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Fabrizio Consoli

Con Certo Jazz (Live from the heart of Europe)

È palpabile l’esperienza, l’eleganza risolutiva, l’estro concettuale nel nuovo album di Fabrizio Consoli, che come titolo ha scelto Con Certo Jazz (Live from the heart of Europe). Sono doti che di certo non le scopriamo oggi e che continuano ad alzare l’asticella artistica dello chansonnier meneghino. Conscio dei propri mezzi, Fabrizio usa il talento per dare l’encomiabile esempio di riportare qualità tra gli spartiti per farli durare più a lungo, possibilmente in eterno. D’altronde, è così che dovrebbe essere concepita non solo la musica ma l’arte tutta, con opere che restino, la cui discussione sia traghettata di generazione in generazione e non farsi tentare da quel vincere facile che si sgretola in sei mesi, senza che nessuno poi se lo ricorda più.

Per dare seguito, dopo quattro anni, al pregiato concept-album 10 (incentrato sui dieci comandamenti) cala la seconda carta live della sua carriera con un set finissimo di 12 brani, registrato nel 2018 in gran parte a Zurigo e in parte nella provincia torinese. “Con certo jazz” suscita uno squisito effetto-domino d’ascolto, poiché un brano tira l’altro ed ognuno miniato da un’elevata tecnica e da forbita miscellanea di suoni world, cantautorali e ovviamente jazz. La sfilata del gusto parte dalla carezza del sax di L’innocenza di Giuda che fa da apripista ad un lungo ed elegante eloquio, servito in una dozzina di fette esecutive impastate con tocchi degni di nota. E ciò succede quando c’è La cultura etno, un Credo gitano-jazz, poiché lui è Il maestro che si immola ad aedo empatico e nel cui tracciato risuona la Sirena cantautorale raccolta e ponderativa. Invece, Maria e La fidanzata perlustrano terreni folk, nei quali il “fattore” Capossela ha già spianato ettari di campo fertile e prontamente fertilizzati e fecondati dal Nostro che, comunque, mette in atto la sua personalissima Revolucion con tanto aroma tex-mex e Camera con vista dagli orizzonti stilosamente intimistici e ricamati dagli ottimi compagni di viaggio, citati qui a fianco nei crediti.

Con un invidiabile background alle spalle, costruito con collaborazioni chitarristiche insieme a PFM, Finardi, Alice, più due presenze a suo nome al Festival di Sanremo e firma di hits per Dirotta su Cuba e Finardi, è quasi un trentennio che Consoli tiene alto il vessillo solista con lavori curati, nitidi, cangianti, frutto di un impegno creativo cesellato con dettagli che lasciano un segno. Amato e corteggiato da mezza Europa (vi basterà andare sul suo sito per vedere le quantità di date e di riscontri che riceve), chiediamoci se l’Italia finalmente sia in grado di attribuirgli la piena consacrazione, visto che lo meriterebbe ampiamente già da un pezzo. Ecco, è questo il punto: domandiamoci perché non sia ancora avvenuto e, magari, rimediamo alla svelta, prima che si verifichi l’ennesima fuga di cervelli finché vigerà l’inspiegabile pregiudizio del “Nemo propheta in patria”.

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 74:33
  • Etichetta: Vrec Music Label

Elenco delle tracce

01. L’innocenza di Giuda
02. La cultura
03. Credo
04. Ultima cena
05. Il maestro
06. Sirena
07. Maria
08. La fidanzata
09. Partir
10. Revolucion
11. Martina
12. Camera con vista

Brani migliori

  1. Credo
  2. Revolucion
  3. Maria