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Mimmo Locasciulli

Cenere

Nove anni di attesa sono stati necessari per ascoltare il nuovo lavoro di Mimmo Locasciulli, ed ecco Cenere, dodici brani che spaziano su registri musicali diversi, dal pop-rock al folk, al jazz, al blues, in un largo giro d’orizzonte che abbraccia vari generi, come a scandire e riassumere, in un solo album il percorso musicale di questo artista che non ci sta a rimanere ingabbiato in sonorità riconoscibili, e quindi edifica e sovverte, lasciando in chi ascolta il gusto dell’imprevedibilità.

Colui che taluni, a torto, considerano una sorta di De Gregori minore, è invece, e non da oggi,  un musicista a tutto tondo, abile compositore di sonorità accattivanti ed artigiano di testi maturi, ben torniti e mai scontati. E comunque, poiché la timbrica ed una certa impostazione vocale inevitabilmente rimandano al principe della canzone d’autore, ed i percorsi artistici dei due sono costellati di collaborazioni, produzioni e canzoni scritte l’uno per l’altro, l’accostamento, in una certa misura, ci può anche stare, nessuno dei due se ne è mai risentito, e poi Locasciulli non copia, non fa il clone, porta al mulino farina sua, ed aggiunge un’impronta di sonorità poliedriche che nascono come un riflusso istintivo quando le sue mani incontrano le tastiere e gli organi.

Cantautore, musicista, produttore discografico, scrittore e medico, non gli si può chiedere di fare un disco ogni due anni, e sembra vivere serenamente nel suo ruolo di artista part-time, con la licenza di sfuggire alle ritualità ed ai tempi del mestiere, distillando i suoi dischi secondo l’estro e non secondo la necessità.

Cenere è un lavoro molto strumentale, e non perché le parole siano da meno, ma in quanto è musicalmente pregevole e curato, ottimamente arrangiato e denso di collaborazioni e contributi di qualità. Merita di essere ascoltato e riascoltato, affinché corpo e anima di ciascun brano si disvelino poco alla volta, diradando la nebbiolina immaginaria che li pervade, quasi come a proteggerli dal consumo affrettato e superficiale delle playlist. Ed ecco quindi questi dodici brani, che per la loro eterogeneità non possono costituire un concept-album, ma piuttosto una raccolta di inediti contemporanei, dalla buona musica, ben suonata e dai testi accuratissimi, anche se l’ascolto attento rivela che un filo conduttore può ritrovarsi nella dimensione del tempo che passa, nel suo divenire e mutare di segno, nella memoria, che poi costituiscono il tema, in particolare, del brano che dà il titolo all’album, Cenere, pensata quale elemento di transizione, che raccoglie i resti di ciò che arde, dà nuovo impeto a ciò che sotto di essa cova, e nuove storie a ciò che da essa risorge, nonché ultima fermata, nel senso che tutto, alla fine, diventa cenere. I versi ci introducono in atmosfere di sfumata, consapevole nostalgia (eccoci ancora persi in un tempo/che ormai non ci appartiene più/come il fumo della sigaretta/come la cenere che cade giù/e nel tramonto ora non ci sei più”) mentre, per contro, la melodia è leggera e veloce, un tappeto volante che passa in rassegna tempi, fatti, odori, sensazioni.

Il tema del tempo trascorso e del ricordo è presente anche nella seconda traccia, La casa, scritta su una musica country-folk del figlio Matteo Locasciulli, che ha coprodotto l’album, e nel terzo brano, Le regole del jazz, il cui testo è di Enrico Ruggeri. Fra le cose più belle e suggestive dell’album si segnalano La solitudine di un artista, trasognata  suggestione introspettiva dell’artista, straniato nella sua solitudine compositiva (e così la nebbia sale piano piano/e a poco a poco spegne ogni colore/e tutt’intorno è un velo grigio e bianco/e qualcosa si trasforma dentro te”) che, Cinque sei sette otto, metafora della vita che ci impone percorsi, ritmi e spartiti, che noi dobbiamo assecondare, ballare e suonare nostro malgrado, ed Annaluna, struggente melodia dove il tempo e l’amore si mischiano (la mia schiena si incurva e si arrende/alle ingiurie del tempo/ma il mio cuore è ancora lo stesso/e batte per te) il cui testo, scritto dal musicista svizzero  Bune Huber, è stato tradotto e musicato da Locasciulli. Nel brano Columbus Avenue può apprezzarsi la tromba di Fabrizio Bosso, che rievoca lo scenario metropolitano della Grande Mela, mentre nel successivo Amnesia di un momento, ispirata a sonorità folk latine, il testo è affidato a Pacifico. Sono molte ed importanti, lo si è già detto, le collaborazioni che impreziosiscono quest’album, e che abbracciano tutti gli ambiti, musicale, testuale ed interpretativo. 

Arriviamo così agli ultimi brani. Di Ogni volta che piove (testo e musica del figlio Guido Locasciulli) possiamo dire ogni bene, una melodia struggente a dipanare un testo raffinato (“ancora non so/e forse mai lo saprò/perché ogni volta che piove/c’è un sapore d’addio”). L’ultimo pezzo, Il fuggiasco e l’alba, ha un ché di indecifrabile e misterioso, recitato più che cantato, con tromba e contrabbasso a scolpire atmosfere di vaga inquietudine, incardinate sui pensieri di  un uomo che fugge da tutto e da tutti, persino da se stesso. Un brano decisamente inconsueto, che lo si apprezzi o meno è un fatto suggestivo, ma il tutto ha un forte impatto emotivo, anche se possiamo azzardare la previsione che nessuna radio lo passerà mai.

Cenere è un bel disco, che soddisferà le aspettative di chi dà risalto alla musicalità come di chi è più attento ai testi, perché è denso di armonie, suggestioni e contenuti. Un Locasciulli ai suoi massimi livelli, una summa del suo percorso artistico, che non deluderà chi lo acquista.

Foto di Mariangela Ottaviano

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Mimmo & Matteo Locasciulli
  • Anno: 2018
  • Durata: 47:10
  • Etichetta: Hobo

Elenco delle tracce

01. Cenere
02. La casa
03. Le regole del jazz
04. Se mai
05. La solitudine di un artista
06. Cinque sei sette otto
07. Annaluna
08. Columbus Avenue
09. Amnesia di un momento
10. Ogni volta che piove
11. Cercami
12. Il fuggiasco e l’alba

Brani migliori

  1. Cenere
  2. La solitudine di un artista
  3. Annaluna

Musicisti

Mimmo Locasciulli : voce, piano, organo e tastiere – Matteo Locasciulli: contrabbasso, basso e chitarre - Andi Hug: batteria - Massimo Fumanti: chitarre - Giovanna Famulari: violoncello - Marco Di Marzio: contrabbasso, ukulele e mandola - Mattia Feliciani: sax e clarinetto basso -  Jorge Ro: tromba e flicorno - Filippo Schininà: batteria - Manuel Trabucco – sax - Michael Applebaum: tromba