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Luciano Chessa

Canti Felice

Luciano Chessa, sassarese, è tecnicamente un emigrato che alla fine degli anni ’90 ha deciso di spostarsi negli Stati Uniti; questa scelta, per un artista abituato a scrivere canzoni in italiano, lo ha posto di fronte ad un dilemma abbastanza urgente, ovvero quello della lingua da utilizzare per le proprie composizioni, dilemma risolto attraverso la scelta di…non scrivere più testi, ma di dedicarsi alla musica tout court e, soprattutto, a diversi generi di sperimentazione sonora. 

Come compositore ha lavorato intensamente realizzando Cena oltranzista nel castelletto al lago per il TRANSART Festival di Bolzano e numerosi progetti per il Performa di New York e per il San Francisco Museum of Modern Art. Al Teatro Colón di Buenos Aires ha presentato una serie di eventi per le celebrazioni del centenario dell'Arte dei Rumori, ha partecipato al PSI International alla Stanford University, con Ellen Fullman e Theresa Wong si è esibito alla CAMH di Houston. Ed ancora, tre concerti al Guggenheim di New York durante una retrospettiva sul Futurismo italiano, leggendo il Manifesto di Marinetti insieme a video di Jen Sachs, con cui ha realizzato due video per la mostra WWI: War of Images-Images of War al Getty Museum a Los Angeles. La sua OFNI (Orchestra of Futurist Noise Intoners) è stata considerata dal New York Times quale protagonista di uno dei più importanti eventi artistici del 2009 ed ha ottenuto diversi sold-out al Museum Of Arts di Cleveland, allo Art Science Museum di Singapore nel 2015 al Berliner Festspiele-Maerzmusik Festival nel 2011. Nello stesso anno Chessa ha diretto la New World Symphony, insieme a Lee Ranaldo nella Biennial of the Performance Arts Performa a New York, per celebrare i dieci anni dell'Art Basel/Miami Beach.

Docente al Conservatorio di San Francisco, fa parte del comitato consultivo di TACET, pubblicazione dell'Université Paris 1 -  Panthéon – Sorbonne, dedicata alla Musica Sperimentale, ed è membro dello Steering Committee del San Francisco Electronic Music Festival. Di fronte a questa impressionante serie di collaborazioni ed eventi artistici e culturali, in una sorta di “angolino”, nascosto ma sempre presente, è rimasto latente il desiderio di tornare a scrivere non solo musica ma testi e, nel tempo, è maturata la consapevolezza del fatto che scrivere e cantare in italiano, anche all’estero, se presentato e proposto in modo adeguato, era assai meno problematico di quanto si potesse credere. 

I primi passi in questa direzione sono stati la traduzione dei testi di Vinicio Capossela, per il suo tour californiano del 2009, poi le ristampe di Peyrano e di Entomologia, album ultraventennali scritti in un contesto di band. Il fatto poi di essere spesso in Europa per concerti e performance ha offerto la spinta finale a questo percorso a ritroso, il cui risultato si trova racchiuso nel nastro di Canti Felice, realizzato con la collaborazione di Pasquale Panella. L’album è rigorosamente diviso in Lato A e Lato B: il primo contiene sette brani originali, il secondo cinque cover, quasi ad indicare il recupero della propria lingua madre attraverso la scrittura diretta e la mediazione di altri autori e nello specifico: Donovan, Syd Barrett, Lucio Battisti, Flavio Giurato, il duo Enzo Carella/Pasquale Panella oltre alla messa in musica, in lingua sassarese, di un brano di Gabriele D’Annunzio.

Quasi in antitesi rispetto al titolo, quello di Chessa è un lavoro meditativo, psichedelico, quasi dark, reso malinconico anche dall’utilizzo di una strumentazione davvero ridotta all’osso: un album che, attraverso suoni “che arrivano da lontano”, enfatizzati dal fruscio del nastro, dai rumori di fondo e dalla realizzazione decisamente lo-fi, pare quasi una trasmissione proveniente da un futuro alieno e non ben definito. Giocano un ruolo essenziale, in questo senso, l’esperienza ventennale con l’elettronica, attraverso la quale l’artista scarnifica i brani esprimendone l’essenza più intima, ma anche l’incontro con autori, anch’essi minimali ed in un certo senso borderline, seppur con stili, approcci e motivazioni molto differenti.

Canzoni, in sé strutturalmente semplici ma che aprono squarci visuali davvero interessanti e figli di un’attitudine consolidata al connubio fra musica ed immagini. Ogni singolo ascoltatore poi può tranquillamente “vedere”, in questi brani, ciò che sente più vicino e proprio.

 

Foto di Melesio Nunez

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Luciano Chessa, Lapo Boschi
  • Anno: 2018
  • Durata: 38:03
  • Etichetta: Peyrano Music/Skank Bloc Records

Elenco delle tracce

01. Il velo
02. Certe volte
03. VSTX MR200
04. La spendura
05. Fiori di plastica
06. Se spirasse
07. Vedutisti sbiaditi
08. Il tuffatore
09. Tra il canneto e il fiume
10. Gabbianone
11. Opel
12. Vocazione

Brani migliori

  1. Il velo
  2. Tra il canneto e il fiume
  3. Opel

Musicisti

Luciano Chessa: voci, chitarre, Sonomatics Aardvark Synthetizer, sonagli