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She Likes Winter

Bruises

A sei anni dal primo e.p. A Year in our lives ne son passati di “accordi”  sotto i ponti per i lombardi She Likes Winter. Nati come duo strumentale (Stefano Vietta e Matteo Valsecchi), in pochi anni raddoppiano l’organico adottando testi, consegnati alla voce di Simona Pasculli e l’innesto (al synth e programmino) di Francesco Letteriello. Da quest’albero a quattro rami, germoglia il debuttante Bruises: otto frutti freschi, colti direttamente dalla pianta del post-rock, con piccioli dark e foglioline psych.

Sfogliano il campionario col clima rarefatto di Asynchronica che detta stilemi cardiaci, con battito semi-regolare, mentre la pioggerellina di armonici, all’ingresso del singolo titletrack, sono cerimonieri di un clima etereo filo-spettrale, che infligge fascino aureo e celestiale e che, per certi tratti somatici, prosegue sospensivamente anche nell’algida 09. Diciamo che il dream-trip dei Nostri non stagna in paludi di idee, ma sanno cambiare acque con gran sagacia, altrimenti non si spiega come So come closer sia l’effige di sogni pervasivi semplici ma confermativi di quanto possano stimolare fantasie  su larga scala. Oltremodo abili nel cullare oniricità nel tessuto dell’italica Giselle, con un’elettronica disidratata ma pregna di raffinati sentieri esplorativi, l’ugola di Simona è l’attenta guardiana del bosco incantato in cui ci siamo imbattuti. Invece, radici di sobrietà e cupezza immaginifica attraccano nel terreno di Runaway, sempre ben alimentato da fertile humus esecutivo. Notare, prego, come dalla fluttuante visita a Varsavia, appesi al filo di un prorompente scenario, si possa evincere quanto il ricorso alla minimalità eterea, sia condizione necessaria per elucubrare persino suggestioni visionariamente avanti che, seppur prendendo lezioni dai London Grammar e Sigur Ros, cercano di imprimere una griffe che lampeggia segnali di ricerca: e ciò salterà all’orecchio di chi si accomoderà nel loro mondo.

Prima di riportarci (ahimè!) sulla Terra, Paralysis crogiola la mente in dispersione cosmica  lasciandoci (come il brano) senza parole. Magari, chiudere con uno strumentale è una voluta reminescenza del passato, però i loro step evolutivi gli han permesso di trovare la giusta quadra dopo chissà quante, inevitabili “Contusioni”di prove e miscelazioni scartate: appunto, quelle  Bruises del titolo, mica nominate cosi, per caso.

 

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 43:15
  • Etichetta: Resisto Distribuzione

Elenco delle tracce

01.  Asynchronica
02.  Bruises
03.  09
04.  So come closer
05.  Giselle
06.  Runaway
07.  Varsavia
08.  Paralysys

Brani migliori

  1. Varsavia
  2. Giselle
  3. Bruises

Musicisti

Simona Pasculli: voce - Matteo Valsecchi: chitarra - Francesco Letteriello: synth, drum machine - Stefano Vietta: basso, glockenspiel