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Filo Q

Il bordo del buio

Perlustrare il buio tra i relitti delle illusioni, delle insoddisfazioni e delle occasioni che «dopo anni non sembrano più così tante», per rintracciare fiotti nascosti di autentica luce, che irrorino e sciolgano la malinconia dolce di suoni delicati: questo appare lo scopo del secondo album da solista di Filo Q, voce ed elettronica dei Magellano (con l’otago Pernazza e Rolle), arrangiatore, musicista, autore e remixatore per artisti come Micol Barsanti, Numero 6, Perturbazione, Meganoidi, Boosta, Paolo Benvegnù (che registrò e mixò il suo disco d’esordio nel 2007), Ex-Otago, l’amico Tarick1 e tanti altri.

Nelle sue canzoni archi sfumati e morbidezze di piano squadernano una bellezza struggente come quella dei colori di un paesaggio reale, umile e semplice, eppure immensamente maestoso; essi abbracciano le asperità oscure di ritmica, synths ed elettronica, quasi per ricercare una sintesi di armonia come soluzione della tristezza di ogni ombra, oppure come celebrazione di «una nostalgia» che «è gioia senza l’amarcord» (Perso).

La voce di Filo Q possiede una lievità narrativa à la Perturbazione che avvicina le parole (ad esempio in Causeffetti, con la chitarra elettrica di Giuliano Dottori); talora, però, rorida di umori dolci-amari, va a fondo con un pathos che ricorda a tratti Vasco Brondi, pur mantenendo il fervore gentile di chi guarda il mondo con gli occhi lucidi del sogno e del ricordo, in una percezione della realtà che ne distingue i contorni poetici o surreali, piuttosto che assumere l’espressionismo più nudo delle Luci.

È il caso, ad esempio, dell’ottima La memoria, che rammenta che conosce le profondità della vita solo chi vi si immerge, lasciandosi circondare dal suo «liquido nero», perché «vuol essere felice» e non si arresta per «il terrore per le onde e le increspature». Oppure è il caso di Perso, sospesa nella trama minimale della chitarra acustica e punteggiata dallo xilofono di Filo e dalla chitarra slide di Roberto Angelini.

Una desolazione fragile e un’eleganza eterea nutrono la magnifica Bombardano Parigi, con theremin onirico e synths quasi space, il calore triste della tromba jazz di Roby Nappi Calcagno e quello denso del piano dell’amico Max Morales. Disarmante è l’umanità nei suoi sbagli ed ineludibili ipocrisie negli splendidi chiaroscuri di Amore Maddalena, con i cori e il tremolo accorato di charango di Senpai (il conterraneo Paolo Sala).

La musica di Filo Q ha la raffinatezza “confidenziale” e limpida del cantautorato, il calore analogico del jazz, la tenue e carezzevole malinconia dell’indie-pop e una vocazione sperimentale che rende di nuovo vergine ogni suono, per donargli il valore e il sapore alchemico giusto in un’esplorazione avvolgente di animi e storie.

Speriamo che si parli di più di questo disco, anche se la grazia dal sapore quotidiano non si fa gridare, ma è da custodire. Nel suo fascino discreto.

1 commento

Ambrosia Jole Silvia Imbornone { 22/05/2011 )

prova


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In dettaglio

  • Anno: 2011
  • Durata: 42:28
  • Etichetta: Micropop

Elenco delle tracce

01. Di giorno gli incubi hanno sonno

02. La memoria

03. Illumina

04. Causeffetti

05. Perso

06. Bombardano Parigi

07. Il sapore

08. Amore Maddalena

09. Rendermi presentabile

10. Sparire qui

Brani migliori

  1. La memoria
  2. Bombardano Parigi
  3. Amore Maddalena