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Pino Marino

Capolavoro

È finalmente uscito il nuovo album di Pino Marino. Ci ha fatto attendere tanti anni, dieci per la precisione, ma certo non delude nessuno il suo Capolavoro. Tutt’altro: lo teniamo tra le mani come un nuovo, prezioso scrigno custode di bellezza. Bello è anche constatare come sia sempre più difficile riferire il suo stile a quello di altri autori, perché questo è solo suo, sua l’impronta ormai inconfondibile di suoni, parole e melodie.

Come già avemmo modo di sottolineare fin dagli esordi di questo straordinario cantautore, Pino Marino si conferma oggi un artista capace di far convivere profondità e leggerezza, l’apparente semplicità a celare complessità di suoni e di pensiero, la qualità dell’opera e la sua “spendibilità” commerciale. Forse, se un “difetto” si può rilevare qui, è proprio su quest’ultimo punto: il tono generale dell’album è un po’ meno brillante, meno accattivante rispetto al passato, cosa che certo nulla toglie alla qualità ma eventualmente a una fruizione più allargata da parte del pubblico che, si sa, è spesso piuttosto pigro.

Pure definita appare la personalissima poetica del cantautore romano, che a dispetto del tempo trascorso lascia cogliere spessi fili di continuità con le composizioni precedenti. Dopo la drammatica schitarrata in minore di apertura di L’amore non ricorda, ad esempio - a nostro avviso uno dei brani più intensi del disco, scritto con Andrea Pesce per la musica -, ritroviamo il vaso, l’acqua e il fiore lasciati anni fa in quel gioiello che è L’acqua e la pazienza (da Non bastano i fiori, 2003) e qui rimescolati in una nuova, struggente metafora: “Se la pazienza ha un limite/dov’è che smette il cuore?/Nell’ultimo centimetro del vaso/l’acqua tiene in vita un fiore”. E soprattutto ritroviamo le briciole di pane, allora sparse come baci da una “tovaglia innamorata”, che diventano oggi la materia prima del pensiero poetico. Il tema è esposto nelle note di copertina dell’autore quando racconta la genesi dei suoi versi: “La mia è [...] una raccolta di briciole in cui ciascuna trattiene in sé l’intero. Alla forma compiuta da cui provengono, capita spesso la sorte di un capoverso”. In questo quadro, brano centrale del disco è Dimenticare il pane, che pur non avendo dato il nome all’album sembra essere una sorta di manifesto, un disvelamento dell’anima segreta che muove le intenzioni di questo lavoro: il pane non va dimenticato, ché è cosa preziosa. Per questo lo sono altrettanto le più piccole parti che lo compongono: sono infatti 150 briciole di pane a far gola a falchi e topi nella moderna, quotidiana “corsa dei mediocri che incorona un caporale”.

Tracce di passi che vengono da lontano le troviamo ancora in Non basterà, in cui vive una natura di alberi e di rami: un tempo capaci assai meglio di noi umani di tendere verso l’eternità (Canzone n. 8, da Dispari, 2000) oppure sostegno fantasioso di banconote al posto delle foglie (Non ho lavoro, da Acqua, luce e gas, 2005), qui ci ricordano invece che bisogna darsi da fare perché nulla è scontato, e “gli alberi fanno radici/come il vento e le ali/ma non per questo amici”.

Parlando di musica, il disco si apre con Il fatto delle cose, che è un saggio di meravigliose concatenazioni armoniche che a chi scrive hanno portato alla mente gli esperimenti musicali di un giovanissimo Paul Simon (sì, ci rendiamo conto della magnificenza del paragone, ma una volta tanto che possiamo permettercelo concedeteci di lasciarci andare...). La voce di Pino Marino, poi, come quella del geniale collega americano, è sempre dolcemente perfetta nel disegnare la linea del canto, anche in un brano impegnativo fin dal titolo quale è Resilienza, forse il solo in cui la complessità melodica è ben chiara a chi ascolta. Qui troviamo ancora, nelle parole, la sacralità delle briciole: “Non ho rubato briciole cadute da una crisi/non ho permesso ai tuoi trenta denari di esser spesi”. 

Musica e parole, strettamente intrecciate ovunque, esplorano talvolta la levità infantile dispiegandosi in filastrocche come Girabondo tra fingerpicking e violoncello; giocano nello swing di Distanza di insicurezza cui il pianoforte imprime un gusto un po’ retrò; si distendono sulle note morbide di L’uomo, l’angelo e il quadrante del mondo, che accompagnano la serie di esortazioni affinché si possa mantenere il difficile equilibrio nella vita, e riuscire a “stare nel temporale/e uscire col sole”; esplodono di tenerezza, con incedere ritmico di tranquilla pedalata, nello sguardo paterno di una scrittura a quattro mani con la sua bambina Nina (“Scusa amore/tu dovresti già dormire e invece/scrivi a bassa voce le parole/che adesso canto io per te”).

Fino a sprofondare in un abisso di evocazioni pasoliniane, con lo stesso titolo Io so che fu del più celebre articolo del grande intellettuale. Una canzone che è una meraviglia di perfezione, suonata dallo staff dei musicisti quasi al completo (Andrea Pesce, Defa, Fabrizio Fratepietro, Margherita Musto, Lorenzo Corti, Roberto Angelini) in un crescendo che inghiotte con la musica e poi ferisce con le parole. Immaginaria dichiarazione post mortem di uno spettrale poeta che “con il mare a mezzo metro/e gli occhiali senza vetro” ci parla in prima persona, con la dolcezza e insieme la crudezza che lo contraddistinsero, esprimendo la sconfitta di qualunque moto di rivolta del pensiero, “per il patto scellerato/che ha mutato il vostro sangue/nell’inchiostro del profitto/per me che ormai sto zitto/e sospendo la vergogna/con la mia mano assente/e il dito del giudizio/non giudica più niente/ché il paese è ormai sconfitto...”.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica:  Pino Marino
  • Anno: 2015
  • Etichetta: Pineta/Angelo Mai/Altipiani - Audioglobe

Elenco delle tracce

01. Il fatto delle cose

02. Non basterà

03. Nina

04. 150 briciole

05. Io so

06. Dimenticare il pane

07. Girabondo

08. Resilienza

09. Distanza di insicurezza

10. L’amore non ricorda

11. L’uomo, l’angelo e il quadrante del mondo

Brani migliori

  1. Io so
  2. L’amore non ricorda
  3. Dimenticare il pane

Musicisti

Pino Marino (Voce/Pianoforte/ Moog/Chitarra acustica ed elettrica)  -  Andrea Pesce (Wurlitzer/Fender Rhodes/Moog/Mellotron/Solina/ Programmazione)  -  Cristiano De Fabritiis-Defa (Batteria/Percussioni/ Programmazione Ritmica)  -  Fabrizio Fratepietro (Vibrafono/ Glockenspiel/Percussioni)  -  Margherita Musto (Violino)  -  Lorenzo Corti (Chitarra elettrica)  -  Roberto Angelini (Lap steel/Weissemborn)  -  Pino Pecorelli (Basso elettrico)  -  Matteo D’Incà (Chitarra elettrica)  -  Angelo Maria Satisi (Violoncello)  -  Giovanni Di Cosimo (Tromba e Flicorno)  -  Ilaria Graziano (Voce)