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Claudio Sanfilippo

Boxe

Quando ho finito di ascoltare per l’ennesima volta questo disco, nel mio studio fatto di legno e legni e di respiro di cani e di bicchieri seccati dall’urgenza della gola, di monitor che sono occhi e mi guardano senza vedermi e luci che segnano l’emergenza di questo mio vivere in bilico sulla corda sospesa sulle passione e il pane, era notte e notte perduta per sempre. Un tempo che avrei voluto restituito tale e quale per la meraviglia che ti prende quando hai un libro negli scaffali che resta lì giorni e anni e capita quasi con distrazione che te lo porti al cesso e scopri che son pagine che non avresti dovuto aspettare per leggere e chiedi spazio e tempo al mondo per riguadagnarti alla vertigine del racconto. Così è capitato con Boxe, il disco di Claudio Sanfilippo che, a essere onesti, era una mia scelta consapevole e anche curiosa ma che per la maledizione dell’andar vivendo m’era restato sul tavolo ancora chiuso nel velo trasparente che fa la differenza tra nuovo e usato, una sorta di imene che dichiara la perdita dell’innocenza di un contenitore di pagine o suoni una volta lacerato.

E per ascoltare un cd dice che oggi ci sia il problema che nemmanco i computer hanno più quel piattello che usciva a chiamarlo e che ingoiava i dischi con una lappata. Non m’ero ancora abituato davvero a questa tecnologia e già dice che è stata superata e ora ti puoi versare tutta la discografia di Frank Zappa concentrata in una goccia e puoi fartela cadere nell’orecchio richiamando i titoli solo sbattendo le ciglia. Cosi dicono. L’uomo contemporaneo uccide le tecnologie appena le ha create per darsi l’ebbrezza del presente continuo, dell’abolizione del passato e della storia. E invece in questo libro di storia e di tempo ne corre parecchio. Tutto ruota attorno a una chitarra e una voce chiusi in una stanza a raccontarsi cose, come per Nebraska di Bruce Springsteen ma più pertinente con il nostro immaginario che con il rombo d’auto dalla cubatura infinita lanciate nella notte delle highway.

Canzoni perfette, foto in bianco e nero dove la misura del colore sono le infinite possibilità dei grigi. Amo potentemente questo disco, mi sbilancio sfrontatamente ma a un passo dalle feste e dai panettoni m’è arrivata la suggestione che tutto fosse vero e questo disco fosse il mio regalo per i giorni deputati ai doni da scartare e io che sono da sempre un pacco e ho passato la vita a essere scartato da tutto ho sentito che tra una canzone e un’altra c’era la mia rivalsa. L’incipit è qualcosa che ti obbliga ad ascoltare, a lasciar perdere l’ipotesi di poter lasciare andare i brani continuando a scrivere, che ti pagano quasi a parola e ti vendi a briciole per farti durare di più vivo. “Il libretto di mio padre sa di boxe e spogliatoio…” è la restituzione di una memoria domestica alla memoria condivisa. Dell’odore dell’aringa messa in terrazza nel barattolo. E riconosci gesti tuoi e ti ricordi bambino mentre sedevi sulle assi messe sui vasi di alici salate dove ti sedeva tuo nonno, lì sul balcone, per far peso e spurgare i filetti.

Una chitarra costruita apposta dal liutaio Fabio Zontini e canzoni che coprono un arco temporale che va dal 1981 al 2017. Claudio Sanfilippo è prima di tutto voce, poi sono racconti e immagini a passo di corde e legno e vorrei immaginarmi certi suoi versi cuciti addosso a Piero Ciampi e invece mi tornano piuttosto in mente certe passeggiate di Luciano Bianciardi nella Milano febbrilmente produttiva dei giorni del Boom mentre cerca di battere un altro tempo e ridare dignità alla nozione d’uomo che dovremmo portarci addosso. E allora questo è il disco per chiudere l’anno con la chiave giusta, da portarselo in macchina la notte di capodanno, che io la fine del tempo la passo spesso correndo nell’autostrada deserta e mi fermo a mezzanotte a brindare con gli addetti degli autogrill e quest’anno a tutti sussurrerò “Da queste parti posso battere moneta ma non si vende niente, qui nel mio pianeta, solo raffiche di vento è il commercio del poeta”. Quest’anno Folco Orselli prima e Claudio Sanfilippo adesso mi hanno fatto sospettare che a Milano succedano cose come vorrei capitasse spesso in giro. Grazie a loro e buon anno a tutti.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Rinaldo Donati, Claudio Sanfilippo
  • Anno: 2019
  • Durata: 45:12
  • Etichetta: MRM Records

Elenco delle tracce

01. Boxe
02. Grandi comici
03. Nuvola rosa
04. Prigioniero
05. Il falco
06. Memoria
07. Gli occhi degli animali
08. Riccioli neri
09. Il capitano
10. Come una storia vera
11. L’angelo
12. La terra che c’è in me
13. Cinegiornale
14. Piscinin                

Brani migliori

  1. Boxe
  2. Prigioniero
  3. La terra che c’è in me

Musicisti

Chitarre e voce: Claudio Sanfilippo