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Lorenzo Palmeri

Erbamatta

Ammaliante: questa è la definizione migliore che viene spontanea al termine degli ascolti di Erbamatta, il secondo lavoro di Lorenzo Palmeri, designer di spicco della scena milanese ed artista eclettico. Un lavoro di straordinaria forza musicale ed emotiva pur essendo, paradossalmente, permeato di suoni tenuti volutamente a freno.

Dopo Preparativi per la pioggia si attendeva il secondo lavoro dell’artista milanese che, come sempre accade, è un po’ la cartina al tornasole della capacità di replicare la qualità del primo lavoro. E Palmeri non solo bissa in qualità la sua prima uscita discografica,  ma la replica moltiplicandola in maniera esponenziale. I suoni sono ricchi e mai scontati, variegati, intrisi di più strati sonori e di lettura musicale, con le tastiere che ricamano vere e proprie suggestioni capaci di richiamare immagini racchiuse tra i ricordi dei suoni degli anni ’80 e quelli di un futuro ancora da costruire. Le liriche sono quasi minimaliste ma ricche di intensità e voglia di comunicare, dense di immagini e di richiami interiori. Memorie selettive è l’inizio che ti aspetti, quasi la prosecuzione del capitolo precedente. È armonia e senso del passato e del ricordo. Nostalgia allo stato puro, cantata con dolcezza ed intensità con il supporto del bravo Pacifico alla voce. Bello il gioco sonoro della tastiera suonata da Palmeri e della chitarra del talentuoso - qui a destra nella foto - Davide Ferrario (se suona, tra gli altri, con Battiato – oltre ad essere un bravo cantautore - un motivo ci sarà…). Luce della sera, ad esempio è da seguire con attenzione, in particolare nel gioco della costruzione delle armonie della tastiera, ficcante ed intrigante; densa e sognate, limpida e totalizzante. Uno sguardo sulla città e sul sé di ciascuno che la metropoli vive e, spesso, subisce. Un brano in bianco e nero che si colora con il suono delle tastiere volta a mantenere una sorta di filo conduttore del climax del brano.
Cosa vedi tu? è un brano giocato sulle domande, sulla ricerca di risposte al senso dell’amore, il cui suono si regge sul basso suonato dall’altrettanto bravo Saturnino (giusto per dire i musicisti presenti nell’album…). Un brano che esplode ed espande sonorità con spiccate visioni anni ’80, rigenerate da un modo di proporle completamente rinnovato. Atmosfere demodè e di origini british che si ricollegano ad un percorso musicale ritenuto, a torto, dimenticato dai più. Scrittura automatica sarebbe piaciuta al Battiato di Orizzonti perduti per la sua capacità di penetrare le parole, rendere vivo ed essere “didattici” senza apparire presuntuosi. Un suono ricco, pieno, eppure semplice e morbido, con una costruzione melodica “nascosta” che sorregge il brano. Il punto si apre con voce e piano solo, subito raggiunti ed appaiati dal suono delle tastiere e dalla costruzione di un suono “obliquo” che ben si accompagna alle liriche cantate che, riascoltandole bene, sono molto più profonde di quanto al primo ascolto possano apparire. La presenza della chitarra di Davide Ferrario è ben presente in Gli anelli di Saturno, brano che volge lo sguardo verso l’alto per avere consapevolezza della nostra piccolezza all’interno dell’universo. Un buon rock tenuto a bada per non uscire dalle righe di un suono complessivo morbido e sontuoso. Aggiungiamo anche che il titolo ricorda una canzone di Finardi (Oltre gli anelli di Saturno) con la quale oltre alla similitudine del titolo non ha però altro da condividere.

Parole malate sembra scaturita dalla traccia precedente, quasi fosse una sorta di ritorno alla terra dopo un viaggio spaziale, giusto per ricordare in quale mondo malato, appunto, viviamo. E dato che le parole sono il segno potente della comunicazione (ne uccide più la lingua della spada, recita la Bibbia…) possiamo trarne le dovute conclusioni. Il bisogno di uscire dalla quotidianità, fatta di luoghi ed attività note, è il centro e il senso de Gli spaventapasseri, che si avvale di un suono “simil sintetico” che rende bene l’idea di un’ansia da scacciare, del bisogno di essere oltre, di essere altrove. Con la consapevolezza però che non si può superare il (nostro) limite. Perché alle api e ed alle farfalle è dato volare. A noi no…Un brano di grande suggestione e malinconia con morbidi suoni a prendere per mano le parole.

Arriviamo così a Milano muore, una sorta di invettiva, delicata com’è nello stile di Palmeri, nei confronti di una città che ha bisogno di essere vissuta ed amata, meglio e di più di quanto invece accade. Anche se il brano è stato scritto prima, viene da pensare all’inaugurazione della Darsena riqualificata e, il giorno dopo, subito una Tag imbecille a deturparne le sponde….con il pezzo successivo, Cenere, che pare esserne la naturale continuazione, intrisa però di narrazioni interiori, di sguardi ed immagini che nascono dalla propria necessità di essere “altri” per comprendere meglio luoghi, persone, eventi, situazioni. Per fare le domande giuste, per comprendere meglio le domande della vita, per “risolvere” i dubbi che ciascuno porta dentro di sé. Per raccontare Tutto scorre possiamo dire che il brano è in qualche modo una domanda esistenziale, che a sua volta pone domande rivolgendosi alle attività del quotidiano e che spesso racchiudono le risposte alle nostre ansie esistenziali. Solo che spesso non ce ne accorgiamo, la nostra complessità ce lo impedisce. I buddisti direbbero che è a causa del velo di Maya, ma questa è un'altra storia. Come un valzer è l’andamento di Essere me che vuol essere (azzardiamo) una piccola confessione dell’autore oppure semplicemente un richiamo a chi ascolta ad essere veri almeno con se stessi. Un brano quasi sussurrato più che cantato, quasi a volere mantenere una sorta di pudore per una “confessione” pubblica. Il passaggio del pianoforte intorno al minuto 2’ e 20’’ - e fino alla fine del brano -  è un giro armonico da far girare la testa nella sua circolarità, un unicum che vorresti non finisse mai.
In conclusione possiamo dire che Erbamatta è un grande album, completamente scritto da Lorenzo Palmeri, che ha saputo così superare il classico punto di svolta di una carriera musicale. Anche se, in effetti, una proficua carriera, quella del designer, Palmeri l’ha già…        

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Davide Ferrario e Lorenzo Palmeri  
  • Anno: 2015
  • Durata: 48:18
  • Etichetta: Mescal

Elenco delle tracce

01. Memorie selettive
02. Luce della sera
03. Cosa vedi tu?
04. Scrittura automatica
05. Il punto
06. Gli anelli di Saturno
07. Parole malate
08. Gli spaventapasseri
09. Milano muore
10. Cenere
11. Tutto scorre
12. Essere me

Brani migliori

  1. Scrittura automatica
  2. Essere me
  3. Luce della sera

Musicisti

Lorenzo Palmeri: pianoforte, tastiere, chitarra, melodica, ukulele, harmonium, cori  -  Davide Ferrario: chitarre, ukulele, tastiere, op-1, elettronica varia, cori  -  Saturnino: basso  -  Giordano Colombo: batteria