ultime notizie

I Perturbazione raccontano l’uscita di ...

La data di pubblicazione dell’ottavo disco in studio dei Perturbazione, fissata in origine per il 20 marzo, a causa del Covid-19 e dei conseguenti problemi di distribuzione, è slittata di ...

Joseph Martone

Honeybirds

I primi due stands discografici li aveva allestiti con suo cugino Tom Aiezza ed i Travelling Souls ma ora, alla terza prova, l’italo-americano Joseph Martone se la gioca in solitaria con Honeybirds, intensificando la presenza qualitativa chiamando a supporto due artisti-musicisti di grosso calibro: Taylor Kirk (dei Timber Timbre) e Ned Crowther (dei The Fernweh), rispettivamente producer e co-autore degli otto pezzi previsti in elenco.

Una svolta brusca e sintomatica di quanto Joseph voglia rimettersi in gioco in prima persona e testare nuovi sentieri, portando a compimento un full-lenght di gran caratura ideativa. L’iniziale Working on me s’appoggia su aspetti cupi e sussurrati, come se ci fossimo smarriti tra le lande del Gran Canyon, ma la voce di Martone è di quelle rassicuranti che ispirano Trust, fiducia appunto, capace di calamitarci anche in briose partiture folk-country per nulla dozzinali, stimolando gustosi scenari immaginifici. L’ugola del Nostro si ottenebra, ulteriormente, nel versante filo-mantrico del singolo estratto The deal, guarnendo l’assetto con inserti sospensivi e garantendo assoluta unicità al brano. Sfilano, poi, variabili come St. Christopher che sanno di estro ialino: un cullante dark-folk-funk che pizzica con assoli di synth vintage e calore vocale. Dopo la classic-ballad Same old same old, s’intrufola con discrezione lo slow-blues di Oh Goodness Me, per accomunarci in piena sintonia con gli States, rimandandoci ad un'immagine cinematografica con un gruppo di amici riunit attorno ad un falò, facendo dondolare una dobro con estasianti occhi chiusi. Invece, la soffusa Declared war avvicina lo spartito di Joseph a certe comfort-zone di Springsteen. Tuttavia, il richiamo a Mark Lanegan e Tom Waits è troppo forte e ritorna prepotente nella closing-track Firefly, la quale ci congeda con un lungo afflato di female-voices, tra cui la prestigiosa Ilaria Graziano (già con Yoko Kanno e Francesco Forni).

Honeybirds è un album dall’abbraccio internazionale e Joseph Martone ha affidato la registrazione a Richard Reed Parry (Arcade Fire) e Pietro Amato, con la masterizzazione curata da Harris Newman (a lavoro con Wolf Parade, Frog Eyes e tanti altri), gestendo il tutto tra Napoli e Montreal. Se vi sembra poco…

 

 

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 31:52
  • Etichetta: FreakHouse Records

Elenco delle tracce

01. Working on me
02. Trust
03. The deal
04. St. Christopher
05. Same old same old
06. Oh, goodness me
07. Declared war
08. Firefly

Brani migliori

  1. St. Christopher
  2. Trust
  3. The deal

Musicisti

Joseph Martone: voce, chitarra baritono - Taylor Kirk: chitarra elettrica - Ned Crowther: basso - Pietro Amato: tastiere, french horns - Jonathan Maurano: batteria