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Nuovo singolo de La Scelta, un ...

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Neripè e Guappecartò

Amay

Metti insieme due anime creative, due viaggiatori musicali che nel loro zaino hanno anni di esperienza sui palchi di mezza Europa, falli fermare e lascia che aprano quelle borse e vedrai uscire pensieri, parole e musiche. Non devono far altro che condividerle. Ecco, questo è più o meno quello che deve essere successo a Neripè e a Stefano Piro, talentuosi personaggi che qualche anno fa decidono di unire le loro forze e di pensare ad un progetto che avesse un respiro internazionale, capace di parlare ad un pubblico ampio senza dover per forza ingabbiare la musica e i testi in qualcosa di stereotipato o che rispondesse a precise logiche commerciali.

Stefano si occuperà più della parte musicale, degli arrangiamenti, mentre Neripè, al secolo Francesca Olivia Risoli si muove bene sui testi e presterà la sua voce ai brani, ma soprattutto è una formidabile performer. Chiamare “cantante” Neripè è infatti riduttivo, visto che ha una formazione artistica completa che l’ha portata ad acquisire esperienza e competenze nel campo della danza, del teatro, dei musical, con qualche capatina anche nel mondo della cellulosa così come in quello delle fiction tv. Insomma, un personaggio completo e dalla spiccata personalità artistica, che trasforma ogni live in uno spettacolo totale, riuscendo a far confluire nel suo modo di cantare e di stare sul palco quell’energia e quella consapevolezza acquisita confrontandosi spesso e volentieri con artisti e produzioni dal sapore internazionale (sono infatti molte le sue esperienze professionali negli States e a Londra).
Poi quattro anni fa l’incontro artistico con Stefano Piro, poliedrico e istrionico artista che dopo svariate esperienze, nella canzone d’autore - ricordiamo almeno il Premio della Critica vinto a Sanremo Giovani nel 2000 con il suo gruppo, i Lythium -, nel rock (formidabile l'esperienza con gli Arm on Stage) e anche nell’affascinante mondo dei tanghi argentini (specie quelli di inizio secolo scorso) inizia a collaborare e a pensare con Neripè ad un progetto comune dove si possano far confluire anche le sue esperienze di autore per colonne sonore e spettacoli teatrali. Ed è proprio nella musica, negli arrangiamenti, nella cura dei dettagli di ogni singolo strumento che possiamo ritrovare uno dei punti di forza di tutto il lavoro.

Stefano Piro si è messo al lavoro con un gruppo di formidabili musicisti italo-francesi con cui aveva già avuto buoni riscontri, i Guappecartò appunto, e unitamente al prezioso lavoro di Laurent Dupuy, funambolico domatore di suoni, capace di utilizzare la tecnologia per far suonare i dischi come pochi e vincitore, tra l’altro, anche di un Grammy Award nel 2015, realizzano un album con-vincente. (Più in basso, nella foto, Laurent a destra, Stefano a sinistra e al centro Neripè).
E lo diciamo perché quando si usano violini, fiati, fisarmoniche, rimembranze manouche, tzigane, circensi, il rischio è sempre quello di trovarsi di fronte ad una massa di suoni, di note, di ritmo che però troppo spesso soffoca tutto il resto. Qui no, tutto quello che abbiamo elencato c'è e si sente, ma Piro riesce a far parlare anche i silenzi, i cambi di ritmica, riesce insomma a farci godere di un lavoro di arrangiamento davvero sopraffino, elegante, con melodie e armonie che ben si amalgamo su testi sapientemente interpretati da Neripè (ricca la varietà di lingue utilizzate, inglese, spagnolo, francese e italiano, proprio per sottolineare la potenzialità internazionale del progetto). Parlano anche i vuoti, non c’è un’esigenza di riempire tutti gli spazi. Pochi in Italia fanno questo genere sapendo mischiare raffinatezza e coinvolgimento. Già, non usiamo a caso questo termine, perché poi è dal vivo che si vede la forza di un progetto e quindi possiamo dire con certezza che un live di Neripè e Guappacartò merita di dedicarci una serata per conoscerli nel loro mondo più naturale, quello del palco.


Ed è da tutte queste premesse che nasce e si sviluppa il connubio tra Neripè e Stefano, due anime così poliedriche che danno vita ad Amay, un lavoro che – a costo di usare un termine ormai in disuso – può essere chiamato “concept album”. Esiste infatti un filo rosso che tiene insieme tutti i brani, semplice ma quanto mai suggestivo: raccontare nove donne e il loro impegno quotidiano, donne che hanno semplicemente (?!?) vissuto a testa alta le mille difficoltà che il destino riserva ad ognuno di noi. A loro va’ il riconoscimento di questo album, donne che hanno attraversato la storia e che con la loro vita hanno ne hanno lasciato un segno indelebile.
La presentazione ufficiale dell’album è avvenuta proprio l’8 marzo di quest’anno e torna prepotentemente attuale ancora adesso, in queste settimane di novembre in cui l’attenzione mediatica è incentrata sulla giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Pacifico pensare che queste tematiche non debbano essere relegate a ricorrenze o date particolari, ma in un mondo così carico di immagini, di icone veloci e sfuggenti, ecco che riportare al centro di un dibattito pubblico l’atavica incapacità di molti uomini nel rapportarsi con le donne non deve risultare retorico ma bensì utile.

