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Paolo Rig8

Fintascienza

Mettiamo il caso che il progresso scientifico, quel flusso di conoscenze e scoperte che pare farci evolvere malgrado sia palese che la propensione dell’umano all’ottuso sia prevalente, consenta nel 2039, con la criogenesi, di essere ibernati e di risvegliarsi nel 2106. Ecco mettiamo che un uomo messo nel banco dei surgelati nel 2039, tra i sofficelli e i saltintegame, si risvegli 67 anni dopo, forse perché toccava sbrinare il frigo e le ragioni di economia domestica vincono sempre anche nel futuro. L’uomo che riapre gli occhi dopo quel salto temporale, a parte essere fortemente immedesimato in un simpatico ghiacciolo arcobaleno anche a cagione del colorito baluginante della pelle, comincia a muoversi per quel tempo e quello spazio tutti nuovi per lui. E scopre che le auto sono state sostituite da oggetti volanti silenziosissimi che si librano assassini nell’aria o che il cibo, tutto il cibo possibile, è ormai ridotto a barrette grigie senza sapore o che la moda ha riproposto a distanza di decenni, perché quella lì, la moda, è subdola e ha il vizio di riproporre il peggio, i risvoltini dei pantaloni e i sandali portati con i calzini. Il nostro eroe scongelato entra in una suonoteca, si chiameranno forse così, e ascolta una canzone di molti anni prima. Si intitola 2106. La canta Paolo Rig8 o Rigotto o come lo chiameranno allora dopo che sulla terra si sarà abbattuta anche la sciagura linguistica profetizzata da Ray Brandury in “Rumore di tuono” e qualcuno, pestando una farfallina inavvertitamente, avrà già attivato un cazzo di disastroso paradosso temporale. Quella canzone lì è la prima di una serie che originariamente erano contenute in un disco, nel futuro i dischi ci saranno ancora ma saranno volanti è ovvio, e il nostro sbrinato resterà lì ad ascoltare. Quei brani raccontano una storia strana, il disco si intitola Fintascienza, e si tratta di quello che un tempo si definiva concept album, ovvero una sequenza ordinata di brani uniti da un filo narrativo. La storia, da una canzone all’altra, racconta di un uomo ibernato nel 2039 e risvegliato appunto nel 2106…

Paolo Rigotto è un musicista torinese che ha al suo attivo un’attività artistica intensissima con i premiatissimi Banda Elastica Pellizza e con innumerevoli progetti, che lo hanno visto nel tempo misurarsi con Roberto Freak Antoni o con il progressive italiano e internazionale. La musica è la vita di quest’uomo che suona e canta e scrive e s’agita animato da mille idee e impegnato a domare una sua idea della canzone piuttosto impegnativa. Polistrumentista, si circonda di fidatissimi compagni d’arte per regalare all’ascolto dei palati più fini questo suo Fintascienza, un disco dove l’uso della voce già da solo basterebbe a dare merito all’impresa. Strumenti elettrici, elettronici, acustici e del quarto tipo, mai ne esistessero, si incrociano a formare una tela complessa e variata di sonorità. Su tutto la suggestione narrativa dell’uomo che si risveglia nel futuro che al terzo o quarto ascolto, ammetto di non essere uno particolarmente sveglio, si disvela pienamente come una riflessione sul presente e su questo uomo tecnologico che ci compete, che siamo noi, inerme di fronte alla tracotanza espressa da sé medesimo. Un disco autarchico, registrato nello studio dello stesso Rigotto e confezionato con cura, riempito di citazioni a volte decisamente raffinate, e impegnato a costruire questa complessa storia di futuro presente. Paolo Rigotto è uno da tenere d’occhio, uno che ha fatto dell’arte del sorprendere una ragione di vita e questo disco in cui suona tutto, scrive tutto, registra tutto, produce tutto, distrugge tutto è qualcosa da non lasciarsi sfuggire.           

 Foto di Raffaella Dal Toso

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Paolo Rigotto
  • Anno: 2018
  • Durata: 42:52
  • Etichetta: CNI – Compagnia Nuove Indye

Elenco delle tracce

01. Backup
02. 2106
03. All’inferno
04. Dei
05. Vecchio continente
06. Fintascienza
07. Non scherziamo
08. La depressione
09. Ammutinamento
10. Gli anni Venti

Brani migliori

  1. 2106
  2. Vecchio continente
  3. La depressione

Musicisti

Suonato e cantato interamente da Paolo Rigotto eccetto voce in “La depressione”: Maria Messina  -  risate e applausi in “Non scherziamo” Vocal Excess  -  voci nei commercials: Marco Carena e Robertina Magnetti