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Favonio

Compagno di viaggio

Dopo lunga attesa (primi annunci autunno 2016) arriva finalmente nel nostro lettore l’album (nello specifico in cd, ma anche tirato in 500 esemplari in vinile) dedicato dai Favonio, gruppo foggiano con propaggini milanesi (d’adozione), alle canzoni di Luigi Tenco, dove con quel di si devono intendere brani suoi, totalmente o solo parzialmente, a volte frutto di traduzioni, altre volte solo interpretati. La scelta del repertorio è in effetti alquanto singolare: mancano autentici pezzi da novanta che ognuno di noi si sarebbe atteso, mentre fra le potenziali rarità – le non-ovvietà, se preferite – non si è pescato fra le cose, diciamo così, meno commestibili e magari anche contrastate (tipo le cosiddette ballate sociali), procedendo invece, si direbbe, in senso per certi versi diametralmente opposto.

Il primo pezzo, Quello che conta, è in tal senso già da manuale. Lo firmarono nel 1962 Luciano Salce per il testo ed Ennio Morricone per la musica per inserirlo nel soundtrack del film dello stesso Salce La cuccagna, con Tenco protagonista (caso unico). Luigi lo cantava allora (ovviamente l’ha anche inciso) e qui i Favonio ne offrono una versione ben calibrata, fragrante, tra i vertici del cd, in una versione che definiremmo à la De André, specie nell’uso, gravissimo, che della voce fa Paolo Marrone. Per assonanza, lo affiancheremmo a Un giorno dopo l’altro, questo sì fra i capolavori di Tenco (l’unico reale del disco?), peraltro in una versione in cui lascia un po’ perplessi, in particolare, la scelta di alternare il testo originale con quello inglese (di tale Earl Shuman), laddove ne esisteva quello in francese, Le temps fils ses jours, che lo stesso Tenco cantava (i meno giovani lo ricorderanno) come sigla di una delle varie serie del Maigret televisivo.

Visto che siamo in tema di Tenco “integrali", diciamo che tutti del cantautore ligure-piemontese sono i brani fra il secondo e l’ottavo (alternate del sesto). In Com’è difficile si decide di inserire parti in napoletano (Mimmo Borrelli), Io sono uno è sloganistica come da copione (con E se ci diranno e Ognuno è libero compone un trittico di brani del tardo Tenco volto a cavalcare l’onda della cosiddetta “canzone di protesta” – semplifichiamo, perdonateci – che non ci ha mai convinto, rispetto alle citate ballate sociali o alla capostipite Cara maestra), Una brava ragazza e Angela si difendono egregiamente, mentre Guarda se io, non certo fra gli indispensabili tenchiani, è esaltata dall’alternarsi tra la voce di Marrone e quella di Charlotte Ferradini (figlia di Marco). Non male neanche Ah.. l'amore, l'amore, anche se iniziano a pesare un po’ le scelte operate, il peso specifico – appunto – di quanto inserito rispetto a quanto lasciato fuori. E’ ovvio che ogni scelta, su questo piano, va rispettata, ma anche discussa, soppesata, e allora è evidente che certe canzoni a discapito di altre, da tenchiani incalliti, un po’ ci lasciano interdetti.

Si prenda la sestina di brani che segue: a parte Se sapessi come fai (di Un giorno dopo l’altro abbiamo detto), nessuno è interamente di Tenco. Fra gli autori di Come le altre (cioè Toi), c’è Boris Vian, è vero, ma basta? Non stiamo mica parlando del Déserteur (guarda caso rivisitata da Tenco in Padroni della terra)… Ancora: la versione di Triste sera, bella atmosfera, raffinata, musica di Gianfranco Reverberi e testo di Tenco, non convince del tutto, Non so ancora risale addirittura alla preistoria tenchiana, quando il Nostro si faceva chiamare Gigi Mai (perché non credeva ancora del tutto in ciò che faceva), per non parlare di Yeeeeeeeh! dei Primitives, di cui Tenco è semplicemente coautore (con Bardotti) del testo italiano. Curiosità, certo, anche gustose, ma magari per un’integrale, un cofanetto, forse non un singolo album in cui i brani tutti di Tenco sono alla fine solo la metà (in Yeeeeeeeh! a un certo punto pareva dovesse intervenire Mal, ma poi evidentemente non se n’è fatto nulla).

Detto che chiude il cd una sorta di appendice al precedente album dei Favonio, Parole in primo piano, tutto dedicato a testi di Alba Avesini musicati dai pugliesi (come accade appunto qui in Compagno di viaggio), opteremmo dunque per sospendere il giudizio sull’operazione, encomiabile, certamente, per arrangiamento e parte strumentale in generale (non ne abbiamo parlato, ma è uno dei punti di forza del disco) e anche per l’ottica, certamente personale, che ha determinato le scelte di repertorio. La nostra impressione, opinabile quanto si vuole, è tuttavia che, anche in rapporto alla stima che nutriamo per i Favonio, si sarebbe potuto anche fare di più. Parere del tutto sindacabile, l’abbiamo detto.
Foto di gruppo a cura di Renzo Chiesa

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Favonio
  • Anno: 2017
  • Durata: 48:30
  • Etichetta: Believe / Self

Elenco delle tracce

01. Quello che conta
02. Com’è difficile
03. Io sono uno
04. Una brava ragazza
05. Angela
06. Guarda se io
07. Ah.. l'amore, l'amore
08. Guarda se io (alternative version)
09. Come le altre (Toi)
10. Se sapessi come fai
11. Triste sera
12. Un giorno dopo l'altro ( One Day Is Like Another)
13. Non so ancora
14. Yeeeeeeeh! (I ain’t Gonna Eat Out My Heart Anymore)
15. Compagno di viaggio

Brani migliori

  1. Quello che conta
  2. Guarda se io
  3. Se sapessi come fai

Musicisti

Paolo Marrone: voce  -  Antonello Del Sordo: tromba -  Mimmo Petruzzelli: sax tenore, contralto, soprano e baritono  -  Michele Carrabba: sax tenore, soprano e baritono  -  Lucio Pentrella: chitarre  -  Luca Sanguinetti: tastiere   -  Giovanni Mastrangelo: basso elettrico, contrabbasso  - Giuseppe Guerrieri: batteria  -  Piernicola Morese: percussioni
Ospiti: Angelo De Cosimo: viola in 01 e 08  -  Paola Magosso: arpa in 01  -  Mimmo Borrelli: voce in 02  -  Charlotte Ferradini: voce in 06  -  Erica Mou: voce in 10  -  Jack Jaselli: voce in 12