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Diego Rivera

Gran Riserva

Bisogna sentirsi addosso l’anima di certe terre per poterle raccontare, non basta viverle o conoscerle. In Gran Riserva, Carmine Tundo, alias Diego Rivera, ci racconta il Salento, con suoni e sapori diversi da quelli ormai stereotipati che siamo troppo abituati a immaginare pensando a quella splendida terra. Le suggestioni e il nome scelto potrebbero far pensare al Messico, al Sudamerica, invece è il Salento, quello vero, quello che va dal giorno dopo la partenza dell’ultimo turista fino alla vigilia dell’arrivo dei nuovi l’anno successivo. “Sei bella come Santa Maria/come quando arriva ottobre e i turisti vanno via” (Santa Maria al Bagno).

A cambiare e chiarire da subito il registro della narrazione è la scelta di affidarsi a sonorità new country, un cross-over con altri generi, sfumature western e sussurri acustici che sembrano invitare a metterci comodi per goderci ballate appassionate e bellissimi momenti strumentali (come la non casuale traccia d’apertura Nadir), che ci induce a immaginare quel meraviglioso “deserto sopra il tacco”, sofferente  e deturpato dall’ennesima estate fin troppo affollata. Quelle spiagge ci sono anche d’inverno, esistono anche senza essere calpestate dalle tarantelle, così come il mare, finalmente visibile per intero, nel suo continuo bacio con la terra in quell’estremo lembo dove sembra che il mondo finisca. Nel disco si racconta quell’anima, andandola a scovare Nei peggiori bar della provincia, quelli malmessi, popolati sempre dalle stesse facce e non tutte rassicuranti, dove “Il nostro Cristo ha la faccia da delinquente/Almeno cinque anni di galera sulle spalle”. Il rovescio della medaglia dei lidi affollati e tirati a lucido sotto il sole di agosto. Sono argomenti cari a Carmine Tundo che in questi bar, vitali e disperati, ci ha portato anche con le belle canzoni (Ferie di metà Settembre o Lettera dalla Provincia Leccese) de La Municipal, band che condivide con Isabella Tundo, che anche in questo disco ci regala la sua bellissima voce in più di un brano, ricomponendo, su altre sonorità, il cuore di quel necessario (per noi soprattutto) progetto che condividono da tempo.

Le undici tracce del disco si snodano prendendoci per mano, trasportandoci in un mondo che dal Salento diventa interiore, tra amori, lontananze e nuovi approdi, per ritornare poi a fare di nuovo i conti con l’appartenenza a quei territori (Malvasia Nera, Il Negozio di Scarpe, A Dismisura). Questo disco conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che Carmine Tundo è uno dei migliori autori della generazione dei trentenni, e molto probabilmente non solo di quella.

Foto di Roberto Mangialardo

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Carmine Tundo
  • Anno: 2020
  • Durata: 28:00
  • Etichetta: Discographia Clandestina

Elenco delle tracce

01. Nadir
02. Nei peggiori bar della provincia
03. Chiaro di luna
04. Malvasia Nera (feat. La Municipàl)
05. Santa Maria al bagno (feat. La Municipàl)
06. Maracuja
07. Il negozio di scarpe (feat. La Municipàl)
08. Calendule
09. A dismisura
10. Aspettando Hydra (feat. Carmine Tundo)
11. Sarà come morir

Brani migliori

  1. Santa Maria al bagno
  2. Malvasia Nera
  3. Nei Peggiori Bar della Provincia

Musicisti

Carmine Tundo: Basso, tastiere e voce - Alberto Manco: Batteria e percussioni: Roberto Mangialardo: Chitarre - Isabella Tundo: Cori (traccia 2-4-5-7 ) - Chiara Turco: Cori (traccia 9)