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Fabio Giachino (Davide Liberti e Ruben Bellavia)

At the edges of the horizon

Il jazz si nutre di tutto e per questo motivo si muove, si trasforma e, se trattato con lealtà, ogni volta regala prospettive e sapori nuovi, originali. Questo disco ne è un bell’esempio. Sono inciampato nel pianoforte di Fabio Giachino qualche mese fa perché sono stato invitato in giuria per ‘L’Artista che non c’era’, il concorso organizzato da L’Isola che non c’era e che da qualche anno ha aperto una sezione specifica per i soli compositori di musica e, cosa più unica che rara, che non pone nessun veto per il genere proposto.

E così, una volta conclusa la 16ª edizione, la redazione de L’Isola mi ha proposto la recensione di At the edge of the horizon del torinese Fabio Giachino e ho accettato molto volentieri. Nei brani ascoltati in fase di selezione avevo intuito una passione comune per Bill Evans, una passione che mi è stata poi confermata da Fabio. In realtà in questo disco i colori sono molteplici e già ad un primo ascolto si percepisce che l’amore per il jazz è condito da ascolti di musica elettronica e confidenze con atmosfere che riportano comunque ad una classicità. At the edge of the horizon è quindi un disco vario, che porta in dote diverse sfumature.

Nelle prossime righe proverò a spiegarmi meglio, cercando di trasferire le sensazioni che questi brani mi hanno trasmesso nell’ascolto. Resto consapevole, ovviamente, di come sia complesso e per certi versi titanico lo sforzo di “raccontare” un album di musica strumentale, convinto come sono – anche perché attore che vive sulla sua pelle questa magica condizione – che la musica attraversa ogni ascoltatore in maniera diversa e quando non c’è un testo a portarti per mano, ecco che ognuno può (per fortuna) provare emozioni diverse.

Cold Coffe, per esempio, è un bel brano che credo possa mettere d’accordo tutti sul compositore, sull’arrangiamento, i musicisti e l’idea di disco. Se fossimo in contesto pop potrebbe essere il singolo naturale. Bread Away, invece, sembra quasi un dialogo, un rincorrersi fra contrabbasso batteria e pianoforte, così come mi è molto piaciuto Grimilde’s Mirror, per l’ostinato sui bassi e la simpatia per l’elettronica (usata in maniera intelligente e mai invasiva) che al minuto 1.49 lascia spazio a sapori habaneri. Un’atmosfera particolare anche per Niribu’s Egdes, dove la contemporaneità del linguaggio lascia intuire aperture che danno del ‘tu’ alla cinematografia. La cacofonia iniziale di strumenti che si mettono d’accordo in Don’t try è preludio a una narrazione che mi ricorda un Thelonious Monk in viaggio in Sud America; la ritmica che tiene sveglia la melodia e qua e là, accenni di aperture, per poi rituffarsi nel traffico newyorkese. Bella anche Space Shift, dove fa capolino l’amore per Bill Evans, con una melodia che corteggia l’armonia coccolata da cori evocativi, contributo di Giulia Damico. Un brano che non avrei difficoltà ad ascoltare nel film di Robert Redford ‘I tre giorni del Condor’.

Ma nel giudizio positivo che se ne trae alla fine delle dieci tracce, giusto e doveroso citare i bravissimi musicisti che hanno contribuito alla resa finale. E quindi Davide Liberti al contrabbasso e Ruben Bellavita alla batteria, che regalano sicurezza e fantasia al tessuto ritmico e la valida sezione di fiati composta da Gianni Virone, Paolo Porta, Luca Begonia e Cesare Mecca, che regala al disco colore ed eleganza. Suggerisco senz’altro l’ascolto di questo At the edge of the horizon senza pregiudizi a tutti coloro che amano le atmosfere jazzate, specie quelle in cui il pianoforte (ricordo che tutte le composizioni portano la firma di Fabio Giachino) ha l’ambizione di raccontare con tecnica e buongusto una bella pagina di jazz, che affonda le radici nel glorioso passato – anche italiano e non solo internazionale – ma con un gusto moderno e personale. 

 Foto di Mirco Saletti

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fine Production
  • Anno: 2019
  • Etichetta: Cam Jazz / Goodfellas

Elenco delle tracce

01. At The Edges Of The Horizon
02. Kcihc Aeroc
03. Cold Coffee
04. Bread Way
05. Grimilde's Mirror
06. Bass Instinct
07. Nibiru's Edges
08. Don't Try This At Home
09. Spaceshift
10. Abstract Orbit

Brani migliori

  1. Grimilde's Mirros
  2. Cold coffee
  3. Space shift

Musicisti

Fabio Giachino (piano, electronics)  -  Davide Liberti (double bass)  -  Ruben Bellavia (drums)  -  Gianni Virone (tenor sax, bass clarinet)  -  Paolo Porta (alto sax)  -  Luca Begonia (trombone)  -  Cesare Mecca (trumpet)  -  Giulia Damico (vocal)