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Chiara Dello Iacovo

Appena sveglia

Sirene, numeri primi, scatole di sole, persiane verdi con le gambe storte, numeri in rivolta. È sempre una questione di numeri: che uno ce li abbia o meno, fa la differenza – o forse no – in un mondo che è il regno della sequenza, delle somme, dei fattori, e quasi mai della libertà. Appartiene al primo insieme Chiara Dello Iacovo, che muove la sua creatività in un universo a volte bislacco. Quasi naturale per una ventunenne, che però rimane tale solo all'anagrafe, perché in quanto a scrittura è un bel pezzo avanti. Appena sveglia, uscito il 12 febbraio 2016, è l'asola di un bottone in legno, di quelle delicate e belle a vedersi, destinate a non sdrucirsi.

Chiara Dello Iacovo invece è un anello di congiunzione tra il cantautore e la pop singer, tra il graffio della ventenne e la coscienza critica di un veterano. È una boccata d'aria fresca, con quello sguardo alla Zazie di Queneau (e di Louis Malle), è una nota affidabile che si accompagna a una scrittura sicura come "una finestra accesa in alto in alto che se ne frega dell'asfalto". Appena sveglia è, al contrario di quanto si canta nella hit d'apertura Introverso, un documento per cui si assume un'identità precisa. Una voce forte – che non riesce a starsene imbrigliata dentro al cellophane – eppur gentile, che si lascia piacevolmente ascoltare cambiando ogni volta il layout, allargando o rimpicciolendo lo zoom, aumentando o diminuendo il fuoco.

Ogni cantautore ha una città da cantare, un luogo in cui si è perso o da cui si stacca, dove ha lasciato i ricordi, dove ha posato la malinconia o su cui si accomoda con la memoria. Appena sveglia è allora un disco fortemente cittadino. La mia città è un borgo natìo in cui ci si sente un po' clandestini, forse perché si è deciso di andar via. Ci si aspetta sempre qualcosa dalla propria città, però in fondo si rimane fuor d'acqua – "esco dai margini in continuazione" – a cercare "la vecchia affinità". Ci sono poi le note leggere e un po' swing di una Torino festante il giorno del 1° maggio, e c'è Genova. Colpisce in modo particolare la malinconica ode a un posto astioso, tignoso e rude come il capoluogo ligure, che pesa parecchio, musicalmente parlando. La piemontese però arricchisce la topografia di nuove prospettive. Le persiane verdi diventano schiaffi per chi guarda, il porto è ricolmo di "fondi di rum" dove si rimane naufraghi. È un'ode di solidarietà a una sorella che si lascia troppo andare: "stai tranquilla che anche io ho un po' le gambe storte".

Appena sveglia è, come le desinenze suggeriscono, Donna. Innamorata e timida, di quelle che devono ancora imparare a far l'amore ma sicure, con le scapole dritte come l'orizzonte. Ecco la sensibilità e la delicatezza che inondano anche le immagini, ben più nitide rispetto ai ritmi sferzanti di Una scatola di sole, Vento o Soldatino. Non c'è ironia, né graffio, ci sono instabilità e ricordi aperti. Aumentano le pause, i versi diventano feritoie – "si schiudono i boccioli sulle scapole" – il cromatismo si fa specchio dello sfondo – "gli occhi incisi tra le righe della pelle riflettono l'asfalto nero e fradicio, pieno di lividi" – gli abiti anfratti dell'intimo – "nasconde i suoi segreti fra le pieghe della gonna". Appena sveglia smaschera anche Il signor buio, ballata in cui i fischi lievi delle dita sulle corde fanno da fondale al contrappunto tra la fragilità delle menti sognanti e una notte estiva, che sfiora il sublime per poi squagliarsi in illusioni, utopie e "fervida follia".

Le dieci canzoni che compongono questo esordio discografico fanno pensare al gioco dello shangai: si può provare a toglierne una dal mucchio, ma si rischia di far crollare tutto. E sarà poi impossibile ritrovarsi e rimontare i sensi. È comunque una questione di numeri – nel brano finale si manifesta uno sberleffo fonico centrifugato alla Silvestri – che intrappolano e confinano "in conti e convegni". Ma servono davvero? E i segni? È un mondo in cui regna l'individuo e si procede per sottrazione, "scordando le cose più vere". Ma arriva – o arriverà – un punto in cui i numeri si slegano da quel regno e "corrono liberi" in una coda arrembante, e un po' sgraziata, di piano.

 

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Davide Maggioni
  • Anno: 2016
  • Durata: 33:51
  • Etichetta: Rusty Records

Elenco delle tracce

01. Introverso
02. Vento
03. La mia città
04. Donna
05. Scatola di sola
06. Soldatino
07. 1° maggio
08. Genova
09. Il signor buio
10. La rivolta dei numeri  

Brani migliori

  1. Genova
  2. Donna
  3. La mia città

Musicisti

Chiara Dello Iacovo: testi e musiche  -  Marco Rovinelli: batteria  -  Ezio Rossi: basso  -  Nicola Oliva e Massimo Severo Sestu: chitarre acustiche ed elettriche  -  Fabio Coppini e Chiara Dello Iacovo: pianoforte e tastiere