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Francesco Anselmo

Il gioco della sorte

“Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l'empio, per il puro e l'impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio, per chi giuria e per chi teme di giurare.” (Libro del Qoelet) 

La sorte è una dea antica. I greci la chiamavano Tyche, inevitabile, i romani Fortuna, una sorta di figlioccia alienabile (basti pensare alla famosa locuzione sallustiana o al Rinascimento). La sorte è una compagna delle credenze popolari, che cercano di scardinarla per evitare che diventi mala-sorte; basti pensare ai giochi di carte, ai tarocchi e a tutta la massa proverbiale, che la traslano verso il concetto di Provvidenza. Il cantautore siciliano Francesco Anselmo le ha dedicato il suo primo disco, piazzandosi tra i finalisti delle Targhe Tenco 2018. Nel suo lavoro, intitolato Il gioco della sorte, mescola abilmente l'immaginario mitologico e quello folclorico per esaurire le sfaccettature della parola e le sue implicazioni sul circostante.

C'è da premettere che nel disco si rintraccia il concetto di canzone su cui Anselmo costruisce la sua poetica, riassunta con fulminante efficacia dalla parola «fiabola»: una crasi tra fiaba e favola, forme letterarie distinte dall'elemento morale, che nella favola è esplicito, e da quello magico, centrale solo nella fiaba. Per Anselmo la canzone è una fiabola, una forma ibrida che si serve di elementi magici per descrivere la realtà, con un intento morale mai biasimante, ma pastellato dall'ironia. Gli elementi magici sono l'allegoria e la metafora, che nella title track trasformano la sorte, dea, in una «vecchia rimbambita» moglie del destino. Salmone noir, scritta a quattro mani con Andrea Caligiuri (autore da tenere d'occhio), mette invece in musica un bestiario magico e gotico, che intreccia la sorte al mistero. I due personaggi, la Signora Salmone e il Signor Mantello, rimangono intrappolati in un treno sospeso su un ponte, e i loro corpi si fondono a formare un «pesce barbuto avvolto in un nero mantello». Qui l'unica parte realistica della canzone è il ritornello, che descrive il paesaggio della fantasia. Il vento, presente in tutto il disco, viene trasformato in un Pittore futurista, un pennello della sorte dei migranti. Ecco la fiabola, la magia per raccontare la realtà (l'attualità, in questo caso), l'aulico e il prosaico da Guccini in giù. Così lo scafista diventa nocchiere, come quello che trasportava Pinocchio e Lucignolo verso il paese dei balocchi. Un paese che però non arriva mai, perché l'unica cosa sempre in vista rimane il mare.

La crisi è forse il brano meno magico del disco, perché è un po' meta-canzone un po' commento (Anselmo è laureato in economia), e ironizza sulla sorte della crisi, legata necessariamente al cambiamento del contesto (culturale, prima di tutto). La quinta traccia, Il barbiere di sua figlia, è invece un autentico divertissement che cita la celebre cavatina Largo al factotum. L'elemento allegorico qui trasforma il personaggio rossiniano in un barbiere moderno tutt'altro che di qualità, che costringe la donna a far tutto da sé. E dov'è la sorte? Sta proprio nell'opera buffa citata, che viene parodiata in un sabato pomeriggio qualunque; Figaro, il tuttofare, era «fortunatissimo per verità», aiutato dalla sorte: la fortuna del barbiere viene ribaltata nella s-fortuna della cliente.

Gli antichi facevano sacrifici per ingraziarsi la sorte, conoscerla, sapere cosa gli sarebbe accaduto. È il tema di Chissà, in cui le domande vengono rivolte al cielo e in particolare alle stelle, alle quali dovrebbe essere affidata la sorte del mondo intero. La notte è qualcosa a cui credere, un riparo per le paure e le incertezze, ed è prologo ideale per introdurre un altro tema fondamentale del disco, sotteso a tutte le tracce e anche al concetto di sorte: la Sicilia. Ti detti l'anima, scritta da Moffo Schimmenti e musicata da Fabio Abate (cantata da Anselmo e da Paola Bivona) è una struggente poesia d'amore in dialetto dal sapore trecentesco, piena di riferimenti letterari millenari e rime siciliane; qui la sorte è data ancora in mano al vento, a cui l'amante chiede notizie sulla risposta dell'amata: «ventu dimmi chi bboli, fammi sapiri s'accetta amuri».

