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Beppe Chierici

Cento volte W Brassens

“Caro, non è nel mio corsetto/ che le tue farfalle acchiapperai” 

Di Beppe Chierici avemmo già modo di parlare, sia in occasione dell’uscita del monumentale La cattiva erba (libro e doppio CD) sia nel recensire il suo imperdibile ultimo recital. Non stiamo qua, ordunque, a risbrodolare il riassunto delle puntate precedenti: al lettore distratto o novizio basti solo sapere che questo intramontabile ottantaduenne pubblicò nel ’69 e nel ‘76 due splendidi dischi di sue versioni in italiano di canzoni di Georges Brassens (che lo definì il suo traduttore più bravo), e che del grande chansonnier francese fu amico fedele, tanto che alla morte di “Tonton” Georges nell’81, egli decise, come voto alla memoria, di non cantare più le sue canzoni.

Come per la Lucia dei Promessi Sposi, poi il voto, in anni recenti, è stato sciolto (per fortuna nostra e di Renzo Tramaglino), sicché questo vecchio cuneese giramondo, cantante, attore, ricercatore e regista, ha deciso di rimetter mano alle sue carte e regalarci altre perle, offrendo anche all’odierno  pubblico italiano, che con il francese (popolo e lingua) ha più di un problema, la bellezza dei capolavori di questo gigante della canzone mondiale. E così, passando per l’introvabile Suppliche e celebrazioni (2009) e il già citato La cattiva erba (2013), ecco il nostro Beppe arrivare alla sua personale Quota Cento con questo album che ripropone in versione “ufficiale” per l’etichetta Il Cenacolo di Ares il CD che un paio di anni or sono era stato allegato al suo semiclandestino libro di memorie Un Ulisse da taschino. E ha fatto bene Beppe a voler ristampare questo lavoro, sia per dare giusto corrispondente sonoro al suo commovente recital, sia per dare maggiore visibilità a un disco che lo riporta magicamente a quei due lavori degli esordi prima evocati: gli arrangiamenti di Igor Lampis e Giuseppe Mereu, giocati esclusivamente in chiave acustica e sostanzialmente fedeli agli originali, sono infatti vestiti semplici ma perfetti per questi altri 13 gioielli che risalgono come salmoni il corso dei decenni, attraversando lingue e barriere culturali per farci di nuovo innamorare dell’umanità e dell’intelligenza di quell’uomo che da Impasse Florimont profondeva al mondo la sua immensa arte.

La caratteristica centrale del lavoro di traduzione di Beppe Chierici è la fedeltà al testo originale, il che non significa non prendersi delle licenze, quando necessario, ma rispettare al massimo, oltre alla metrica, il gioco delle rime e delle assonanze interne (impresa già di per sé improba), e financo il tempo metronomico dell’originale, tanto che in coda a qualche pezzo ecco spuntare proprio la voce di Brassens che si appoggia con naturalezza sulla base musicale, a sigillare il tutto. Nella tracklist fanno bella mostra pezzi tra i primi incisi negli anni ’50 da Brassens nello storico formato del 78 giri. Difficile scegliere qualcosa tra tante meraviglie, ma obtorto collo si potrebbe segnalare Filistei (Philistins) con la sua irriverente carica antiborghese, ma anche La sculacciata (La fessée) storia di un corteggiamento impossibile a una fresca vedova davanti al cadavere ancora caldo del marito (ispirato dall’episodio della matrona di Efeso nel Satyricon di Petronio), canzone che oggi, per via di quella sculacciata sulle chiappe dell’inconsolabile vedova, solleverebbe un vespaio di polemiche (ah, le cons!). Vorrei però ricordare anche il delicato bozzetto amoroso de La caccia alle farfalle (La chasse aux papillons), e la finale Babbo Natale e la bambina (Le Père Noel et la petite fille), saccheggiata al tempo da De Andrè per “Leggenda di Natale” (senza citare la fonte, ça va sans dire). Ma dovunque peschiate, in Cento volte W Brassens troverete davvero di che godere, cari amici, a patto che sappiate ancora mettervi comodi su un divano, versarvi un buon rosso, e ascoltare queste parole che sembrano provenire da un altrove perso chissà dove, tanta è la distanza (lessicale, strutturale, culturale) dalla musica che ci gira intorno.

PICCOLA NOTA FINALE: scaramanticamente, il vecchio Beppe fa trapelare che, vista l’età, questo si profila come l’ultimo suo lavoro dedicato all’amato Brassens, tuttavia, conoscendo la fibra di questo piemontese trapiantato nella campagna umbra, siamo sicuri che non ci farà il brutto scherzo di privarci delle restanti 45 canzoni che, volte nella nostra lingua, andrebbero a completare il canzoniere del suo amato Amico e Maestro. E già confidando in tale regalo, ci permettiamo di suggerire a Beppe e ai coraggiosi eroi del Cenacolo di Ares una pubblicazione in vinile, che oltre a essere più consona a queste canzoni, offre il vantaggio, vista la vena torrenziale dei testi di Brassens qui riprodotti in corpo 10 (se non minore), di preservare quel poco di vista rimasta a questo povero recensore (“siccome che so’ cecato…”,  citando la mia conterranea e compianta Anna Marchesini).

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Igor Lampis
  • Anno: 2019
  • Etichetta: Il Cenacolo di Ares

Elenco delle tracce

01. La strada delle quattro canzoni (La route aux quatre chansons)
02. La leggenda della nonna
(La legende de la nonne)
03. La sculacciata (La fessée)
04. La caccia alle farfalle (La chasse aux papillons)
05. La ballata dei cimiteri (La ballade des cimitièrs)
06. Il vento (Le vent)
07. Il montone di Panurgo (Le mouton de Panurge)
08. L’Osteria “Dal Guercio” (Le bistrot)
09. Il cavallino (Le petit cheval)
10. Gastibelza (Gastibelza)
11. Filistei (Philistins)
12. Corna di gnu (Corne d’Aurochs)
13. Babbo Natale e la bambina (Le Père Noel et la petite fille)

Brani migliori

  1. La caccia alle farfalle
  2. Babbo Natale e la bambina
  3. Filistei

Musicisti

Beppe Chierici: voce - Igor Lampis: chitarra classica, elettrica e acustica - Giuseppe Mereu: basso, chitarra classica