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Paolo Farina

Canzoni in blues, volume 2

Non sono passati nemmeno due anni dal precedente Volume 1 che presentava le Canzoni in blues di Paolo Farina che, ora, arriva il Volume 2 a confermarci la bontà del precedente lavoro. Paolo Farina, come sanno coloro che ne conoscono l’eccletticità musicale (si passa dal cantautorato di Vallone al folk etnico del progetto Etnoritmo oppure alle sonorità prog di un lavoro come Humana prog), ha messo in campo uno stuolo di musicisti eterogenei che, con il loro background musicale, non necessariamente blues, hanno saputo dare un sapore sonoro di adeguata limpidezza alle canzoni scritte (testi e musiche) dal musicista pugliese di origine e milanese di adozione.

La chitarra acustica fa da intro a Mille pezzettini, con un suono slide molto west coast raddoppiato dai fiati in sottofondo. Il suono è sincopato e gioioso, con la voce di Farina a declamare le liriche di un brano surreale (con un piccolo segnale autobiografico…), sostenuto dal suono del trombone e dalle percussioni asciutte e calde al contempo mentre il testo sottolinea il desiderio di mandare tutti… a quel paese, il tutto mentre le note del trombone salutano con garbo. In pieno stile jazzato La cultura ufficiale è una sorta di grido di spavento nell’immaginare il futuro di ciascuno; un futuro che viene forgiato già all’inizio della propria vita, a partire dalla scuola. La voce di Farina appare, in questo brano, con una sonorità quasi “alla Edoardo Bennato”. Il violino, rapido e stringente, propone un assolo delicato, mentre il suono della chitarra acustica tiene alta la tensione, soffice, del brano. Un brano iconoclasta rispetto alle convenzioni ma giocato sui toni bassi e non declamatori, né nel canto che nella sonorità musicale. La chitarra elettrica apre Lupo Nero, una ballata notturna che si rivolge verso coloro che, dall’alto dei loro traffici con il colletto bianco, riescono a stravolgere le vite di migliaia di persone. Una canzone invettiva nei confronti di coloro che non pagano mai il fio delle loro colpe, con l’Hammond che ricama su intrecci sonori creati dalla chitarra elettrica e delle voci del coro. Il finale del testo ricorda le parole conclusive di Master of war di Bob Dylan, mentre l’organo parrebbe voler mettere le sue note come semi nella terra della fossa smossa con le note della chitarra elettrica…

È ancora l’organo ad essere protagonista in apertura di Via Mancinelli, canzone che ricorda la storia dell’uccisione di Fausto e Iaio, a Milano, il 18 Marzo del 1978, con voce, chitarra acustica, batteria, basso elettrico a ripercorrere la storia di un omicidio ancora oggi senza colpevoli. Il testo, come riportato nel libretto accluso al cd, è stato ispirato dal libro di Daniele Biacchessi ‘Fausto e Iaio la speranza muore a 18 anni’ (di Baldini & Castoldi). L’ascolto prosegue con Camilla, storia triste di una persona ‘disadattata’ e fragile raccontata in maniera delicata, con una musica molto incisiva che ben si addice alla struttura del brano. Una storia destinata a non durare e a finire in maniera controproducente.  Una sorta di auto-accusa d’incapacità di essere coerenti nell’affrontare i disagi altrui, al di là di tronfie parole e proclami di uguaglianza e di amore, mentre la chitarra elettrica disegna note accattivanti e ficcanti. Pianoforte e sax tenore arrivano per aprire Quello che sento, ballata intima e delicata con il basso alle spalle a declinare note delicate e quasi nascoste. una canzone da crooner porta con delicatezza e garbo, sostenuta dal ritorno di pianoforte e sax che assecondano la voce con altrettanta levità a cui si aggiunge un violino e una viola in sottofondo.

I suonatori di jazz del sabato sera ha un intro… propriamente jazz, una bella osservazione di quanto avviene in un sound check prima di un concerto, con moglie e amici al seguito, con le prove da portare avanti per essere a punto all’inizio dello spettacolo. Al tutto si aggiunge un bel suono chitarristico e un caldo assolo a cui si unisce il delicato suono del pianoforte suonato dal bravo Mark Harris (qui insieme nella foto in alto). Mezzanotte al bar si apre anch’esso con atmosfere jazz, con il pianoforte ed il sax ad osservarsi e scambiarsi le note. La voce di Farina è morbida ed accogliente, quasi ad invitare a sedersi nel bar del titolo, con le note del pianoforte capaci di creare un’atmosfera morbida, quasi notturna, che rende bene l’idea del luogo e delle suggestioni suggerite dal testo. Un suono demodé, in stile anni ’20 (del secolo scorso ovviamente…) e con la voce filtrata attraverso un megafono, è la cifra di Gigoletta, con banjo e clarinetto a dettare i tempi della storia di una “bella di notte” di cui si raccontano i sogni infranti e la precarietà della propria esistenza. Un testo ed una musica delicati ed efficaci, soprattutto per l’accoppiata inusuale, almeno in ambito italiano, di banjo/clarinetto, con un finale di presunta speranza… Un album coraggioso questo “Canzoni in blues, Volume 2” nel continuum di un periodo di grande crisi del settore musicale. Ma, evidentemente, sono tanti i musicisti che credono in quello che fanno e vivono l’uscita discografica come un atto d’amore nei confronti di un’arte che non può ‘morire’.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Paolo Farina  
  • Anno: 2020
  • Durata: 41:30
  • Etichetta: Musita / Materiali Musicali

Elenco delle tracce

01. Mille pezzettini

02. La cultura ufficiale

03. Lupo nero

04. Via Mancinelli

05. Camilla

06. Quello che sento

07. I suonatori di Jazz del sabato sera

08. Mezzanotte al bar

09. Gigoletta

Brani migliori

Musicisti

Paolo Farina (voce, testi, musiche)  -  Mark Harris (pianoforte mezza coda #7, pianoforte elettrico #8)  -  Massimo Bonuccelli (contrabbasso (#2,5,7,8,9, basso elettrico #3,4)  -  Walter di Serio (chitarra acustica #1, 4, basso elettrico #1)  -  Lele Battista (tastiere, basso elettrico, coro #5)  -  Carlo Palmieri (batteria #3,4,7, percussioni #8)  -  Andrea Manghisi: chitarra acustica #2)  -  Giancarlo Brambilla (chitarra elettrica #3)  -  Tullio Ricci (sax tenore #7)  -  Giorgio Mastrocola (chitarra elettrica #5)  -  Massimo Carrieri (pianoforte mezza coda #6)  -  Antonio di Carlo: (pianoforte verticale #9)  -  Michele “Jamil” Marzella (trombone #1)  -  Angelo Cultreri (organo Hammond #3)  -  Vito D’Elia (clarinetto #9)  -  Feyzi Brera (violino e viole #6)  -  Andrea Ciceri (sax soprano #6)  -  Caterina Crucitti (basso elettrico #6)  -  Il Leta (batteria #6)  -  Silvio Centamore (batteria #5)  -  Donato Pugliese (violino #2)  -  Antonio Conte (organo Hammond #4)  -  Sandro Esposito (percussioni #1)  -  Nicola Boreale (banjo 4 corde #9)  -  Graziana “Jana” Campanella (coro #8)  -  Martina Milzoni (partitura d’archi)  -  Paolo Iafelice (missaggio e mastering)