In Sogna mondo Anselmo torna a parlare di ciò che lo circonda, riflettendo su un altro tema delicato, il rapporto con la tecnologia e la sostanziale differenza, di matrice pasoliniana, tra sviluppo e progresso della società. Una società in cui «come nella briscola vince chi ha più punti in mano»: gli unici strumenti utili per comprendere il racconto e scardinarlo sono il sogno, la fantasia, la magia. La sorte si può aspettare anche in fondo a un viale. È questo che racconta Tre punte, in cui una partita a carte tra «quattro vecchi in un tavolino» (che ricordano quelli della Città vecchia di De André) diventa una sfrenata rincorsa all'asso piglia tutto. La canzone ha una tinta autobiografica: le tre punte, logicamente, rappresentano la Sicilia, terra natìa che il cantautore ha lasciato per cercare proprio quell'asso (trovato parzialmente nell'Officina Pasolini di Roma), e che si immagina lì, ferma (forse anche troppo), cucita al mare.

Esaurito il filo tematico, è necessario soffermarsi su quello musicale, sicuramente derivativo, ma tinto da picchi di raffinatezza. A cominciare dal riff della canzone d'apertura, che indirizza il disco verso la ricerca costante di un refrain a cui tornare per riavvolgere la narrazione. Il pittore futurista, in questo senso, è un saggio di quanto in alto può arrivare la scrittura di Anselmo, che oltre all'unione esemplare di melodia, armonia e interpretazione dimostra  scaltrezza nell'abbinare le linee melodiche ai cambi di ritmo; questo picco si ripete nella canzone di chiusura, in cui le repentine accelerazioni fanno da contraltare a una scrittura sintetica e diretta. La composizione di Anselmo si poggia in maniera forte sulla chitarra e sulle sue svariate possibilità timbriche, usate a piacimento per declinare i vari livelli emotivi che compongono il disco. Alle corde però, nel Barbiere di sua figlia, fa da contrappunto goliardico il pianoforte, che nella citazione di Largo al factotum dà un tocco colto alla canzone, elevandola dall'apparente bassezza tematica. La pulizia del disco è data dalla minuziosità degli arrangiamenti (la marimba in Salmone noir, la fisarmonica leggendaria di Ruggiero Mascellino nel Pittore futurista e in Chissà) e dalla ricerca strumentale con cui i brani si stratificano. Oltre all'accattivante sezione di ottoni, centrali sono il friscalettu (uno zufolo affine al flauto dolce), il marranzano, strumenti tipici della musica popolare siciliana che connotano il disco senza renderlo di nicchia; se lo si dovesse incorniciare da un punto di vista di genere lo si potrebbe inserire nel mai rassicurante folk di combattimento (ecco la parte derivativa, da Bandabardò e Modena City Ramblers in su), ma la varietà di soluzioni strumentali che lo sposta dallo ska al jazz spinge piuttosto ad apprezzarne la freschezza e l'intelligenza.

Non è semplice scrivere un concept album. Eppure è necessario, perché è proprio nell'album "di concetto" che la canzone d'autore trova la sua fertilità, la sua eccezionalità. Francesco Anselmo l'ha fatto al suo debutto, costruendo un disco coerente e coeso per testi e musiche, senza sbavature, complesso ma mai complicato, rinfrescando quella sacrosanta distinzione tra lo sviluppo di una poetica (insieme di marchio lessicale e impronta musicale) e la rincorsa alla becera mercanzìa.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco Anselmo e Paolo Coletta
  • Anno: 2018
  • Durata: 31:16
  • Etichetta: Isola Tobia Label

Elenco delle tracce

01. Il gioco della sorte
02. Salmone noir
03. Il pittore futurista
04. La crisi
05. Il barbiere di sua figlia
06. Chissà
07. Ti detti l'anima (testo di Moffo Schimmenti e musica di Fabio Abate)
08. Sogna mondo
09. Tre punte

 

 

Brani migliori

  1. Tre punte
  2. Il pittore futurista
  3. Il barbiere di sua figlia

Musicisti

Francesco Anselmo: voce, chitarra acustica, marranzano  - Francesco Argento: batteria e percussioni  - Luciano Ficile: basso elettrico  -  Manuele Giunta: pianoforte e tastiere  -  Matteo Bottini: chitarre acustiche, chitarre elettriche, chitarra classica  -  Paola Bivona: cori  -  Andrea Caligiuri: voce narrante in "Salmone noir"  -  Giuseppe D'Ippolito: bouzouki e friscalettu  -  Ruggiero Marcellino: fisarmonica  -  Giacomo Tantillo: tromba  -  Pietro Sardo: trombone  -  Carla Restivo: sax contralto