ultime notizie

Domenica è il nuovo singolo di ...

  La data scelta per l’uscita di questo nuovo singolo non è una data a caso. Infatti, scegliere il 1° maggio non può che rafforzare il messaggio che il brano Domenica ...

Colbhi

Gigantografie di piccoli sospiri

Un gran bel disco questo primo lavoro dei Colbhi, band genovese “capitanata” da Stefano Bolchi (già frontman degli Edgar). Un lavoro che ha avuto una gestazione del tutto particolare. Ogni membro del gruppo (oltre a Bolchi, gli ottimi Osvaldo Loi e Federico Fantuz) ha, infatti, scritto una parte dei pezzi lasciando poi il compito agli altri di completare frasi sonore lasciate in sospeso e lavorando, spesso, su vere e proprie improvvisazioni. A cucire il tutto gli ottimi testi di Daniela Bianchi e dello stesso Bolchi.
Ne esce un disco dalle sonorità per così dire trasversali, in cui si passa dal rock alla ballad, passando per la canzone d’autore, il pop e l’elettronica.

Come si può già intuire dallo splendido titolo, Gigantografia di piccoli sospiri, i Colbhi perlustrano il mondo delle nostre emozioni, tra paure, rabbie represse, angosce, speranze. 
Apre il disco un potente riff di chitarre che bene illumina il primo verso della canzone, Spigoli: “Ho scontrato i tuoi spigoli/ il fracasso delle mie ossa”. Un gran pezzo rock in cui una coppia (ma a parlare è l’Io lirico) si interroga sulla difficoltà della convivenza “forzata” in tempi di lockdown e in cui i due protagonisti smettono di parlare, lasciando segni del loro malessere in giro per la casa (le bottiglie di birra, in questo caso, che diventano quasi una sorta di correlativo oggettivo). Intensa e accattivante è poi Sarò femmina con un refrain che entra subito nelle orecchie. Ma il capolavoro assoluto del disco è la successiva Dark ballad che vede alla voce - oltre a Bolchi - un Paolo Benvegnùin stato di grazia. Una ballata dark (appunto) leggermente angosciante e ipnotica (si ascolti il finale).

 

Tra rock e pop si muove Elettroni in cui ancora una volta l’Io lirico esprime la proprie fragilità della vita quotidiana, la difficoltà di una relazione che può essere sentita come “prigione” e in cui si chiede al partner di sapersi difendere (“Difenditi da me…/ rimani anche se tu puoi farmi male”). Cambio completo di sonorità (e di emozioni) con La lingua; tutto si fa più tenue, lo scontro diventa un contatto a distanza… la notte è il luogo dell’inconscio, del misterioso, appena illuminato da un'alba che sta per nascere. Ma il brano è in realtà uno splendido spaccato di vita quotidiana: come mai una bimba continua a piangere? Sarà un gatto a spiegare l’arcano, portando in casa per ben due volte un piccolo uccellino (ancora vivo) in bocca a ricordare ai due sposi che - banalmente - la bimba ha fame. Dove non arriva la lingua umana, ci pensa quella animale. L'elettronica si unisce al rock in Distanze dove i desideri si trovano dentro le crepe (reminiscenza di Leonard Cohen?). Nuovamente l’elettronica e suoni che sembrano provenire da una sorta di altrove (con un bellissimo arpeggio di chitarra) si trovano in Polline, in cui l’Io narrante si sofferma a inseguire il polline che - come memoria sepolta - volteggia tra di noi per poi sfiorarci e riposarsi (e ci/si trasforma). Un altro pezzo vagamente ipnotico in quel continuo ripetersi dei versi. Elemento ipnotico e notturno che caratterizza anche Anidride Carbonica, dove gli elementi della natura (spesso descritti in una lingua che sa molto di vintage: “le foglie mi zurlano”) cercano di dare un  senso a una cura che non si riesce più a trovare (ancora una volta, quindi là dove si interrompe la nostra capacità razionale e umana interviene l’eterno linguaggio della natura: quasi un archetipo). Non a caso il dolore passa attraverso l’odore (e il respiro) del partner che ci dorme accanto. Insomma, la lingua è abolita. Altro piccolo gioiello è Memo, dove l’elettronica (con le tastiere e la chitarra elettronica sullo sfondo) dà una vago senso di sospensione del tempo e dello spazio. Chiude la strumentale La fuga in cui per certi aspetti tutte le sonorità del disco fanno capolino tra tastiere elettroniche, percussioni appena appena invadenti e una chitarra elettrica, sempre più marcata, a dettare la linea melodica.

Un gran bel disco che dimostra quanto ancora la canzone d’autore (che può prendere diverse forme musicali) possa saperci raccontare di noi stessi e dei nostri sospiri (che, guarda caso, non hanno voce intelligibile)... trasformandoli in gigantografie 

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Produzione artistica: Stefano Bolchi, Osvaldo Loi, Federico Fantuz 
  • Anno: 2023
  • Durata: 37.16
  • Etichetta: Lilith Label

Elenco delle tracce

1. Spigoli
2. Sarò femmina
3. Dark ballad (feat. Paolo Benvegnù)
4. Elettroni
5. La lingua
6. Distanze
7. Polline
8. Anidride carbonica
9. Memo
10. La fuga

Brani migliori

  1. Dark ballad
  2. Spigoli