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Rebi Rivale

Hotel Reborn

E se un giorno la vita ti strappasse da me
Se tu morissi, che sia lontano da me
Poco m’importerebbe se tu m’ amassi
Perché anch’ io morrei (Édith Piaf,  Hymne à l'amour)

Nel bel mezzo di una festa americana di fine anni Quaranta, vestita d'azzurro, Édith Piaf telefona a Marcel Cerdan, pugile marocchino campione del mondo dei pesi medi con cui ha una relazione più o meno segreta, e gli chiede di raggiungerlo per qualche giorno. Non in nave, ma in aereo: "La via del cielo amore, per tornare Marcel / ché se ti porta il mare avrò il tempo di morire". Cerdan dovrebbe iniziare gli allenamenti per il re-match per il titolo contro Jake LaMotta, ma decide di posticiparli e prende quell'aereo, che si schianta sul monte San Miguel e non lascia superstiti. Dopo la festa Édith Piaf si addormenta felice, perché sa che di lì a poche ore vedrà Marcel Cerdan stendersi vicino a lei sul letto. E lo vedrà davvero, ma sarà solo un sogno. La notizia della sua morte la getta nello sconforto, e da questa tragedia nasce una delle sue canzoni più famose, Hymne à l'amour, cantata la sera successiva prima di collassare sul palco. Tutto questo è raccontato, con sintesi ed evocatività estreme, dalla cantautrice udinese Rebi Rivale nell'ultimo disco Hotel Reborn. La sua Concerto per Marcel Cerdan è una lettera, l'ultima di tante, che Édith Piaf scrive al suo amante prima di salire sul palco. Un brano lacerante, perché allude senza patetismo. Un brano dalla potenza narrativa incalcolabile, struggente, che ridà a chi ascolta il dolore della protagonista e i suoi tentativi di vincerlo, cadendo nella rassegnazione per un fatto inesorabile: "e cadono parole su questo palcoscenico Marcel / le vedo ammutolire mentre diventano per sempre mai più".  Questi sono gli elementi che la rendono la canzone più intrigante di un disco fortemente caratterizzato dalla struttura musicale.

Oltre all'importanza assegnata a fraseggi, pedali e riff, tutte le canzoni concepiscono mini-suite o mini-fughe nella parte finale, così da rendere il senso di un rock che non è tanto elettrico o sintetico ma sinfonico, musica strumentale con uso significante della voce (e che voce, così svettante). Ci sono poi canzoni, come la title-track o La cruna dell'ago, che si dirigono verso un folk di respiro nordico, mitteleuropeo, a cui Udine inevitabilmente guarda (e forse non è un caso che l'ultima traccia abbia titolo inglese).

Se la composizione e gli arrangiamenti sono determinanti, non si può dire diversamente dei testi. Campione esaustivo in questo senso è Delirio d'impotenza, in cui i richiami interni, i versi allitteranti, le anafore, le catafore e le diafore dimostrano l'importanza delle figure linguistiche, retoriche e di posizione che la canzone recupera dalla poesia e sintetizza a braccetto con la musica. In questo caso, il risultato è dirompente.

Che cos'è l'Hotel Reborn? Un non-luogo in cui si arriva "a un passo dal niente", dove forse si riesce a vedere e azzerare tutto, sfidando "il mostro" (le nostre paure) che si nasconde dietro la porta o sotto al letto. L'Hotel Reborn è anche "la cruna dell'ago", una stazione in cui è necessario fermarsi per ri-nascere da quello che abbiamo sbagliato, o dalle brutture che la vita ha riservato agli umani. "È quel momento preciso nel tempo / in cui la vita tradisce a sorpresa / ci lascia nudi e ci sbatte su un palco / si siede al buio e rimane in attesa". Sembra tornare l'allusione alla vicenda di Édith Piaf, per riprendere il filo iniziale, in un immaginario enigmatico che rimanda a dinamiche universali con soluzioni raffinate (stupefacenti gli archi di questo disco).

Hotel Reborn è un album in prima persona, è intimo e privo di timidezza, ma mai indiscreto. È la manifestazione più diretta di una poetica femminile costante e riconoscibile.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Rebi Rivale
  • Anno: 2017
  • Durata: 30:40
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. Al fuoco, al fuoco!
02. Concerto per Marcel Cerdan
03. Demoni
04. Delirio d'impotenza
05. Hotel Reborn
06. L'uomo nero
07. la cruna dell'ago
08. Ho pensieri
09. Humans
 

Brani migliori

  1. Concerto per Marcel Cerdan
  2. Delirio d'impotenza

Musicisti

Antonio Merici: violoncello  -  Filippo Tantino: contrabbasso, basso elettrico  -  Massimo Passon: programmazioni  -  OrnellaTusini: chitarra classica  -  Davide Sciacchitano: contrabbasso  -  Paolo Forte: fisarmonica  -  Rebi Rivale: voce, chitarra acustica, programmazioni, organo, tamburo cinese  -  Marco Bianchi: chitarra classica, chitarra elettrica, effetti e programmazioni  -  Clarissa Durizzotto: clarinetto basso, sax  -  Elvis Fior: batteria  -  Anna Apollonio: violino