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Francesca De Mori

Archetipi

Cita una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico e psicoanalitico, cioè C.G. Jung - in un'intervista a proposito del suo nuovo album - l'eclettica cantante jazz di origini vicentine Francesca De Mori. E lo fa riferendosi non solo al titolo del suo secondo disco, Archetipi, ma al senso intrinseco e totale del suo più recente lavoro: la volontà di ritornare alle origini attraverso la ricerca di quei modelli universali e profondi che regolano il funzionamento della psiche e della stessa esistenza umana nel mondo. Come sosteneva infatti lo psicoanalista svizzero, e come la De Mori ama ricordare all'ascoltatore, “l’archetipo non vive solo nell’individuo ma anche fuori, nel suo ambiente. Il mondo archetipico è eterno, al di fuori del tempo ed è dovunque."

Francesca De Mori intraprende, con questo lavoro discografico di grande raffinatezza, un ampio percorso quasi a ritroso, un esercizio dello spirito che coinvolge anche l'ambiente, alla riscoperta delle radici dell'espressività, che si sviluppa attraverso l'uso della voce come strumento istintivo ed emotivo. La voce, vera protagonista libera da condizionamenti, sgorga dal profondo ed esce a scoprire quella parte forse più vulnerabile e sincera di sé. Archetipi è un album composto da 10 brani di impronta jazz, dei quali 7 inediti scritti dal bassista Daniele Petrosillo e arrangiati da Salvatore Pezzotti, un brano per piano solo composto e suonato dallo stesso Pezzotti, e due intense e riuscitissime rivisitazioni: Hommage à Violette Nozières, di Demetrio Stratos (per la De Mori, e non solo, riferimento vocale per eccellenza) e I tuoi fiori, un omaggio a Etta Scollo. In quest'ultimo (come in altri due brani originali) è ospite d'eccezione alla chitarra Martino Vercesi. Il disco è una piacevole conferma della piena maturità raggiunta dalla vocalist vicentina dopo il progetto Altre strade che, nel 2017, reinterpretava le più belle canzoni d’autore italiane, attraverso la sua personale vocalità e l'arricchimento in chiave jazz della parte musicale.

In questo nuovo lavoro di sapore pop-jazz vi è invece una ricerca dell'essenzialità: pochi fronzoli e tanta sostanza caratterizzano in particolar modo le sette composizioni originali di Petrosillo che vanno dritte al dunque, in una riuscita e trascinante sintesi tra ambizioni compositive e propensione all'immediatezza che lascia ampio spazio alla vocalità. Notevole, come non potrebbe essere altrimenti, il prezioso contributo di Walter Calloni alla batteria.

Tra i brani più interessanti spicca Gaia (Il Pianeta Blu), dedicato alla Madre Terra- archetipo per eccellenza - uscito ad anticipare l'album con un bellissimo video realizzato dall'artista sperimentale Matteo De Cillis. Le immagini, prevalentemente in bianco e nero, raccontano un viaggio che, attraverso l'industrializzazione e il progresso, giunge con ritrovato stupore alle visioni degli elementi naturali, come il sole, il mare, gli orizzonti. La luce del giorno come elemento vitale si contrappone al buio della notte e allo stesso tempo lo attrae, lo completa. È il mistero della vita, e questa canzone suona come un grido di denuncia, una sorta di preghiera laica per la salvezza della natura e del pianeta. Il video è visibile qui

Il mago parla invece, all'opposto, di una figura fiabesca/misteriosa ben poco "terrena", e lo fa in maniera benefica: egli è colui che fa in modo che le cose accadano. Ha un’incrollabile fede, vive il sogno e lo realizza per sé e per gli altri, è colui che fa realizzare i nostri desideri più reconditi. Un altro tra i brani che maggiormente abbiamo apprezzato è Negli occhi di un bambino, un Jazz-Waltz molto morbido e nostalgico, che evoca un eterno ritorno, fra la curiosità di imparare e la tenacia tipiche dell'infanzia. La voce interiore suona invece come una specie di richiamo ad ascoltare il silenzio per giungere alla propria intimità, e allo stesso tempo è un invito a credere nella capacità di essere maestri di noi stessi con un infinito lavoro su di sé.

Ed è proprio il canto la vera e necessaria via, un'esperienza a tratti quasi magica, per raggiungersi dal di dentro: per Francesca infatti cantare è un bisogno fisico oltre che mentale e spirituale, e lo si comprende perfettamente dall'ascolto di quest'album sfaccettato e fortemente emotivo. All’attività di canto, danza, recitazione e pratica yoga, Francesca De Mori affianca quella di insegnante di canto e voce all’Accademia di Musica Moderna di Milano e all’Accademia di Lodi. È inoltre insegnante di Pratica Bioenergetica e operatrice di Biomusica e massaggio sonoro attraverso campane tibetane, theta drum, pines, campane tubolari, voce, diapason, campane del vento.

Foto di Annalisa Tecnogina Fontolan

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesca De Mori e Daniele Petrosillo
  • Anno: 2019
  • Durata: 46:00
  • Etichetta: Dasè Sound Lab

Elenco delle tracce

01. Gaia (Il pianeta blu)
02. Il mago
03. I tuoi fiori
04. Negli occhi di un bambino
05. L'amante
06. Hommage à Violette Nozières
07. La voce interiore
08. Ribelle
09. Gabbiani
10. Riflessi (Piano solo)

Brani migliori

  1. Gaia (Il pianeta blu)
  2. Negli occhi di un bambino
  3. La voce interiore

Musicisti

Francesca De Mori, voce - Salvatore Pezzotti, piano e tastiere - Daniele Petrosillo, basso e contrabbasso - Walter Calloni, batteria - Martino Vercesi, chitarre