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Equ

Durante

È un continuo spiazzamento quello a cui ti costringono gli Equ, band romagnola con una partecipazione al Festival di Sanremo alle spalle, uno al Premio Tenco e un Premio Bindi e un Musicultura vinti. Quattro album, quattro cambiamenti di formazione - anche se con due punti fermi come Vanni Crociani e Gabriele Graziani - con (quasi) altrettanti cambi di sonorità. Se all’inizio ci si muoveva tra i tranquilli flutti di un certo pop radiofonico (seppur venato qua e là da riferimenti più autorali), a poco a poco Vanni Crociani (autore da sempre delle musiche) si è spinto verso uno strano incontro tra musica minimalista (tra Reich e Satie) ed elettronica post progressive (Liquido e Un altro me). Oggi le cose cambiano ancora. E questo Durante, come si diceva, spiazza perché Crociani - da sempre amante delle orchestrine - rifugge il pop, il rock, il prog o la musica minimalista (assistiamo solo ad un omaggio a Philip Glass nella splendida Anna allo specchio) per immergersi in un groviglio di stili che risentono delle amate tradizioni romagnole e popolari (qua e là echi di Nino Rota e Capossela), della canzone d’autore con venature persino jazziste (bellissimo l’inserto sax ne Il giardiniere di Recanati) e ritmi sudamericani. Il tutto suonato magistralmente come in un live (e d’altronde, come si dirà, "Durante" nasce come spettacolo teatrale), in cui le partiture hanno ben più importanza del lavoro di post produzione in studio. Se l’uscita di Alessandro Fabbri e Michele Barbagli tolgono quel mood più prettamente rock che aveva caratterizzato l’ultimo lavoro, l’entrata di nuovi straordinari musicisti permette a Vanni Crociani di esplorare generi musicali finora lontani alla band.

Fin qui la musica. Quello che tutto sommato è cambiato poco dall’esordio è l’idea di canzone (e di poesia/letteratura) che da sempre affascina il paroliere e front-man Gabriele Graziani. Fin dal suo esordio a Sanremo, Graziani ama giocare con lo sfasamento semantico, da una parte, e l’idea di concept album e teatro canzone, dall’altra. Se il tutto era ancora ai primordi nel primo disco eponimo (con piccole perle come “Conosci te stesso? No, con gli estranei non parlo mai”, L’idea); a poco a poco Graziani ha preso consapevolezza dei propri mezzi, cercando per i dischi successivi una storia su cui far girare i propri testi (in Liquido si racconta la morte del protagonista fino alla sua rinascita; in Un altro me incontriamo un barista che scopre a poco a poco di essere stato - in un passato o in altra vita? - un pittore che per amore della sua arte uccide la propria compagna. Ne parlavo qui) che poi Crociani ha il compito di musicare sapientemente. Va detto che i nuclei tematici di Graziani sono rimasti pressoché immutati nel corso del tempo: un "IO" solipsista che riflette sulla propria esistenza; l’immaginazione (ma sarebbe meglio dire l’inconscio e il sogno) che irrompe nella vita di tutti i giorni, facendo perdere il senso della certezza del concreto; la poesia come unica forma, quindi, di possibile conoscenza del reale. Sono temi che ritroviamo anche in questo affascinante e ricchissimo "Durante", opera liberamente ispirata alla Commedia dantesca, commissionata dal Ravenna Festival (e poi portata in scena con il grande attore e regista Ivano Marescotti, nella foto in alto con Graziani) che vede la preziosa collaborazione dello scrittore Eugenio Baroncelli (con Graziani già nel progetto Punto e virgola). 

