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Amerigo Verardi

Hippie Dixit

Hippie Dixit, in uscita il 16 dicembre grazie all’etichetta indipendente The Prisoner records,  è l’ultimo album di Amerigo Verardi, nome storico della scena neo-psichedelica italiana che proprio quest’anno festeggia il trentennale di attività di musicista e produttore artistico; un artista che purtroppo al momento non ha ancora ottenuto la meritata visibilità e che rimane un personaggio di culto per gli appassionati.

Prima di inoltrarci nella disamina del disco facciamo una rapida panoramica sul suo percorso musicale: a soli vent’anni fonda gli Allison Run (God was completely deaf, 1989), nel 1988 da’ vita al progetto parallelo The Betty's Blues con i quali incide un mini-LP. Il 1995 è invece l’anno della svolta per Verardi che fondando i Lula abbandona la scrittura dei testi in inglese per l’italiano (Da dentro viene inserito fra i migliori 100 album rock); seguono gli album da solista Morgan e Cremlino e coca e l’eccellente Nessuno è innocente sotto lo pseudonimo Lotus. In coppia con Marco Ancona dà vita a due album: Bootleg-Oliando la macchina (2009) con cui vince il premio MEI-PIMI come migliore autoproduzione dell’anno e l’album pop per eccellenza Il diavolo sta nei dettagli (2012). Dal  1986 al 2016 ha vinto diversi premi nell’ambito della musica indipendente (tra cui il premio MEI come miglior produttore artistico)e ha collaborato con nomi fondamentali della scena rock nazionale come Manuel Agnelli, Carmen Consoli, Baustelle e in quella internazionale con Natalie Merchant nel brano Camden Town scritto da Verardi per i Lula.

Ma veniamo ora a Hippie Dixit, album composto da 14 pezzi che potremo definire dei cortometraggi in musica, decisamente dilatati  per un totale di 100 minuti di autentico viaggio musicale fra pop, rock, psichedelia, progressive e canzone d'autore pur rimanendo però un disco che vola al di sopra delle etichette di genere. Composto e registrato nel corso di svariati mesi nel suo studio casalingo (Alma Mater Studio), in quasi totale solitudine ha fatto sì che quest’ultima opera sia “certamente uno dei lavori più importanti che io abbia mai realizzato sia a livello di musica che di testi. Comporre e registrare musica da solo (a parte qualche estemporanea ma importante collaborazione), mi ha permesso di viaggiare all’interno dei miei mondi come forse non mi era mai capitato prima. Il mio augurio è che l’ascolto di “Hippie Dixit” possa ispirarvi pensieri di bellezza e di creatività, trasferendo in voi parte di quella stessa forte energia che mi ha accompagnato per tutto il periodo delle registrazioni.”

Hippie Dixit è un album in cui sia i testi che i suoni, attraverso una sapiente miscela di sonorità tipicamente marocchine e indiane, denotano un certo risvolto geografico ben riscontrabile ad esempio nell’attaccamento di Verardi alla sua terra natia: Brindisi (ai terminali della via Appia), giocando con la doppia valenza della parola Brindisi come augurio e al contempo nome della città, affronta e tratta con ironia la morte causata dall’avvelenamento da sostanze tossiche a causa della centrale di carbone di Cerano. Ma anche nei richiami all’oriente (L’uomo di Tangeri  pare volerci catapultare grazie all’alternanza sogno-incubo nella corte dei miracoli in compagnia di William S. Burroughs; nella Grecia (Korinthos) e  nell’omaggio alle atmosfere dolci e meditative della Valle d’Itria con i suoi bianchi trulli (Cisternino bhole baba dhuni).

Verardi non si ferma certo qui e infatti c’è spazio anche per le emozioni che gravitano nell’intimo delle storie personali (Innocenza con la chitarra che ci rimanda a Dylan e Pietre al collo), per un triste capitolo di storia dell’Unità di Italia (Due sicilie che con il suo frenetico e ossessivo riff di chitarra, il testo duro e le urla lancinanti in sottofondo vuole a suo modo ribadire ancora una volta la pesante verità che non può più essere ignorata né occultata), per i riferimenti biblici (lo strumentale Viaggi di Paolo e Chiarezza con l’ottimo contributo di Ilenia Protino alla voce e di Andrea D’Accico alla chitarra), per i viaggi temporali accompagnati da sonorità mediorientali (Terre promesse) fino ad arrivare all’incontro-scontro tra un’improvvisazione di chitarra acustica e il rumore d’ambiente registrato ai margini di una strada provinciale (A piedi nudi). A chiusura di questo viaggio è stato inserito un omaggio all’artista brindisino Alessandro Tomaselli con la canzone A me non basta arrangiata da Verardi.

Pur essendo un disco che “scorre via” nell’ascolto non ci si trova certo davanti ad un disco “facile”. E’ un lavoro questo che merita attenzione in quanto ci sprona a ripetuti ascolti proprio per poter metabolizzare al meglio l’intelligenza delle liriche. Senz’ombra di dubbio con questo suo ultimo album Americo Verardi si conferma, a parere di chi scrive, tra i musicisti “alternativi” più brillanti ed importanti dello scenario italiano.

Da evidenziare inoltre l’uscita in contemporanea con il cd anche del suo primo libro, una raccolta di scritti in forma di poesia accumulati negli ultimi 10 anni, per l’editore Brundisium.net dal titolo: S.I.N. – Scherzi.Improvvisi.Notturni.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Michele Bitossi per The Prisoner, Amerigo Verardi
  • Anno: 2016
  • Etichetta: The Prisoner records

Elenco delle tracce

Cd1
01. L’uomo di Tangeri
02. Terre promesse
03. Pietre al collo
04. Due sicilie
05. Cisternino bhole baba dhuni
06. A piedi nudi
07. Brindisi (ai terminali della via Appia)
Cd2
01. Viaggi di Paolo
02. Korinthos
03. Chiarezza
04. Verità
05. Innocenza
06. Le cose non girano più
07. A me non basta

Brani migliori

  1. L’uomo di Tangeri
  2. Due sicilie
  3. Brindisi (ai terminali della via Appia)

Musicisti

Ilenia Protino: voci "L'uomo di Tangeri", "Chiarezza" e "Terre promesse"; basso "Chiarezza" - Andrea D’Accico: chitarra acustica "L'uomo di Tangeri" e chitarra elettrica solista "Chiarezza" - Roberto D’Ambrosio: bouzouki  "Viaggi di Paolo", "Korinthos" e "L'uomo di Tangeri" - Paolo Celeste:  basso  "Brindisi (ai terminali della via Appia)" - Rocco Caloro: percussioni "Korinthos" - Fabio Sasso: batteria ed effetti elettronici "Chiarezza" - Daniela De Maria: voci "Le cose non girano più" - Paola Petrosillo: voce "Le cose non girano più" - Isabella Benone: violino "Le cose non girano più"