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Dimartino

Afrodite

“Nel booklet del disco c’è il racconto di una visione che ho avuto mentre ero all’ospedale di Trapani dove è nata mia figlia. Sul monte Erice adesso c’è il castello di Venere, ma prima c’era il tempio dedicato alla dea Afrodite. Ho immaginato che nelle periferie delle città sorgessero dei tempi al posto delle cupole in onore dei santi come Padre Pio e che i bambini fossero educati alla bellezza”. Si può riassumere così la scelta del titolo Afrodite per il quarto album di inediti di Dimartino.

Uscito a tre anni di distanza da Un paese ci vuole, Afrodite segna un punto di svolta musicale nella carriera del cantautore siciliano, che si apre ad ariose sonorità anni '70 (su tutti Anima Latina di Lucio Battisti) e distorsioni rock internazionali, senza perdere mai di vista la cardinalità delle parole. Tra i vicoli di una Palermo in rinascita, ricca di immagini e suggestioni, si sviluppano storie di quotidianità  e di riscatto sociale, intrecciate alla mitologia e alla religiosità popolare.

Dal primo singolo Cuoreintero, ispirato alla pratica egizia della psicostasia, la pesatura del cuore a cui era sottoposto ogni defunto prima di accedere all'aldilà, (“Il cuore è intero/ Ѐ tutto in mille pezzi ma almeno il cuore è intero”) a Daniela balla la samba, in cui la ragazza che si muove sul tetto di una Panda senza paura di cadere viene paragonata a “Santa Rosalia sul carro/ Una Madonna del fango”, fino all'esoterismo del video di Giorni Buoni. Ma c'è anche la preponderante scoperta della paternità in Feste Comandate (“Io tutto questo amore/ Sono sincero, no/ Non lo avevo previsto”), lo spettro del terrorismo con cui purtroppo stiamo imparando a convivere in Pesce d’aprile (C'è un terrorista in cortile/ Un'autobomba alla scuola/ E entravi in seconda ora o rischiamo di morire/ Un falso allarme allo stadio/ E ho pensato di averti perduto per sempre/ In un giorno sbagliato”) e l’importanza delle piccole cose nella riscoperta della felicità (“Questa sera godere per niente/ Dentro ai bagni oltre alla gente/ Ci basterebbe una bellissima luna per liberarci dal male”).

Un album che svela tutta la sua bellezza anche nel live, con una formazione a quattro essenziale ma potente, che mostra come Dimartino sia ormai una pietra miliare dell’indie italiano, nell’accezione più pura del termine.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Matteo Cantaluppi
  • Anno: 2019
  • Durata: 35:36
  • Etichetta: 42 Records/Picicca

Elenco delle tracce

01. Giorni buoni
02. Due personaggi
03. Cuoreintero
04. Pesce d'aprile
05. Feste comandate
06. Ci diamo un bacio
07. Liberarci dal male
08. La luna e il bingo
09. I ruoli
10. Daniela balla la samba

Brani migliori

  1. Giorni buoni
  2. Cuoreintero Liberarci dal male
  3. Liberarci dal male

Musicisti

Antonio Dimartino: voce, basso e chitarre - Angelo Trabace: pianoforte, sinth, cori - Giusto Correnti: batteria, cori - Simona Norato: chitarre, sinth, cori