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Daniele Sepe

Capitan Capitone e i Fratelli della Costa

L’idea di un concerto in piazza, in solidarietà ai cassintegrati Fiat di Pomigliano d’Arco, girava da qualche giorno in rete. Il profilo di Daniele Sepe sui social è ormai un porto di Tortue dove approda una varia umanità, una Mompracen dove trovano rifugio pensieri affilato e idee caracollanti in bilico tra le risate e i vaffanculo. Giovani presi dal Santa Sangre della musica, vecchi residuati di guerre che non vogliamo ricordare, maschi e femmine, alti e bassi, tutti approdano a questa rada e su tutto grava quell’aria di taverna dove sopravvivere non è neppure così scontato. In rete è nata l’idea di quel concerto. La sera del 7 luglio a Piazza Dante i napoletani e anche tutti quelli che, anche seguendo la catena di informazioni che arrivavano dalla rete, si presentano sotto il palco di quella incredibile ciurma sonora.

Si avvicendano decine di musicisti e la piazza risponde con entusiasmo. Da quella serata i corsari aggregati attorno a Daniele Sepe e confusi tra vecchie conoscenze e nuove risorse della scena napoletana, si ritrovano e si misurano con le loro esperienze. Ma se sono pirati tocca prendere il mare. Nel tempo gli amici di Daniele Sepe hanno fatto l’abitudine alle sue cronache marine dal Capitone, il gommone che per tutta l’estate porta il nostro in giro per il golfo, salpando ogni mattina carico di una varia umanità degna di una tela di Bruegel ma più mediterranea e armata di strumenti musicali di rozza fattura e teglie di parmigiana e uomini e donne e capitan Sepe che nuota con la sigaretta accesa in bocca perché alla testa della ciurma bucaniera ci possono solo essere uomini capaci di imprese fuori dalla portata dell’uomo comune. E dalle murate del Capitone arrivano le bordate delle bocche da fuoco dei sax del comandante e note di chitarra, ukulele e mandolino e flauto e nacchere e vaschette di stagnola scampate alla brama del banchetto marino. Per tutta l’estate il Capitone parte alla volta dei flutti in faccia a Napoli e sulla sua tolda si sperimenta e si inventano testi e si trova ispirazione nel granchio sullo scoglio e si ride di quelli della sera prima, in strada, aggrappati allo spritz e alla birra e alla certezza di una madre a casa da giocarsi in caso di qualsiasi necessità.

Da un giorno all’altro, da un arrembaggio a una fuga precipitosa, nasce e si concretizza l’idea di un disco che raccolga quella incredibile polpa sonora. Ai primi climi rigidi, per quanto il comandante continui a postare foto di spiaggia e bagni fino a novembre inoltrato gettando nel peggiore degli sconforti quelli che lo seguono dall’estremo nord della penisola, la ciurma si riunisce in sala di incisione e in un confronto epico di proposte e tranci di pizza e bestemmie e risate e canzoni a pacchi lasciate sparse ovunque. Il Capitone diventa un disco. Sulla splendida copertina campeggia “Capitan Capitone e i fratelli della costa” e tanto vi deve bastare. Una sorta di concept album legato da un brano all’altro a questa attitudine dell’andar sgangherato per mare. Non un disco qualsiasi ma piuttosto una ciclopica opera che racconta la musica a Napoli oggi, dalla canzone d’autore alla sperimentazione. L’ascolto negli anni dei dischi di Daniele Sepe ci ha abituati a non cercare di ricondurre il suo lavoro a un genere o a una pratica classificatoria. Dentro la sua esplorazione sonora cadono tutti i generi e tutte le lingue e questa volta più di prima. Un lavoro corale in cui è difficile compilare serenamente una scheda tecnica, dovendo elencare sessantadue musicisti e un numero di strumenti che, nella sua completezza stordente, sospettiamo anche abbia rinunciato a enumerare tutti gli artifici che hanno consentito di arrivare a questo disco.

