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Enrico Farnedi

Auguri Alberta

La Storia a volte è ingiusta, e non rende gli adeguati omaggi ad alcuni grandi uomini che, per le loro intuizioni, meriterebbero statue equestri in ogni parco. Per esempio, anche con  una ricerca, per quanto accurata, in rete, difficilmente potreste risalire al nome di quel genio che inventò la funzione SKIP, quel tastino, spesso indicato con la doppia freccia a destra, che consente, e qui ci affidiamo al dizionario, di “cambiare discorso, fare un salto, saltellare, scavalcare” e via sinonimando.

Potrà sembrare, questa nostra, un’introduzione del tutto fuori luogo a un articolo che ha tutta l’aria di essere una recensione. Invece no, perché sappiate che è proprio l’uso sapiente e ben dosato della funzione SKIP che vi consentirà di avere tra le mani un Signor Album, ovverossia Auguri Alberta del romagnolo Enrico Farnedi, trombettista (quasi vent’anni di militanza nei Good Fellas), arrangiatore e polistrumentista (oltre alla tromba il Nostro è un eroe dell’ukulele, ma mette le sue sapienti mani anche su una miriade di altri strumenti). Tutto ciò, come immaginerete, lo ha reso prezioso compagno di viaggio di artisti come Vinicio Capossela, Quintorigo, Tanita Tikaram, Cesare Cremonini, Saluti da Saturno, Françoise Hardy (!) ed altri come se piovesse.

Enrico Farnedi però è anche pregevole scrittore di canzoni, e ciò gli consente di giungere al secondo lavoro sulla lunga distanza, anche se tra il primo Ho lasciato tutto acceso del 2010, e questo recentissimo Auguri Alberta, il nostro eclettico romagnolo ha trovato modo di collaborare a vari progetti (uno tra tutti “Com’è profondo il levare”, il curioso e riuscitissimo omaggio “giamaicano” al celebre album di Lucio Dalla del ’77), pubblicare qualche inedito qua e là, partecipare con grandi apprezzamenti ad alcuni concorsi e uscire con un EP in vinile con 4 canzoni.
Auguri Alberta, edito per 'Brutture moderne' e coprodotto da Francesco Giampaoli dei “Sacri Cuori”, è dedicato a Alberta Tedioli, una scrittrice e libraia di Modigliana, ed è, va ribadito, un grandissimo disco  di 10 canzoni, un numero bello tondo e ragionevole, anche se poi in realtà Enrico Farnedi apostolicamente ne ha messe dentro 12. Due, è matematica, sono in più. Ed è qui che entra in ballo il discorso di apertura, perché confermiamo che siamo di fronte a un pregevole LP, ma a patto, dicevamo, di esser pronti a utilizzare quel tasto SKIP di cui sopra e farlo in due momenti ben precisi che, per spirito di servizio, vi indichiamo. Allora, intanto pronti con l’indice quando sta per partire la traccia 2 (Vedo nero, un roccaccio carino la prima volta, ma sempre più noioso nei seguenti ascolti, purtroppo scelto come secondo singolo di traino: perché?) e quando sta per minacciare il suo inizio la traccia 6 (Agosto a Cerdanyola, uno scherzetto di jazz-blues balneare che appare inconcludente anche al primo ascolto).  Una volta segata, come da cinica legge del liberismo, questa piccola bad company, il resto è puro godimento. Dice: “Ma questa è solo una tua opinione, magari a noi piaceranno da impazzire proprio QUELLE due canzoni, perché no? E poi come la mettiamo con la relatività di ogni giudizio estetico?”. No, ragazzi, non diciamo frescacce, ciascuno degli altri 12 pezzi di Auguri Alberta dà in scioltezza e con le mani in tasca tre-quattro giri di campo ai due succitati brani-Tersite, a cominciare dal synth-pop d’apertura di Respira bene, e poi dalla Melo che emana mollemente afrori africani,  per continuare con una Sul vulcano che pare rubata al miglior Daniele Silvestri  (versante intimista) e con l’incalzante titletrack.

E siamo poi a La canzone dei pesci, forse vero capolavoro dell’album, toccante apologo sull’insensatezza dei nostri stili di vita, alternativi o mainstream che siano, forse ispirata, azzardiamo, proprio dal profondo mare dalliano a cui prima si alludeva, non fosse altro che per quei versi volutamente concitati e ipermetrici, e per quei pesci che alla fine del lungo testo (un testo fiume, un testo mare) alla fine sono chiamati a testimoni del nostro confuso arrabbattarci.

Ci sono poi pezzi in cui la voce di Farnedi rivela inaspettate profondità, e succede nei brani un po’ più sofferti (Rocchenroll, e la dolente, sospesa y final Vedrai che passa), episodi che rievocano l’incedere fossatiano di fine anni ’70-inizio ‘80, senza, per fortuna, incantarsi per sei minuti su ogni consonante. Come se non bastasse (ve l’avevamo anticipato che stavamo dalle parti di un disco meraviglioso, no?), c’è un pezzo intenso e forte come Vendemmia che Farnedi eseguì voce e ukulele in una delle scorse edizioni del nostro Concorso L’Isola che non c’era, inchiodando gli astanti per la misurata, ma lucidissima poesia civile che tratteggiava un episodio della Resistenza, a dimostrazione che si può ancora fare, all’occasione, canzone impegnata, senza scivolare in trite retoriche o furbi slogan di rinterzo.
Tra cinematiche aperture strumentali, canzoni ben scritte (anche grazie alla collaborazione di Chiara Benzi)  e ben musicate, guizzi d’intelligenza e di sensibilità che vi toccheranno, Auguri Alberta gira che è una bellezza: è bello starci dentro, e sarà ancora più bello continuare ad abitarlo ancora per molto, molto tempo.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco Giampaoli
  • Anno: 2015
  • Durata: 44:00
  • Etichetta: Brutture Moderne

Elenco delle tracce

01. Respira bene
02. Nuovo Nero
03. Melo
04. Sul vulcano
05. Fammi vedere      
06. Agosto a Cerdanyola
07. Auguri Alberta
08. La canzone dei pesci
09. Rocchenroll
10. Vendemmia
11. Neve
12. Vedrai che pass

Brani migliori

  1. La canzone dei pesci
  2. Vendemmia
  3. Vedrai che passa

Musicisti

Enrico Farnedi: voce, chitarra baritono e tenore, cigar box, sintetizzatore, organo, cembalo, batteria, basso, ukulele, shaker, pianoforte, piano elettrico, chitarra elettrica, tromba, balafon, kalimba, flauto dolce, banjolele, maracas, flicorno  -  Marco Bovi: basso, chitarra acustica, elettrica, chitarra elettrica 12 corde, mandolino, bajo quinto  -  Mauro Gazzoni: batteria, conga, djembè, tamburello basco, wood block  -  Francesco Giampaoli:  drum machine, maraca,  shekeré,  claps, , basso, shaker, chitarra elettrica, guiro, sintetizzatore  -  Andrea Costa:  violino  -  Gionata Costa: violoncello  -  Lorenzo Gasperoni: chitarra elettrica  -  Marco Benny Pretolani: sax tenore  -  Francesco Valtieri: sax baritono  -  Marco Zanotti: dun dun, shekerè, cori  -  Eloisa Atti: voce, concertina  - Riccardo Lolli, Massimiliano Morini, Caterina Arniani, Estrema Riluttanza e Stefano W.Pasquini: cori