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Massimo Priviero

Essenziale

Conosco Massimo Priviero da oltre vent’anni e possiedo tutta la sua discografia. Posso quindi dire di avere una buona conoscenza del suo percorso artistico. Nel corso degli anni la sua è stata una vita, artisticamente e discograficamente, “travagliata”, non per demeriti propri ma per tutta una serie di ragioni ben descritte nel suo libro autobiografico ‘Amore e rabbia’ in cui alcune vicende e meccanismi del mondo discografico emergono in maniera chiara e priva di equivoci. Ma nonostante le molte avversità incontrate (e subite) ho potuto constatare che l’artista veneto ha sempre manifestato una grande determinazione nel non arrendersi mai.

Priviero, pertanto, ha continuato a mantenere contatti con i suoi estimatori nei diversi angoli del Paese e macinare serate anche in luoghi impensabili per la musica dal vivo. Ha vissuto tempi duri (e quando stai per toccare il cielo e poi devi tornare al punto di partenza, non è come dirlo…) ma non si è mai lasciato trasportare verso derive “depressive” cercando di mantenersi integro personalmente e anche spiritualmente direi, così come lo è artisticamente e i suoi lavori ne hanno sempre risentito in maniera positiva.

 

Ho fatto questa premessa prima di parlare del nuovo album e mi allungo ancora un riga per dire che ritenevo il suo precedente album “All’Italia” (nel quale ha narrato delle migrazioni degli italiani all’estero), fosse il suo apice sia dal punto di vista musicale che da quello delle liriche. Invece mi ero, piacevolmente, sbagliato perché Essenziale, il nuovo lavoro, è un ulteriore passo avanti nel suo percorso artistico. Testi potenti uniti a suoni acustici, rafforzati dall’aggiunta di strumenti vari (basso, batteria, pianoforte, organo, Hammond, violino, fisarmonica, chitarre elettriche ed acustiche, armonica…) suonati, però, con parsimonia per mantenere e sostenere l’idea base di “essenzialità”…

Nell’album troviamo varie dimensioni che compongono il profilo di Priviero: la dimensione dell’amore, le dinamiche del ricordo, la spiritualità, il senso del dovere, l’affetto per la propria famiglia, il bisogno di comunicare, la volontà di non abbattersi mai, la fiducia nel sentirsi parte di una storia collettiva. Redenzione, ad esempio, è l’immagine vera e profonda di una storia che affonda le radici nella lezione di Woody Guthrie mediata, poi, da Bob Dylan e non è difficile trovare, nel ritmo e nelle liriche, la misura artistica di A hard rain gonna fall. Redenzione è una canzone, potremmo dire, “di protesta” con liriche fortemente evocative e con vari messaggi lanciati nella bottiglia come “Indifferenti al mercato, finché non siamo scaduti…”. Redenzione, brano che apre l’album, è una sberla sulla faccia, è un grido di dolore lanciato verso il cielo e verso la coscienza di ciascuno. Imbattuto, secondo brano, ricorda il titolo del film ‘Invictus’, il cui protagonista è Nelson Mandela nei primi mesi della sua Presidenza del Sud Africa, dove esorta chi ascolta ad essere sé stessi, a non scoraggiarsi né a svendersi. Una dichiarazione di indipendenza per fare scelte mature senza dare colpa ad altri dei propri fallimenti. Un testo che gronda sincerità e desiderio di essere coerenti con i propri ideali.