E anche la musica può fare la sua parte. Ascoltare un disco come questo, giusto per rimanere in tema, ti porta subito ad immedesimarti nelle singole storie di Margherita Hack, di Marie Curie o di Frida Khalo (a destra in una sua famosa immagine), donne completamente diverse ma accomunate da una tenacia e una fervida consapevolezza dei propri mezzi ed ideali. Un testo toccante è anche L’odor del pianto, dedicato a Rose Louise Parks, che con il suo incipit “Anch’io ho le gambe stanche, proprio come lei, sfinite dal passare d’ogni giorno; il caldo mi attraversa proprio come lei” riporta immediatamente l'ascoltatore a quel famoso gesto che Rose fece e cioè di non cedere il posto ad un “bianco” su un autobus in Alabama. Da quel 1° dicembre 1955, giorno dell’arresto, questa vicenda innescò una profonda riflessione in tutta la società, e non solo statunitense, facendo diventare la Parks uno dei simboli del movimento dei diritti civili americani. E scorrendo le tracce troviamo anche un omaggio a Saffo, uno a Aung San Suu Kyi, la donna birmana Premio Nobel per la pace nel 1991 e un altro ancora è dedicato invece all’incredibile storia di Leymah Gbowee, voce e simbolo della ritrovata pace dopo le due guerre civili che attraversarono la Liberia degli anni Novanta e Duemila (qui a sinistra nella foto), anche lei Premio Nobel per la Pace, nel 2011.
Anzi, giusto ricordare che quell'anno, per la prima volta il Nobel fu assegnato contemporaneamente a tre donne. Oltre alla Gbowee, infatti, furono premiate Ellen Johnson Sirleaf - primo presidente donna ad essere eletta democraticamente in Africa, guarda caso proprio in Liberia -  e Tawakkul Karman, donna impegnata attivamente a sostenere la primavera araba nello Yemen.

Un’altra segnalazione la facciamo volentieri per Rosa bagliore, il singolo che qualche mese fa ha fatto notizia anche per il video che l’accompagnava. La particolarità di questo brano è che il testo è cucito e sostenuto dai tanti tweet lanciati “dallo spazio” da Samantha Cristoforetti durante il viaggio nello spazio, che come sappiamo è durato oltre mesi e si è concluso a metà 2015. Curioso e diciamo sicuramente riuscito l’assemblaggio e, come sempre in tutti i brani, la musica colora perfettamente ogni passaggio. Come dicevamo, merita attenzione anche il bel video confezionato per l’occasione (clicca qui per vedere il video), con immagini prese dal 'reportage', dalla migliaia di foto che Samantha ha scattato nelle sue lunghe giornate passate ad osservare la terra e lo spazio. Un video, che è giusto segnalarlo, ha avuto l’avallo e l’ok per l’utilizzo delle foto da parte di ESA, A.S.I e comunque tutti gli Enti spaziali coinvolti.

Ma ci piace chiudere questo racconto di ‘Amay’ con l’ultimo brano, Il ricordo migliore (forse il brano più bello a parere di chi scrive) dedicato a Kikki, una donna, o meglio, al ricordo di una donna, una madre, una moglie, una sorella come mille, milioni di altre. Complice una musica azzeccatissima, il testo non vuole riportare a nessuna donna in particolare ma chiude il disco quasi fosse un’esortazione a dare dignità, forza e consapevolezza a tutto l’universo femminile ricordando una donna “normale” ma certamente speciale per qualcuno. Un invito trasversale a tutti noi, che dell’universo (femminile e non) siamo parte integrante. Basta solo coglierne gli aspetti più semplici e sinceri, tutto il resto è costruzione di muri, divisioni, differenze, soprusi. Un disco e un progetto che rimette al centro il valore della donna e con esso l’essenza stessa di cosa sia la dignità e il rispetto dell’altro. E questo non è certo un tema solo femminile. Anche se è da quello che dobbiamo ripartire, altrimenti tutte le parole spese per indignarci diventano solo parole al vento.

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In dettaglio

  • Anno: 2016
  • Etichetta: F.R.E.E. Produzioni

Brani migliori

  1. Il ricordo migliore
  2. L’odor del pianto
  3. Dans mon reve