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Elisa Genghini

Fuorimoda

Forse non sarà al passo con i tempi sedersi sul divano, infilare un cd nel lettore chiudere gli occhi e, dopo aver indossato un paio di grosse cuffie, isolarsi ascoltando bella musica di qualità. Quella, per intenderci, dove chi canta canta davvero, dove i testi sono ben costruiti, pieni di parole attente, cercate, colorate e precise a dipingere atmosfere e scene di vita un po’ retrò. Forse non sarà di moda, ma fa bene a volte essere fuori sincrono, allontanarsi un poco da tutto questo contemporaneo che ci circonda, da tutti questi rumori, dalle grida, dallo stridio del mondo per immergersi in situazioni fuori dal tempo e fuori luogo.

Elisa Genghini con il suo secondo album che si intitola appunto Fuorimoda, ci prende per mano e ci accompagna gentilmente fuori tempo, spiazzandoci un po’ all’inizio, ma lo spaesamento dura solo un attimo, poi diventa tutto facile e soprattutto molto, molto piacevole. Con dolcezza, ma a passo sicuro, la Genghini ci presenta una serie di bei ritratti non necessariamente in bianco e nero, come Ilaria e Sebastian, che aprono l’album generando una certa curiosità di vedere chi arriverà poi a comporre il quadro, o I meccanici , che arrivano verso la metà e restano (eh già, “i meccanici RESTANO perché hanno l’officina e ci devono andare”) a portare un po’ di ironia e di parole insolite in un disco ( bielle e spinterogeni, pistoni, marmitte, cinghie e fusibili che fanno tornare in un attimo alla mente “quel gran genio del mio amico” di battistiana memoria). Ci sono poi alcune situazioni tra l’intimo e il surreale, tra il pubblico e il privato, che ci permettono di immaginare il quotidiano della cantautrice fatto della consapevolezza d’essere lei stessa mai al passo con i tempi, come ad esempio ne Il giorno durante.

Fin dalla copertina, in cui compare una foto d’epoca della nonna tedesca ritoccata con onde e ghirigori di pennarello fluo, e dal libretto, con i testi affiancati a simpatiche foto in bianco e nero con sopra gli stessi disegnini e cuoricini a pennarello, tutto è ben studiato e palesemente ma piacevolmente fuori moda. Immediato il paragone con i colori sgargianti della voce sinuosa di Elisa che si sviluppa fra deliziose curve acute e repentine cadute di tono, fino a risolversi, in certi momenti, in un canto quasi sottovoce spesso appoggiato unicamente a un arpeggio di chitarra o in contrasto al suono sordo e un po’ monotono dell’ukulele.

Undici brani di sapore cantautorale con accenni pop-rock compongono l’album e via via danno volto a personaggi ed interpreti di questo mondo anacronistico ma paradossalmente attuale. Come L’altra donna, quella di una relazione nascosta, che vive in qualsiasi epoca con la stessa inquietudine, o la vittima della propria sensibilità come dell’insensibilità di chi le vive accanto, in Violata, delicato racconto quasi fra sé e sé di una violenza subita che necessita solo di chitarra e voce per uscire fuori dal segreto delle proprie mura di casa. Tra tutti i brani spiccano per ironia e originalità lo scioglilingua non proprio “educato” (per certi termini) di Paletto dell’amicizia, l’autoritratto malinconico e un po’ spietato di Vaffanvalzer e il ritratto malizioso di una divertente, sensuale e desiderata Signorina Mocio.

Infine citiamo, tra i migliori, Terra desolata, (brano dal titolo significativo che non può non ispirarsi al celebre poemetto di Thomas S. Eliot) vero gioiello d’introspezione e riflessione sulla crisi del mondo occidentale moderno e canto che da un’umanità che ha calpestato i suoi valori essenziali si apre alla speranza: “Di pioggia, di vento, di lacrime piangevo. Spuntavano germogli dall’arido gelo. Ritornerà la vita nella terra desolata, ritornerà la vita nella terra desolata.”

Da ricordare che Elisa Genghini nasce artisticamente dieci anni fa come scrittrice di romanzi e ha quindi una buona dimestichezza con l’uso della parola. Il suo primo libro dal titolo, immaginiamo ironico, Volevo sposare Kurt Cobain (Coniglio editore, 2007), ha oggi anche un sequel, Sposerò Manuel Agnelli (Pubblicato nel 2017 da Pendragon nella collana gLam), che spesso viene presentato insieme al disco in un divertente ed originale spettacolo live.


Foto di Carol Alabrese

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Autoprodotto
  • Anno: 2017
  • Durata: 44:00
  • Etichetta: Still Fuzzy

Elenco delle tracce

01. Ilaria
02. Sebastian
03. L’altra donna
04. Paletto dell’amicizia
05. Il giorno durante
06. I meccanici
07. Vaffanvalzer
08. Terra desolata
09. Signorina Mocio
10. Violata
11. Ukuleleliebeslied

Brani migliori

  1. Vaffanvalzer
  2. Terra desolata
  3. Violata

Musicisti

Elisa Genghini: musica, paole, voce, chitarra acustica, armonica a bocca, ukulele e cori  -  Federico Trevisan: chitarra elettrica, mandolino e cori  -  Alessandro Gnudi: basso  -  Gianluca Schiavon: batteria e percussioni