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Diodato

Che vita meravigliosa

Diodato ha davanti una strada che lo può portare con le stesse probabilità a riempire i palazzetti e a vincere la Targa Tenco. Gli auguriamo solo quello che merita, che accadano cioè presto entrambe le cose”. Terminavo con queste parole la recensione di Cosa siamo diventati, nel lontano 2017. Considero ancora quel disco il punto più alto della sua discografia e tra i migliori album italiani del decennio.

Che la febbre Diodato sia scoppiata un po' in tutto il Paese è ben visibile dalla quantità di persone che sta riempiendo in questi giorni le presentazioni di Che vita meravigliosa, una folla che lo sta accogliendo colma di affetto e stima: potenza del tanto bistrattato Festival di Sanremo. Che con tutti i difetti che ha, e sono moltissimi a livello culturale/musicale, riesce ancora a stupire per impatto quando un artista valido, con una buona canzone, vince. Era accaduto con Francesco Gabbani ed Occidentali's Karma, accade oggi a Diodato, forse con una forza ancora più dirompente. Fai rumore, brano portato sul palco dell'Ariston, è una buona canzone, non di certo una delle migliori che abbia scritto, eppure sembra essere arrivata al momento giusto, con quel ritornello che esplode in un canto che si è fatto subito comune, e quella sensazione di incomunicabilità che dal piccolo e quotidiano – una coppia che non riesce più a parlare e si chiude nel silenzio – si allarga al grande e sociale. Trasferiamo informazioni tutti i giorni migliaia di volte al giorno, abbiamo tutto a portata di mano per comunicare, eppure quanto davvero raccontiamo di noi agli altri?Quanto facciamo rumore per ciò che ci sta a cuore? Quali sono le storie (non quelle di instagram ma quelle che iniziano con il vecchio c'era una volta...) che ci appartengono davvero e condividiamo?

L'album, per la Carosello Records, si apre con la titletrack e si chiude con Quello che mi manca di te. La fine e il principio, non a caso un po' le due anime del disco, ritornelli di un'immediatezza che quasi spaventa, arrangiamenti classici e di classe. Tutto comprensibile, che arriva diretto sulla superficie della pelle, e complesso allo stesso tempo con pertugi che ti portano giù in fondo, se hai voglia di scendere.
11 brani, canzoni d'amore ma non solo, anche se è certamente nel racconto di tutto lo spettro relazional-emotivo che Diodato dà il meglio di sè: rapporti instabili che tentano una strada in bilico su un burrone, l'assenza che non c'entra quasi mai nulla col saper dimenticare, la stanchezza e la delusione che in un attimo si sono trasformate in potentissima frustrazione e allora lasci andare, la rassegnazione per un amore immenso e finito. Non fanno esattamente questo le canzoni scritte bene? Non ci raccontano come siamo, cosa proviamo, non danno nomi e luoghi alle sensazioni comuni della vita, non ci aprono lo sguardo verso slanci che avevamo solo intuito?
Tra i brani migliori dell'album c'è senza dubbio Alveari, c'è perché è un guizzo che si allontana musicalmente dal suono imperante del disco, mostrando una piccola deviazione, in un elettro-pop con un uso differente della voce e una costruzione che non punta tutto sull'apertura del ritornello, come a volte accade ai brani dell'artista tarantino. E perché sposta più in là lo sguardo d'osservazione, più onirico e meno immediato, più esistenziale e meno intimo.

Diodato è un artista in cammino, e l'embrione di questo cammino era già ben visibile in E forse sono pazzo del 2013, intimo, malinconico, elegante, confidenziale, potente nella vocalità senza perdere intensità. Questo disco, senza gridare inutilmente al miracolo, è un buon album che va a incastrarsi nel miscuglio della nostra musica di qualità, un paio di gradini sopra agli altri. Non è il suo miglior lavoro, ma quando sei su un percorso, quando sei in movimento, non ci sono mai passi indietro, casomai laterali.

Lo hanno già sottolineato in molti, Antonio Diodato ha la faccia pulita da bravo ragazzo, e chi lo conosce lo sa, non sgomita, non urla, non ha cercato banali scorciatoie, ha solo lavorato sodo per raggiungere il suo obiettivo, non ha maschere e non usa giochetti farlocchi, scrive solo belle canzoni. E poi sale sul palco e le canta come se fosse la cosa che ama di più al mondo. E quella passione, per chi sta al di qua del microfono, è una bella aria da respirare. No, certo, non accade a tutti quelli bravi davvero, che hanno passione e tenacia, di vincere Sanremo e ricevere il riconoscimento che meritano, ma certe volte accade...e se tu c'hai creduto dal primo istante in cui lo hai sentito cantare, è bellissimo poterci essere. 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Tommaso Colliva
  • Anno: 2020
  • Etichetta: Carosello Records

Elenco delle tracce

01. Che vita meravigliosa
02. Fino a farci scomparire
03. La lascio a voi questa domenica
04. Fai rumore
05. Alveari
06. Ciao, ci vediamo 
07. Non ti amo più
08. Solo
09. Il commerciante
10. Allora faccio così
11. Quello che mi manca di te

Brani migliori

  1. Alveari
  2. Fino a farci scomparire
  3. Fai rumore

Musicisti

Diodato: voci e chitarre acustiche; Fabio Rondanini: batteria; Daniel Plentz: percussioni; Roberto Dragonetti: basso; Tommaso Colliva: programmazioni; Adriano Viterbini: chitarre; Raffaele Scogna: piano, organo; Domenico Mamone: sax