"Durante" è, quindi, un vero e proprio esempio di teatro-canzone che si tramuta in concept album nel momento in cui viene riprodotto su cd. In Durante - da leggersi tanto come nome di battesimo di Dante Alighieri che come preposizione impropria - il protagonista si sveglia con un buco in testa, inizia così il suo personale viaggio all’Inferno, quello verso i suoi pensieri più reconditi (ecco l’inconscio e il sogno); a poco a poco il buco si trasforma in bernoccolo (il Purgatorio), le idee prendono insomma forma pur restando sempre ancora nel campo dell’inconoscibile; poi il bernoccolo sparisce e il protagonista è guarito (il Paradiso), le idee inconsce hanno finalmente incontrato la realtà. Un’opera, come si può capire, surrealista, ma anche sul realismo. Ci imbattiamo così nei più disparati personaggi che vivono l’Ombra di Graziani, da Leopardi che taglia la siepe per fuggire finalmente dall’immaginazione e vedere la realtà (peccato mortale - che, detto per inciso, il buon Giacomo mai avrebbe fatto - perché porta alla distruzione della poesia stessa e quindi dell’unica fonte di conoscibilità del reale, come detto), ai personaggi delle fiabe vittime di giochi di parole; ad Anna che si guarda allo specchio non capendo se è lei o il suo doppio (vittima del suo stesso palindromo); al sarto costretto a misurare e a cucire la “vita” (una polisemia che può portare all’anfibologia, cioè a una doppia chiave di lettura). Sono tutti personaggi che escono dalla testa del protagonista (o per meglio dire, vi risiedono) e che hanno in comune l’impossibilità di vivere pienamente la propria vita. Se la realtà non è conoscibile tanto vale rifugiarsi nella triade sogno-immaginazione-inconscio. La realtà verrà, quindi, solipsisticamente ricreata nella testa del protagonista stesso. Come Dio aveva dato ad Adamo il dono di dare il nome alle cose, così il protagonista avrà l’occasione di crearsi un nuovo linguaggio. E sarà anch’esso surrealista. Chi, quindi, prende per meri giochi di parole (puro divertissement) il lavoro testuale di Graziani credo non colga che è proprio la parola che assurge a elemento essenziale per trasformare un reale che non si vuole comunque conoscere (e varrà qui di sfuggita dire che certo quello che il paroliere fa è un gioco al limite del pericoloso, perché se il più delle volte le cose funzionano alla grande - “Ci credi tu alla vita dopo l’amore/ dopo la morte cosa c’è?” - altre volte lo scivolone può essere dietro l’angolo - “Cappuccetto rotto, storia di un preservativo”, così come il rischio di eccedere in un eccessivo "barocchismo"). 

Come già accadeva negli altri dischi, quello che alla fine però emerge come elemento salvifico (la vera Beatrice) e, paradossalmente, altamente pericoloso per l’Io che vuole rimanere nel suo guscio protettivo, è l’Amore. Solo Lui (come se fosse un’entità materiale) può distaccare il protagonista dall’abbraccio tanto mortale quanto consolatorio della triade sogno-immaginazione-inconscio e riportarlo su un piano di realtà. Anche se questo vuol dire soffrire, anche se questo vuol dire, paradossalmente, impazzire. E non certo casualmente l’Amore viene il più delle volte ricondotto esso stesso a gioco solipsistico, tanto che l’amore non si fa, meglio immaginarlo. Il Paradiso quindi non si dà alla fine della vita, non si dà all’esterno della vita, ma - appunto - durante la vita stessa. Il protagonista da una parte vuole continuare a guardare dal “loggione questo mare”, dall’altra sa bene che “se non sei pazzo d’amore sei pazzo davvero” per cui “per tutti l’inizio è la fine se manca l’amore”.

Un lavoro che si presta a tanti piani di lettura (e il mio è uno solo dei possibili, ovviamente) e che, come dicevo all’inizio, può portare allo spiazzamento (di chi conosceva i precedenti lavori degli Equ)... ma, per dirla alla Graziani, inevitabile, perché chi sta troppo nella stessa piazza alla fine mente! 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Gabriele Grazini e Vanni Crociani 
  • Anno: 2019
  • Durata: 54.00
  • Etichetta: Egea

Elenco delle tracce

01 Dopodichè 

02 Il giardiniere di Recanati 

03 Con i se con i ma,

04 Cucù, 

05 Il quanto 

06 Il cantastorie,

07 Anna allo specchio

08 Il sarto

09 Manca il blu 

10 La rosa bianca

11 Beatrice

12 Durante

Brani migliori

  1. Dopodichè
  2. Il giardiniere di Recanati
  3. Anna allo specchio

Musicisti

Gabriele Graziani – voce Vanni Crociani – pianoforte e tastiere Amedeo Santolini – chitarre Alessandro Padovani – contrabbasso, basso elettrico Mirko Berlati - batteria, percussioni, clarinetto Fabio Cimatti - sassofoni Giacomo Toschi - sassofoni Andrea Batani - trombone, glockenspiel Alessandro Falancia basso tuba