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Il Muro del Canto

Fiore de niente

In principio erano gli Ardecore, poi è venuta tutta una genìa che si è data la missione di risuscitare la canzone romanesca, più o meno tradizionale, seguendo l’esempio di quello che altri, in passato e ancora oggi, hanno fatto con la musica tradizionale napoletana e più in generale del sud Italia. Insomma, scavare per portare alla luce le proprie radici, ma non in senso folklorico, bensì come linfa vitale e come dialogo con i tempi contingenti, con gli strumenti, i suoni, la sensibilità di oggi. Ecco quindi, in ordine sparso e con approcci a volte diversi, la Banda Jorona, l’Orchestraccia, Il Muro del Canto e tanti altri. Più in generale sarebbe forse interessante aprire, magari in un altro contesto, una riflessione su come negli ultimi anni la Capitale sia riuscita a trasformare esperienze artistiche, che prima probabilmente sarebbero rimaste locali o regionali, a fenomeni in scala nazionale. Si prenda, ampliando il discorso, il caso eclatante di Mannarino, o, per cambiare genere, a I Cani e Calcutta. Sono artisti profondamente romani, i loro testi citano continuamente luoghi e riti capitolini dandoli per acquisiti, con l’obiettivo di solleticare il senso di appartenenza (reale, presunta, vagheggiata) dell’ascoltatore. Verrebbe da pensare che non alieno da tutto questo ritorno di fiamma di artisti e pubblico sia stato l’effetto Romanzo criminale, libro, film e poi serie televisiva di grande successo nazionale, in cui il romanesco non è più il linguaggio della commedia all’italiana degli anni ’70-’80, ma quello di una Roma nera, violenta, viscerale. Insomma, un “gotico romano” da cui attingere a piene mani per rivitalizzare l’immaginario collettivo.

Ma, appunto, lasciamo queste elucubrazioni ad altri momenti, e concentriamoci su questo Fiore de niente con il quale il Muro del Canto, affermato sestetto, giunge al terzo album, un disco in cui l’humus dei figli della lupa si colora di diverse sfumature musicali, un lavoro interpuntato, come già nei precedenti lavori, dai monologhi scritti e recitati da Alessandro Pieravanti, in cui si intrecciano sorriso e amarezza. Sul tappeto sonoro di chitarre acustiche, fisarmonica, violino, si stagliano quelli che, a parer nostro, sono  gli autentici fulcri sonori del disco, vale a dire la bella voce, profonda e narrativa, di Daniele Coccia e le chitarre sixties e desertiche di Giancarlo Barbati Bonanni. La poetica che sottende le canzoni di questo lavoro, a volte disincantata, a volte combattiva, a volte entrambe, attinge in gran parte a un passato mitico, in cui anche le puntate nell’attualità (ad eccezione del monologo che chiude l’album, che, temiamo, potrebbe suscitare le ire dei vegani), sono rese atemporali, alla ricerca, azzardiamo, di una certa idea di classicità.

Ci sono, va detto, delle cose ben riuscite, a cominciare da Ginocchi rossi, dolente ricordo d’infanzia, a L’anima de li mejo, da Madonna delle Lame  in cui ritroviamo il topos del rancoroso feccia della società in fuga, alla title track Fiore de niente, in cui ci sembra di percepire in filigrana il nume tutelare di Pasolini con quella scena cult degli stornelli cantati al pranzo di matrimonio di “Mamma Roma”. Meno riuscita, a nostro modo di vedere, è la modenacityramblerizzazione di Ciao core, pezzo di apertura, forse buono per aprire un live, non un disco che si muove (per fortuna) su altre coordinate sonore. E’ anche vero  che, con progetti come questo, il rischio della ripetitività di melodie e formule di arrangiamento è dietro ogni angolo, e in questo disco è a volte è schivato, a volte no. Anche per questo, forse, 13 pezzi appaiono, alla lunga, un po’ troppi: una maggiore focalizzazione avrebbe probabilmente, ma qui si va ovviamente sulla più pura soggettività, dato ancora più forza a un disco che appare comunque ben fatto, interessante, e, in definitiva, consigliabile.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Il Muro del Canto
  • Anno: 2016
  • Durata: 46:00
  • Etichetta: Goodfellas

Elenco delle tracce

01. Ciao Core
02. Ginocchi Rossi
03. L’anima de li mejo
04. Madonna delle Lame
05. Fiore de Niente
06. Domenica a pranzo da tu madre
07. La neve su Roma
08. Figli come noi
09. Quando scende la notte
10. Se i lupi verranno a bottega
11. Venerdì
12. Come tre
13. Vivere alla grande

Brani migliori

  1. Ginocchi Rossi
  2. L’anima de li mejo
  3. Fiore de Niente

Musicisti

Daniele Coccia: voce  -  Alessandro Pieravanti: batteria, percussioni  -  Eric Caldironi: chitarra acustica -   Ludovico Lamarra: basso  -   Giancarlo Barbati Bonanni: chitarra elettrica  -  Alessandro Marinelli: fisarmonica
Ospiti: Andrea Ruggiero: violino  -  Alessandro Pieravanti, voce recitante.