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Miss Mog

Federer

Si definiscono “entomologi sociali” forse perché, sin dal 2008, anno di nascita di questo originale gruppo veneziano (di Marghera) trapiantato poi nel trevigiano, amano analizzare le “minuzie” che li circondano, o forse anche perché, con un pizzico di arroganza, ma anche con sano realismo, tendono a considerare le “grandi” cose, o persone, che si trovano intorno a loro, un po’ più piccole, o piccoli, di quanto queste non amino far credere. Certo è che i Miss Mog scorazzando fra new wave ed indie elettronica hanno davvero creato un linguaggio molto particolare e riconoscibile: l’obbiettivo è quello di legare insieme in maniera intelligibile parole e rumori, e l’operazione non è esattamente semplice.

Partendo da Vanity Fair, una sorta di male assoluto per via del fatto che l’estetica diventa contenuto, che diventa quindi Venety fair, inizia un percorso che definire di critica è assai limitativo: le undici tracce di Federer snocciolano un’ininterrotta e capillare osservazione della realtà, effettuata da un punto di vista quasi “altro” e con una sorta di distacco, che è facile confondere con un sentimento di superbia. In realtà, Un pomeriggio, Venety fair e via via gli altri brani dell’album sono una disincantata, quasi rassegnata disamina della realtà, che parte da evidenti dati di fatto e, senza giudizi preventivi, giunge a conclusioni talmente ovvie da apparire quasi normali. Normali non sono certo, perché l’alienazione che si percepisce in queste descrizioni altro non è che lo stato della realtà di fronte alla quale la critica viene letta come atto di violenza, ed il non allinearsi, il non adeguarsi, quasi una forma di ribellione considerata “vecchia”, fuori dal tempo.

Un lavoro, come detto, analitico, quasi “psicanalitico” per certi versi, che per i toni e per l’andamento musicale assomiglia davvero ad una seduta di psicoterapia, in cui alla violenza, non solo psicologica, delle immagini descritte fanno da contraltare un cantato ed un approccio strumentale sobri, essenziali, quasi colloquiali, che inducono alla calma nonostante gli argomenti trattati. Se ci si trovi di fronte ad una evoluzione del cantautorato in forma elettronica è difficile a dirsi, e forse neppure necessario. Certo è che il terzetto veneto colpisce in maniera diretta e lascia un segno davvero importante, attraverso un approccio originale, innovativo e per certi versi “strano”, decisamente diverso sia rispetto al cantautorato di protesta più classico, che ai brani indie più dichiaratamente sociali.

Forse, almeno nella musica, le “terze vie” sono non soltanto possibili, ma decisamente praticabili, e con esiti assolutamente interessanti.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Beppe Calvi
  • Anno: 2016
  • Durata: 52:12
  • Etichetta: Dischi Soviet Studio

Elenco delle tracce

01. Un pomeriggio
02. Venety fair
03. Pangea
04. Faust
05. Federer
06. Panchine divelte
07. Complesso B
08. L’alibi
09. Meteoritmo
10. Razorology
11. Sulle punte

 

 

Brani migliori

  1. Un pomeriggio
  2. Faust
  3. Panchine divelte

Musicisti

Tommy Mog: basso  -  Alina/Grace Mog: macchinari  -  Enrico Mog: voce