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Andrea Poggio

Controluce

Se pensavate che Paolo Conte fosse l’unico cantautore, o almeno il più noto, a esercitare la professione forense, con l’artista di oggi aggiungiamo un nuovo tassello a questo strano elenco. Si può dire infatti che Andrea Poggio viva di musica in due forme diverse e non strettamente complementari: quella del cantautore e quella di avvocato specializzato nel campo del diritto d’autore e dello spettacolo.

Professione a parte, dopo un progetto in inglese con il gruppo Green Like July che ha visto la pubblicazione di due album (Four-Legged Fortune e Build a Fire, usciti rispettivamente nel 2011 e 2013) Andrea Poggio sta iniziando a muovere i passi nel territorio della canzone d’autore e a far parlare di sé grazie al suo primo album in italiano dal titolo Controluce. Così spiega l’autore la scelta del titolo del disco: “In primo luogo è una scelta fonetica: Controluce è un termine corto e suona bene. Tuttavia c’è anche un significato più strettamente musicale dietro la scelta di questo titolo: credo che Controluce sia un po’ il punto di equilibrio tra le due anime del disco, quella se vogliamo più sperimentale e quella invece più tradizionale”.

L’album, che è entrato nella cinquina del Premio Tenco 2018 per la categoria “Opera prima”, è stato accolto positivamente in maniera pressoché unanime dalla critica musicale fin dalla sua uscita alla fine del 2017. Se la “critica” sembra quindi premiarlo, il pubblico sembrerebbe invece fare più fatica a inquadrare il cantautore di Alessandria. Scritto nell’arco di tre anni, registrato e mixato tra Milano e New York da Eli Crews (produttore, per citare solo due nomi, di Yoko Ono e dei tUnE-yArDs), masterizzato infine sempre a New York da Greg Calbi (anche qui i nomi tutelari che si sono avvalsi delle competenze di quest’ultimo come ingegnere del suono si sprecano: da John Lennon a David Bowie, passando per Bob Dylan). Per quanto riguarda invece i musicisti che hanno partecipato alle registrazioni del disco, oltre agli italianissimi Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro e Adele Nigro, figura anche Yoko Morimyo, violinista di origini giapponesi ma trapiantata in Italia (qui nella foto). Un disco ‘cosmopolita’ si potrebbe allora dire, tanto sotto l’aspetto della produzione quanto per quello strettamente lirico-contenutistico. “Controluce” è infatti un disco ambientale (senza alcuna allusione però verso il concetto di ambient music portato al successo da Brian Eno) nel senso che buona parte delle canzoni contenute nell’album ruotano intorno alla descrizione di ambientazioni fortemente urbanizzate (Controluce, Miraggi metropolitani e Vento d’Africa). È lo stesso Andrea Poggio a dichiarare infatti in un’intervista di aver scritto “brani che parlano per la maggior parte della Pianura Padana”.

Anche se non è mai citata esplicitamente, si può riconoscere tra le righe dei testi la caratterizzazione di una città metropolitana come Milano, dove attualmente il cantautore risiede. Non manca tuttavia lo spazio nel disco per cantare di luoghi e tempi in qualche modo antitetici a quelli della città (Mediterraneo, attualmente secondo singolo estratto, il cui titolo ha riportato alla mente, in chi scrive, l’omonima Mediterranea dei Duran Duran). La diversità delle ambientazioni è tuttavia tenuta insieme da un minimo comune denominatore temporale: quello della quotidianità e delle esperienze ad essa legate; una quotidianità che sta prendendo sempre più piede nell’immaginario lirico dei cantautori degli ultimi anni. Interessanti poi i riferimenti musicali percepibili all’interno del disco, primi fra tutti i Talking Heads e la Kate Bush di inizio anni ottanta anche se non mancano però strizzate d’occhio a nomi del panorama italiano quali Morgan e Baustelle. Tra le particolarità del disco spicca la totale assenza di chitarre negli arrangiamenti. Un disco e un artista la cui forza e bellezza risiedono nella necessità di un ascolto prolungato, interrotto cioè ma ripetuto nel tempo, per poter apprezzare a pieno le canzoni e le emozioni da queste evocate. Ad ascoltarlo una sola volta si rischia di non cogliere tanto l’eleganza e la delicatezza (in primis vocale) quanto il lavoro e la ricercatezza musicale che muovono il disco. Ma questo non deve sorprendere, è un sintomo che il nuovo (?!?) in musica – per non parlare di chi si avventura in qualcosa di originale o fuori dagli schemi - fa fatica ad essere apprezzato al giorno d’oggi. Quello che sta emergendo sempre di più, specie nelle generazioni nate dopo gli anni Novanta, è che questo “nuovo” pubblico probabilmente non è abituato a ricercare e ad andare oltre la confort-zone musicale.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Eli Crews
  • Anno: 2018
  • Durata: 27:00
  • Etichetta: La Tempesta Dischi

Elenco delle tracce

01. Controluce
02. Addormentarsi
03. Fantasma d’amore
04. Mediterraneo
05. I turisti
06. Vento d’Africa
07. Miraggi metropolitani
08. L’autostrada
09. Ave Maria

Brani migliori

  1. Mediterraneo
  2. Miraggi metropolitani

Musicisti

Andrea Poggio: voce e sintetizzatori  -  Eli Crews: basso e sintetizzatori  -  Sebastiano De Gennaro: percussioni, batteria e vibrafono  -  Enrico Gabrielli: fiato, piano, tastiere e sintetizzatori  -  Yoko Morimyo: violino  -  Adele Nigro: voce