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Visconti

Dpcm

Quando effettueremo un bilancio ‘artistico’ definitivo sugli effetti generati dal lockdown, sono convinto che (paradossalmente) si vedranno dei benefici. Ripeto, sto parlando solo di questioni “artistiche”, perché per tutto il resto i danni reali e collaterali sono stati gravissimi, sia in termini di perdita di vita umane, di aziende che hanno chiuso, per non parlare degli strascichi emotivi che hanno causato e di cui molti non se ne libereranno facilmente. Parliamo di arte quindi, e lo facciamo dicendo che questo cambio di paradigma sulle nostre vite, una sorta di tempo sospeso, ha dato modo a tanti artisti di riprendere idee rimaste nel cassetto, ristrutturare progetti per formare nuove band, scrivere nuove cose. È un discorso generale, certo, ma dovendo raccontarvi di Dpcm, debut-album del giovane cantautore-polistrumentista Visconti (Valerio), ecco che possiamo inserire anche lui in questa riflessione.

Iniziamo col dire che alla verde età dei vent'anni è riuscito a sfornare sette brani dalle tematiche acide e profondamente concettuali, e questo rappresenta un'autentica bella sorpresa. Se è pur vero che, nella quadratura d'insieme, ha operato la mano sapiente di Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori), Visconti se la canta e se la suona tutta in solitaria, senza l'apporto di altri musicisti: altro dato rimarchevole, no? Un disco rabbioso, velenoso, nel quale scalpita l'accensione del suo fuoco generazionale ma con l'impeto di uomo vissuto, che vissuto non lo è ma sfoggia, comunque, una maturità spiazzante. D'ispirazione brechtiana, il via lo dà con La morte a Venezia, ornato di quel sano nervosismo che serve all'efficacia ritmica; poi, l'ombra degli Interpol aleggia nel piglio strumentistico di Narcisi sbagliati, mentre nell'afflato cantautorale (alla Franz Ferdinand) di Le idi di marzo ci consegna un Visconti disinvolto e sicuro dei propri mezzi espressivi. Invece, il tremendo piglio del singolo Ammorbidente, mescola british e punk con efferata gagliardia ideologica. Non è roba per Poeti? Mica vero! Qui senti l'abrasione testuale che arriva dritto all'anima senza ricorsi alla rima facile o al dotto ammiccamento e quella scritta che ci ha stordito all'inverosimile Dpcm, in epoca pandemica, è la titletrack asfissiante che mette in scena dure invettive per i molti “obblighi” a cui siamo stati costretti (senza voler entrare nel merito di quanto fossero “necessari” o “dittatoriali”, anche se Valerio in questo brano propende decisamente per la seconda... Tira il fiato nella conclusiva Nulla mi urterebbe più, con una post-noise ballad dall'aria svagata ma, tuttavia, sferzante. Consumato il menù, quello di Visconti resta un tavolo apparecchiato di rabbia verso tempi dispari, narrative ingannevoli e un alto rischio volto a manipolare il popolo. Insomma, un summit da non declinare per gridare insieme un riscatto onesto, doveroso e dovuto. Prima che sia troppo tardi.

Foto di Fabio Copeta

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Giulio Ragno Favero
  • Anno: 2022
  • Durata: 25:31
  • Etichetta: Dischi Sotterranei

Elenco delle tracce

01. La morte a Venezia
02. Narcisi sbagliati
03. Le idi di marzo
04. Ammorbidente
05. Poeti
06. Dpcm
07. Nulla mi urterebbe più

Brani migliori

  1. Narcisi sbagliati
  2. Ammorbidente
  3. Dpcm

Musicisti

Valerio Visconti : tutti gli strumenti - Enrico Milani: violoncello in Nulla mi urterebbe più