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I Rudi

Fuori tempo massimo

Non succede spesso, ma quando accade t'accorgi che la musica ha la magica facoltà di far recuperare atmosfere e generi vintage con fascino anacronistico, anche a coloro che quelle epoche le han respirate solo attraverso testimonianze e/o ascolto di dischi trovati in casa, acquistati da genitori ultra "anta", contaminati dall'italico Beat sixties (Rokes, Giganti, Dik Dik) ed albionico (The Who, Small Faces, Freddie and the Dreamers, Yardbirds, The Dave Dark Five). La premessa calza a pennello per il Trio meneghino de I Rudi (un insolito tastiere, basso, batteria), attivi dal 2010 con un paio di lavori in cascina: Tre pezzi di routine (un EP del 2013) ed il debut-album Nient'altro che routine di tre anni fa.

Da un po’ invece è in circolazione il nuovo lavoro di lunga durata Fuori tempo massimo, dieci pezzi tutt'altro che dozzinali forgiati, quello sì, con un'identità derivativa, ma personalizzati con applicazione e mestiere, infischiandosene (e fanno bene…) di sentirsi nell'ideologia del titolo ed ostentando, disinvoltamente, l'assenza di chitarre. A far partire la lista ci pensa C-60, con un iniziale dialogo perentorio ed uno sfociare di tastierine sixties che ci fanno immediatamente indossare vestiti a scacchi per confonderci tra i Mods e già si capisce l'antifona che, con questo disco, sarà dura restare Calmi, come recita la seconda traccia, tanto effervescente quanto ironicamente pervasiva. Quindi l'occasione è favorevole per prendere Qualcosa al volo, che soffi refoli di novità ed I Rudi non se la lasciano sfuggire, anche con stilizzazioni più contenute. Quel che emerge dalle tracce è la fantasia che viene messa in campo. Provare per credere: Il vero me ti schiaffeggia con un motivo in bilico tra twist, rhythm&blues e orlature di rock'n'roll, qui tutto gira a meraviglia e di Mediocrità neanche a parlarne, vista la circolarità esecutiva in andazzo incalzante, con teste e zazzere che, inevitabilmente, roteano nel beat di questa traccia. Eh, caro ascoltatore... se Non riderai è perché magari oggi non c'è il mo(o)d giusto per farti coinvolgere, ma siamo di fronte ad una traccia effervescente e ludica, capace di riequilibrare smarrimenti umorali. Ora, perché il combo, per traccia 7, opta per una strumentale? Chissà, forse perché Tutto iniziò così, con ottime improvvisazioni jazzy-fusion e rigagnoli di prog, in attesa che maturassero anche buone liriche. Ma non vale la pena perderci tempo in questo ragionamento, ci si avvicina alla fine dell’album e si incontra Ego trip, l'episodio più tranquillo, mentre Disperata non è altro che la riproposizione, piuttosto impersonale, della Yardbirds-iana Lost woman.

Infine arriva la title-track, dove si riaffacciano i dialoghi (origliati in altri brani), per chiudere l'opera in un twist dinamico, pervaso da frizzanti keyboards che non lasciano mai il ruolo di protagoniste assolute, in un lotto espressivo di gran freschezza in cui I Rudi hanno l'innegabile merito di saper manipolare formulazioni retrò con adeguata pertinenza, come se avessero vissuto il beat anni '60 in prima persona. Questa è la forza persuasiva che riserva la musica che ci resta dentro.

 

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In dettaglio

  • Anno: 2019
  • Durata: 32:27
  • Etichetta: Ammonia Records /Area Pirata

Elenco delle tracce

01. C-60
02. Calmi
03. Qualcosa al volo
04. Il vero me
05. Mediocrità
06. Non riderai
07. Tutto iniziò
08. Ego trip
09. Disperata
10. Fuori tempo massimo

Brani migliori

  1. Il vero me
  2. Calmi
  3. Fuori tempo massimo

Musicisti

Gabriele Bernardi: tastiere - Silvio Bernardi: basso - Stefano di Niglio: batteria