazione nella composizione non fosse stata “facciamo in modo che suoni come un album di Silvestri” ma una più semplice “facciamo che suoni”. E questo disco suona, e lo sa fare senza che tutta questa ampiezza e incontrollata varietà messa assieme stoni. Pezzi appuntati su uno smartphone diventati poi jam in studio (prima Lecce e poi Roma) e poi sessioni registrate, con alcuni dei migliori musicisti in circolazione, tra gli altri  Roy Paci, Rodrigo D'Erasmo e Adriano Viterbini, guidati da un ingegnere del suono di comprovata capacità come Daniele “Il Mafio” Tortora. Quasi come se il featuring fosse di Silvestri e non degli ospiti, il brano La guerra del sale suona come un pezzo di Caparezza, fortemente di Caparezza, come L’ultimo bicchiere è pienamente nel sound di Dellera (l’ultimo di Stare bene è pericoloso); crediamo si possa fare questo, lasciare che l’ospite in questione non appiccichi solo un nome al brano ma porti un suono che è proprio e distintivo, forse solo quando si ha, musicalmente, trovato se stessi. Ci si può mescolare senza il rischio di perdersi. E che non ci si è allontanati troppo dalla propria modalità di scrittura lo dimostrano Acrobati, La mia casa, Così vicina, Quali alibi, Come se, A dispetto dei pronostici che hanno dentro la dolcezza poco smielata e molto letteraria delle canzoni d’amore di Silvestri, il suo sguardo razionale e scrutatore degli angoli bui della società e la sua innata capacità di giocare, smontare e ricomporre le parole («distruggere e ricomporre parole, giocarci, significa entrarci dentro, ed entrare dentro le cose ci aiuta a capirle; credo che entrare dentro le parole ci aiuti a capire anche un po’ di più la vita», rispondendo ad una domanda durante la presentazione del disco a Roma). 

Allargando per un istante la messa a fuoco, l’essere acrobati oggi è una condizione forzata, non una scelta. Condizione fisica, metaforica e dell’animo. La continua ricerca di equilibrio è necessaria sopravvivenza in questi tempi poco lineari fatti di certezze sbriciolate; si cammina sul filo teso, si osservano gli altri camminare intorno a noi, ogni tanto nel guardarsi ci si riconosce e allora si mantiene l’equilibrio assieme. Non è acrobatico solo tenersi per non cadere ma lo è altrettanto, e forse di più, saltarci su quel filo, tentare goffe capriole, avanzare spediti, avere visioni, progettualità, e provare a costruirci qualcosa.

Acrobati è, quindi, il miglior disco di Daniele Silvestri? Di quelli pubblicati fino ad oggi probabilmente lo è. Per ampiezza, mancanza di confini, profondità, per la libertà di creazione che ci si sente dentro. Ma crediamo che la strada del cantautore romano sia solo a metà di quello che ancora potrà essere. Immaginiamo un futuro lontano in cui una recensione sul suo ultimo disco potrebbe cominciare con un “come abbiamo più volte detto l’album Acrobati del 2016 fu il punto di svolta della sua storia musicale…”. Se il passato è fatto di Targhe Tenco, Premi della Critica e palazzetti pieni e il presente di un buon disco e un tour in teatro con molte date già sold out…godiamoci questi anni in attesa di scoprire cosa ci aspetta nei giorni futuri.

Foto di Daniele Barraco

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Daniele Silvestri, Francesco Barbaro, Daniele “Il Mafio” Tortora
  • Anno: 2016
  • Durata: 74:00
  • Etichetta: Sony Music

Elenco delle tracce

01. La mia casa
02. Quali alibi
03. Acrobati
04. Pochi giorni (feat. Diodato)
05. Un altro bicchiere (feat. Dellera)
06. La mia routine
07. Così vicina
08. La verità
09. Pensieri
10. Monolocale
11. La guerra del sale (feat. Caparezza)
12. A dispetto dei pronostici
13. Come se
14. L’orologio (feat. Diego Mancino)
15. Bio-Boogie (feat. Funky Pushertz)
16. Tuttosport
17. Spengo la luce (feat. Dellera)
18. Alla fine (feat. Diodato)

Brani migliori

  1. La mia casa
  2. Acrobati
  3. La guerra del sale

Musicisti

Josè Ramòn Caraballo: percussioni  -  Sebastiano De Gennaro: vibrafono, marimba, percussioni anomale  -  Dellera: chitarra elettrica  -  Rodrigo D'Erasmo: violino elettrico  -  Daniele Fiaschi: chitarra elettrica, chitarra acustica  -  Enrico Gabrielli: sax, clarinetto basso, flauto  -  Duilio Galioto: tastiere, organo, piano  -  Gabriele Lazzarotti: basso  -  Gianluca Misiti: tastiere, fender rhodes  -  Piero Monterisi: batteria  -  Mauro Ottolini: trombone  -  Roy Paci: tromba, flicorno, arrangiamento fiati  -  Fabio Rondanini: batteria, percussioni  -  Adriano Viterbini: chitarra elettrica
Ospiti: Diodato: voce in Pochi giorni e Alla fine  -  Dellera: voce in Un altro bicchiere e Spengo la luce  -  Caparezza: voce in La guerra del sale  -  Diego Mancino: voce in L’orologio