Citiamo, pescando dalla ciurma, i nostromi Gnut, Foja, Gino Fastidio, La Maschera, Auli Kokko, Sarà Sgueglia, Mario Insenga, Aldolà Chivalà, 'O Rom, i Collettivo e Quartieri Jazz. Un disco fuori dalla regola di questi tempi. Un’opera imperdibile che, come un film di Tarantino si riempie di ammiccamenti e citazioni, Personalmente ho apprezzato certe atmosfere più intime ma anche un tributo finalmente pagato agli Squallor e a certo narrar per musica che ha radici profondissime nella nostra cultura. Questo disco deve arrivare lontano, il Capitone non ha acque territoriali e nostra patria è l’onda intera. Da non perdere assolutamente.

 

 

 

 

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In dettaglio

  • Anno: 2016
  • Durata: 62:56
  • Etichetta: FullHeads

Elenco delle tracce

01. Prologo – La tempesta
02. Penelope
03. Le range fellon
04. Dalla coffa 1
05. Spritz e rivoluzione
06. L’ammore ‘o ver
07. Le valse du Capiton
08. La chiamavano sanità
09. Dalla coffa 2
10. Jovano
11. Bambolina
12. C’amma ritruvà
13. Dalla coffa 3
14. Me ne vek ben
15. Dalla coffa 4
16. La ballata del Capitone
17. Epilogo - L’isola del Capitone
18. Pusilleco Addiruso

Brani migliori

  1. Le range fellon
  2. L'ammore ‘o ver
  3. Poggioreale mia

Musicisti

Gino Fastidio: voce  -  Claudio "Gnut" Domestico: chitarra, voce, cori  -  Peppe Sannino: congas  -  Pietro Festa: sega musicale  -  Aldo "Aldolà" Laurenza: voce  -  Dario Franco: contrabasso  -  Massimo Moccia: chitarra elettrica  -  Maurizio Capone: percussioni, bicchieri, cori  -  "Nero" Nelson: voce  -  Andrea Tartaglia: chitarra, voce, cori  -  Dario Sansone: chitarra, voce, cori  -  Sara "Sossia" Squeglia: voce  -  Auli Kokko: voce  -  Roberto Colella: chitarra 12 corde, voce, cori  -  Floriana Cangiano: cori  -  Martina Falco: cori  -  Mauro Romano: basso  -  Davide Aftzal: basso  -  Mario Romano: chitarra  -  Emiliano Barrella: batteria  -  Andrea De Fazio: batteria  -  Federico Palomba: batteria  -  Giovanni Schiattarella: batteria, cori  -  Franco Giacoia: chitarra elettrica  -  Paolo Cotrone: chitarra, shamisen  -  Alessandro De Carolis: flauto  -  Alessandro Morlando: chitarra  -  Vincenzo Capasso: tromba, cori  -  Ciro Riccardi: tromba  -  Giuseppe Giroffi: sax baritono  -  Ennio Frongillo: chitarra elettrica  -  Gianluca Capurro: chitarra elettrica, oud  -  Tommy De Paola: piano, Rhodes, clavinet  -  Mattia Cusano: basso  -  Giuliano Falcone: basso, cori  -  Luigi Scialdone: mandolino, cori  -  Enzo Foniciello: chitarra, cori  -  Salvio "Gekò" La Rocca: percussioni, cori, gabbiani  -  Daniele Chessa: cori  -  Francesco Grieco: chitarra elettrica  -  Mario Insenga: batteria, voce  -  Francesco Citera: fisarmonica  -  Biagio Fierro: basso tuba  -  Luigi Esposito: piano  -  Eliano Del Peschio: basso elettrico  -  Massimo Cecchetti: basso  -  Massimo "Blindur" De Vita: armonium  -  Michelangelo Bencivenga: banjo  -  Fabrizio Piccolo: chitarra elettrica  -  Enzo Gragnaniello: bell' azz'  -  Peppe "Spritz" Pianese: cori  -  Adriano "Mandriano" Marino: cori  -  Pierangelo "Pier Macchiè" Fevola: mandolino  -  Costel "Costantinu" Lautaru: fisarmonica  -  Carmine Guarracino: chitarra  -  Carmine D'Aniello: chitarra, voce  -  Emidio Ausiello: percussioni  -  Michele Maione: percussion  -  Roberto Caccavale: basso  -  Laye Ba: voce  -  La Contrabbanda di Luciano Russo  -  Capitan Capitone: sax tenore e soprano, flauto, flauto dolce, bottiglie, frusta, birbinet, kalimba, tastiere, basso, voce, cori