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Andrea Amati

Bagaglio a mano

In questi tempi, dove navigare a vista sembra quasi un obbligo, tempi in cui “il confronto diventa guerra di sopravvivenza”, il rischio di perdersi “in fondo a un sogno provato ad inseguire troppo a lungo”,  per chi possiede la sensibilità di Andrea Amati, può diventare una non facile realtà da fronteggiare quotidianamente.

Come sopravvivere, come superare tutto questo?
Guardandosi dentro, e coraggiosamente sbarazzandosi dei pesi del passato, lasciando “tutto indietro” e riprendendo il viaggio sul treno della propria esistenza muniti di un semplice Bagaglio a mano. È abile, Amati, un abilissimo scrittore, che sopra melodie di intelligente leggerezza (che, badate bene, è sinonimo di profondità) scrive testi che spingono alla riflessione sul nostro status di “viaggiatori” in questa unica, complicata, dolorosa e meravigliosa vita che abbiamo a disposizione.

Il titolo dell’album, ci spiega Amati, è tratto dal romanzo Solo bagaglio a mano dello scrittore Gabriele Romagnoli, dal quale ha preso l’ispirazione per la canzone che dà anche il titolo a tutto il suo lavoro.

È un disco fresco, si respira aria pulita, di cui tanto si sente il bisogno.
Ascoltando questo lavoro ci si mette inevitabilmente in viaggio con l’autore dei brani, passando per stazioni dove incontriamo personaggi come Carmen, o Salvo, e siamo lì, proprio lì con loro, e scopriamo che forse, sotto sotto, noi siamo loro. Perché l’artista, nel suo descrivere persone ed emozioni, ci dipinge un mondo intero fatto di tanti pezzetti di noi stessi. Non ci resta così che raccattarli e metterli nel piccolo e leggero bagaglio che ci porteremo dietro, d’ora in poi, nel nostro andare quotidiano. Come “scelta di vita, libera uscita, discesa mista alla salita”. Il senso è tutto qui.

Un lavoro completo, ben fatto, ben suonato ed arrangiato, con musicisti di pregio. Siamo nella stagione “tenchiana”, e ci avviciniamo al periodo del Premio Tenco. Amati in questo suo disco ci regala una vera e propria chicca: una cover de La ballata della moda, una canzone non facile e forse tra le meno conosciute del grandissimo artista genovese. Non è mai semplice affrontare simili mostri sacri, eppure Andrea riesce nella quasi impossibile impresa di offrirci una versione ancora più affascinante di quella originale. Suoni moderni (e modernizzati) e davvero una grande interpretazione per un brano profetico che, in sostanza, ci raccontava più di cinquant’anni fa il rischio di essere inghiottiti nel vortice di chi detiene il potere e ci vuole imitatori e replicanti acefali di ciò che ci viene imposto dall’alto.

Regaliamoci allora l’ascolto di questo disco che ci libera, di canzone in canzone, dei pesi vecchi ed inutili che ci appesantiscono il cammino.
E partiamo.

Foto Ivana Rambaldi

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Massimo Marches
  • Anno: 2018
  • Etichetta: Borsi Records

Elenco delle tracce

01. Mi sono perso
02. Bagaglio a mano
03. Cose
04. Altrove
05. Carmen
06. La ballata della moda
07. Salvo (2017)
08. Bacio Botto
09. Il Muro
10. Verrà il tempo

Brani migliori

  1. Cose
  2. Carmen
  3. Salvo (2017)

Musicisti

Massimo Marches: chitarre, voci, tastiere, programmazioni - Federico Mecozzi violino, viola, pianoforte, tastiere - Marco Montebelli: batteria - Francesco Preziosi: basso - Marco Mantovani tastiere, programmazioni - Elisa Semprini, Marcello Dolci, Daniele Maggioli, Marco Montebelli, Giuseppe Righini: cori