Con la successiva Rinascita si cambia registro, pare una sorta di lettera agli amici dove il pianoforte e il violino sono a contorno del canto di Priviero in cui racconta una storia di depressione, con delicatezza e compassione, con la speranza del riscatto per il protagonista. Un testo cupo ma non sconfitto, con il desiderio di rinascita, appunto, che cammina sempre accanto e la certezza che “nessuno si salva da solo”. Tutto possibile si apre con il delicato e squillante suono del mandolino, che ci trascina però alle porte di un suono potente e quasi rollingstoniano, che abbellisce un testo che pare dedicato ad un figlio o, comunque, ad una figura cara. È una sorta di antitesi al brano precedente, giocato sulla necessità di trovare la forza di superare ogni avversità. Con Amore senza fine ci si introduce nella sfera affettiva. Anche in questo caso il testo è discorsivo e si manifesta come una sorta di lettera alla persona amata. Echi di suoni di frontiera sono il naturale supporto ad un brano che conquista ascolto dopo ascolto. Bella vita, con un intro in puro stile da songwriter americano ed echi degli Who, è un brano deciso ed elettrico che potrà avere il giusto tributo dal vivo. Si torna in atmosfere più soft con il suono di chitarre acustiche e la voce di Priviero che aprono Abbi forza, canzone di particolare suggestione che ci riporta alle latitudini del primo Dylan e ci mostra Priviero esprimersi con la sua voce potente e con un tono quasi apocalittico. Anche in questo brano il messaggio che viene proposto è quello della fiducia, della resistenza alle avversità, alla ricerca della parte migliore di sé stessi. Chitarre, pianoforte e voce ben impostata sono gli ingredienti che aprono invece Tutte le volte, un'altra bella canzone d’amore da cui scaturisce l’affetto per la persona amata ma, anche, il bisogno di esserne ricambiati.

 

Una canzone delicata è Un solo popolo che ha come incipit la recitazione del testo del discorso della montagna contenuto nel Vangelo secondo San Matteo, 5,1-7,29. Voce, chitarra e dobro ricamano i suoni a supporto del testo che altro non è che una versione laica dell’esortazione evangelica alla giustizia. E dal titolo del brano è facile risalire al concetto di fratellanza ben espresso nell’Enciclica ‘Fratelli tutti’ di Papa Francesco dell’ottobre 2020. Con Paradiso si chiude l’album “base”. Una canzone toccante in quanto dedicata al padre dell’artista veneto, scomparso quando Priviero aveva circa vent’anni. Un testo asciutto con l’uso, asciutto, dell’armonica suonata dallo stesso Priviero. Anche in questo caso con la lezione di Dylan nella mente, a rendere ancora più affilate e malinconiche le parole. La giusta conclusione di un album emotivamente potente a dimostrazione che si può fare canzone d’autore in chiave rock quando alla base si ha la giusta dose di creatività e passione. Un lavoro onesto, sentito, meditato, in cui i suoni e le liriche ben si incastrano in una sorta di minimalismo estetico e la cui suggestione sta nella sottrazione piuttosto che nell’aggiunta di suoni e strumenti.

Si aggiungono, come bonus, Vivi ragazzo, che ha un tiro rock, da concerto e con un Dna nettamente springstiniano ed il cui testo ribadisce la necessità di trovare strade autonome e originali per impostare la propria vita e poi Abbracciami, un brano denso di tenerezza che pare dedicato ai figli, a tutti i figli del mondo. Arriva in ‘ritardo’ causa pandemia questo album, ma arriva diretto, efficace, potente, essenziale, appunto…              


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In dettaglio

  • Produzione artistica: Massimo Priviero  
  • Anno: 2021
  • Durata: 64:56
  • Etichetta: Ala Bianca

Elenco delle tracce

01. Redenzione

02. Imbattuto

03. Rinascita

04. Tutto possibile

05. Amore senza fine

06. Bella vita

07. Abbi forza

08. Tutte le volte

09. Un solo popolo

10. Paradiso

11. Vivi ragazzo (bonus track)

12. Abbracciami (bonus track)

 

Brani migliori

Musicisti

Massimo Priviero: voce, chitarra acustica, armonica;
Riccardo Anelli: chitarre acustiche e elettriche, dobro, basso, organo, cori;
Riccardo Maccabruni: pianoforte, organo Hammond, fisarmonica;
Francesco Matano: percussioni;
Oscar Palma: batteria in #06, 11, 12;
Fabrizio Carletto: basso in # 4;
Giorgio Cordini: bouzuki in #01 e mandolino in #04;
Alex Cambise: chitarre elettriche, basso, organi, tastiere, in #11, 12;
Michele Gazich: violino in #03;
Giancarlo Galli: charango in #05, chimes, samples, in #01, 02;
Paolo Siconolfi: samples