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Beppe Donadio

Figurine

Concludendo di Figurine dico che è proprio un gran bell’album! No, non sto scherzando, non si tratta di un gioco di parole da settimana enigmistica, è solo la pura verità e se comincio dalle conclusioni è perché ormai viviamo quotidianamente in un mondo in cui si ha sempre fretta e non si trova più il tempo di andare oltre un titolo, oltre le prime due righe di un testo, oltre le apparenze. In un tale contesto è allora difficile riuscire a cogliere tutta l’umanità e la sensibilità che sta dietro ad un disco che è prezioso sin dalla copertina realizzata da Mordillo e dal libretto che lo accompagna. Ha forse ragione Beppe Donadio quando in Piano piano,una dolcissima canzone in cui tenta un primo bilancio della propria esistenza dice che «le canzoni sono come delle conchiglie che ognuno poi ci sente il mare che preferisce». Io, non potendo ovviamente farvi ascoltare il disco, cercherò allora di trasmettervi cosa ho sentito o, meglio, cos’ho provato nell’ascoltarlo a cominciare dalla tenerissima Il primo uomo sulla neve, cantata da Beppe in coppia con Fabio Concato, un’incantevole fotografia della grande nevicata del 1985, le auto irriconoscibili sotto la coltre di neve e la sensazione di muovere i primi passi assoluti su terreni immacolati, proprio come quelli della luna, ma soprattutto una grande nostalgia, come s’intuisce dalle ultime amare parole «e bianche sono le cose, anche se non sono bianche / e cambiano le cose: adesso sono grande». Il passato è più che mai presente anche in Figurine che si apre con la telecronaca della finale del mondiale in Spagna del 1982 dall’indimenticabile voce di Nando Martellini e ci conduce poi tra le pagine dei ricordi personali di Beppe «piccole cose, tutte le piccole cose che ci hanno fatto cambiare, crescere e andare». Sergio Mancinelli, nella contro copertina del disco, ha scritto che le Figurine di Beppe «raccontano un mondo ancora pulito dentro e fuori» ed è vero, basta ascoltare La stanza dei bottoni, in cui racconta in maniera esemplare il rapporto di amore, fiducia e reciproca stima vissuto dai suoi genitori. Quale sarà la ricetta segreta, vi chiederete, nessuna stranezza, perché come Beppe canta alla fine del brano «fortuna che mio padre, che mi ha insegnato a perdere con stile / ha rispettato mia madre, in cambio del suo sole / e non esiste un senso, un fine naturale / l’amore regalato è l’amore normale» e scusate se è poco, in questa era dominata dal bunga bunga. Alla sfera dell’intimità appartengono anche La fine del mondo e la conclusiva Il girotondo (figurine doppie), la prima stilisticamente pop è un canto d’amore, apparentemente legato alla quotidianità che in realtà guarda oltre, perché «la vita cambia sempre e non è mai finita / è solo una partita, non la fine del mondo», mentre la seconda è una delicata canzone legata ai ricordi ed è suonata al pianoforte, in punta di dita, dallo stesso Beppe e, devo ammettere, mi ha lasciato con un velo di commozione. C’è poi il versante più “sociale”, quello in cui lo sguardo di Beppe si rivolge a 360° verso il mondo circostante in cui mi sembra davvero non ritrovarsi, paradossalmente il ritmo di questi brani si fa divertito quasi beffardo ed eccolo allora in Festa cantare queste sarcastiche parole «ci governano gli amici trasparenti, che ci parlano e ci mostrano i denti / loro sanno cosa è bene o male / sanno tutto sull’evoluzione / l’evoluzione non è più di moda, la scienza è un lusso e poi non le prove / siamo nati dalla plastilina, nati dai vasi come in “Ghost”». Mentre in Caro diario (sul primo canale) il mondo televisivo italiano dominato ormai solo dal denaro e dagli interessi, lo porta a cantare «oggi rimpiango la censura, i lanci di verdura e ogni varietà di ortaggi (… mortaggi …)». Come non citare poi gli altri tre episodi contenuti nel disco, i brani sono, infatti, undici, proprio come i giocatori di una squadra di calcio, c’è London Victoria deliziosa canzone dedicata all'incredibile avventura musicale di Betty Vittori, c’è una toccante Soldato F. dedicata al soldato Francesco Finessi, una delle vittime della “sindrome dei Balcani” e infine Chips gustosissima canzone che narra di un amore nato online e interrottosi improvvisamente a causa del guasto di un difettoso hard disk, davvero esilarante qui è la presenza del Mago Forest nella veste di un utente che, in balia di vari problemi informatici, interpella più volte un call center.

Avrò reso a dovere i meriti artistici di questo bel disco? Non lo so, nel caso non vi abbia convinto del tutto sulla bontà dell’opera, vi consiglio di ascoltarvi personalmente queste “conchiglie”, scusate canzoni, sono sicuro che qualche perla riuscirete a scovarla anche voi. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Beppe Donadio
  • Anno: 2011
  • Durata: 44:07
  • Etichetta: Merendine Musica

Brani migliori

  1. La stanza dei bottoni
  2. Figurine
  3. Soldato F.

Musicisti

Beppe Donadio: voce, pianoforte (1, 2, 3, 4, 6, 7, 9, 10, 11), organo hammond (1), programmazioni (1, 5, 6, 9), cori (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11), tastiere (2, 3, 4, 5, 6, 8, 9, 11), percussioni (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8), piano elettrico (3), Yamaha CP80 (5, 8), Coro Russo (5) Franco Testa: basso elettrico (1, 2, 3, 4, 5, 6,7, 8, 9, 10) Elio Rivagli: batteria (1, 2, 3, 4, 5, 6,7, 8, 9, 10) Simone Boffa: chitarre (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10) Stefano Zeni: violino (1, 3,6,7, 9, 11), viola (1, 3, 6, 7, 9, 11) Daniela Fusha: violino (1, 3,6, 7, 9) Daniela Savoldi: violoncello (1, 3, 6, 7, 9) Betty Vittori: cori (1, 6) Nando Martellini: telecronaca (2) Fabio Concato: voce (3) Franceska: Miss Italia (5) Maria Chiusolo: la la la (5), custode service (9) Emilio Rossi: 70’s Disco Bass (5), Coro Russo (5), bass synth intro (8) Michele Foresta (Mago Forest): utente PC (9) Fausto Beccalossi: fisarmonica (10)