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Davide Berardi

Fuochi e Fate

Recensire il terzo disco d’inediti del tarantino Davide Berardi, classe 1985, non è stata un’azione del tutto semplice e immediata. Composto da 9 brani originali più una cover (la famosa quanto impegnativa La Cura di Battiato, che Berardi affronta peraltro con molto rispetto dell’originale), Fuochi e Fate è infatti un lavoro che si assapora lentamente e che necessita - e merita - più ascolti, alla ricerca di una “chiave di lettura” che non sia casuale o scontata. Chiave di lettura (o di ascolto per la precisione) che può essere trovata nello sguardo complice, ma in cerca nel contempo di risposte, del bel ritratto fotografico che campeggia in copertina che ci conduce in un viaggio dentro al nostro io, quello stesso viaggio che il cantautore dichiara di aver compiuto nella stesura di questo lavoro. Un viaggio che si snoda in un continuo alternarsi tra realtà e fantasia, tra natura e magia (i Fuochi e le Fate del titolo), o per raccontarlo con le sue parole, “un viaggio  alla ricerca di se stessi, in cui la partenza e l’arrivo potranno anche essere gli stessi posti, dove i luoghi visitati e gli incontri faranno di sicuro la differenza. Un cammino in cui esiste una convivenza possibile tra poesia e ironia, tra sorriso e brivido, tra casa e infinito”.

Davide Berardi, cantautore da sempre, è anche attore teatrale e interprete sensibile di testi propri e altrui, uomo dai molti volti che a tratti prende in giro se stesso e l’ascoltatore (in Povero fesso ad esempio), a tratti invece rimane coerentemente legato al suo ruolo di cantore delle proprie emozioni, come nella dolce ballata intitolata Mi sento una formica. La voce soprattutto, e la parola, sono in primo piano in quest’album. Voce pastosa e duttile, a volte intima, quasi Berardi in certi momenti cantasse solo per se stesso.

Parole chiare e pulite, che raccontano stati d’animo, vicende personali ma anche pensieri universali (nientemeno che il senso della vita nella ballata folk Roba da poco), con un continuo affacciarsi di citazioni e riferimenti letterari e/o musicali usati spesso in senso ironico. Cantautore ed interprete gioioso e funambolico, tra giochi di parole dal doppio significato e dalle rime improbabili o impreviste (ad esempio in Che meraviglia), per certi versi vicino al Daniele Silvestri “acrobatico” dell’ultimo periodo (particolarmente nel brano Supervisionario), Berardi arriva comunque diretto e chiaro all’ascoltatore. Il tema dell’amore è affrontato con grande intensità nel brano Indescrivibile (che contiene in un verso il titolo dell’album), a sottolineare che la parola molto spesso non basta ad esprimere un sentimento così potente. Il pezzo è stato vincitore della targa per il miglior testo alla settima edizione del Premio Bruno Lauzi nel 2014 ed è stato eseguito anche durante la finale dell’ultima edizione del concorso L’artista che non c’era.

C’è molta cura negli arrangiamenti e nel sound di quest’album che appare piuttosto variegato nei generi: si passa dalle ballate folk accompagnate dalla fisarmonica ai ritmi sudamericani, pur mantenendo nell’insieme una linea “pop” e una certa orecchiabilità che non dispiacciono affatto.

L’album è prodotto grazie ad una operazione di crowdfunding tramite Musicraiser, con il contributo dei sostenitori appunto, e fa parte di un progetto che l’autore ha realizzato con la Cooperativa Sociale Eridano di Brindisi rivolto a persone diversamente abili, alla quale andranno parte dei proventi della vendita del disco. “Sono le differenze a fare la differenza, a rendere esclusivi tutti gli incontri” spiega Berardi dalle pagine virtuali del suo sito ufficiale, ed è proprio grazie alle tante diverse personalità e sensibilità che hanno interagito in quest’esperienza umana e musicale, che questo bel lavoro ha visto la luce.

Foto di Dario Rovere e Angelo Lavizzari

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Antonello D’Urso e Davide Berardi
  • Anno: 2016
  • Durata: 39:00
  • Etichetta: Eridano & Friends

Elenco delle tracce

01.   Povero fesso
02.    Indescrivibile
03.   Bruxelles
04.   Supervisionario
05.   Misento una formica
06.   I piedi e gli occhi
07.   Roba da poco
08.   La cura
09.   Che meraviglia
10.   Sudamerica

Brani migliori

  1. Indescrivibile
  2. Supervisionario
  3. Roba da poco

Musicisti

Davide Berardi: voce e chitarra classica  -  Antonello D’Urso: chitarre acustiche ed elettriche  -  Antonio Vinci: piano tastiere e synth  -  Umberto Coviello: batteria  -  Mino Indraccolo: basso elettrico  -  Giancarlo Pagliara: fisarmonica  -  Davide Chiarelli: percussioni  -  Isabella Benone: violino  -  Francesco Ferrara: sax