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Ernesto Bassignano

Il grande Bax

Torna, a due anni di distanza dal precedente Vita che torni, Ernesto Bassignano. E lo fa con un cd, Il grande Bax, che per certi aspetti può essere letto come una sorta di diario di viaggio interiore. Può apparire, forse, paradossale tale definizione, dal momento che l’unico vero pezzo autobiografico (o almeno così sembra, come diremo oltre) è il primo. Ma è un paradosso solo apparente, perché da sempre Bax - nei giornali e nelle radio con cui ha collaborato e recentemente sui social - si è occupato di attualità, di politica, del sociale. E questi sono, appunto, i temi che ritroviamo nella sua nuova fatica discografica.

Romano di nascita ma piemontese di origine (lo dimostra la fede calcistica juventina), Bassignano è da sempre collegato alla cosiddetta scuola romana del Folkstudio (“Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulle spalle”... De Gregori, Venditti, Lo Cascio e, appunto, Bassignano). Ma sarebbe una definizione molto parziale, perché Bassignano fin dall’inizio della sua carriera ha saputo alternare alla musica l’impegno politico e culturale (negli anni Settanta nel PCI, quindi alla Rai e a “Paese Sera”). Vale la pena ricordare tutto ciò, perché come accennato Bassignano ha la grande capacità di affrontare certi argomenti da diversi angoli prospettici. E lo fa anche adesso con 'Il grande Bax'.

Il disco si apre con un brano fortemente autobiografico già dal titolo, Chi sono davvero. Una bella ballata in cui sembra fare il punto della sua vita, guardandosi alle spalle - certo - ma rivolgendo anche la testa verso il futuro che lo attende. Interessante, da questo punto di vista, l’uso dei modi verbali dal momento che tutta la canzone è costituita da verbi all’infinito (il modo, per certi aspetti, del “sempre”) seguiti da altri all’indicativo futuro. E questo accade anche quando egli rievoca momenti della vita passata (come il ricordo della madre).
Bax dopo aver guardato a se stesso volge gli occhi alla realtà che lo circonda. E ne vede macerie fumanti. I padri, che non sanno più esserlo (inchiodati a guardare qualche schermo piuttosto che i figli), forse ne sono la causa in Davanti a uno schermo. Oppure è la mancanza della cultura dei nostri giornalisti che regalano solo 20 righe di cronaca al suicidio di due mostri sacri della nostra cultura, l’attore Tino Schirinzi e la musicista Daysi Lumini. Quando scoprono che Schirinzi ha ormai poco da vivere (a causa di un tumore), capiscono entrambi che non potranno reggere il peso di una separazione forzata e decidono di suicidarsi gettandosi da un ponte del Mugello, mano nella mano. Desy e Tino è a tutti gli effetti, però, una canzone d’amore, in cui il volo finale è rappresentato come una sorta di fuga verso l’infinito.

Si passa, quindi, al dittico della grande tragedia collettiva e sempiterna, quella dell’esiliato forzato che troverà ad attenderlo nel nuovo paese sguardi ostili (Gente di passaggio); e quella della guerra, a cui si può rispondere solo con una fuga d’amore, passando così da disertori (È la guerra).
Lo chiamavano artista - con il suo ritmo da rumba - può apparire una canzoncina leggera e orecchiabile. E senz’altro la è. Ma, a leggere bene tra le righe, si capisce che quel musicista che canta per strada senza nessuna velleità economica (bellissimo è il riferimento iniziale a Luigi Tenco) ma solo per la libertà di farlo è lo stesso Bassignano (e chissà che il titolo non sia un’inconscia frecciatina a Francesco De Gregori).

Canzone che sembra fuori dal coro e decontestualizzata è, poi, Motori. Ma anche in questo caso crediamo che una prima lettura rischia di apparire fuorviante. Perché anche qui Bassignano canta un mondo che forse è destinato all’estinzione, quello dei motori d’epoca. Paradossalmente assistiamo a una sorta di rovesciamento dell’ottica futurista. Se lì la macchina (e quindi il motore) soppianterà il povero patetismo delle emozioni umane, qui sono le macchine (grazie alla personificazione) che rischiano di scomparire dall’arrivo dell’uomo nuovo incurante del bello. E a proposito di bello, varrà la pena ricordare l’ottimo lavoro al pianoforte di Edoardo Petretti.

Si torna a parlare, quindi, di attualità con Per te. Bassignano affronta un argomento tanto difficile quanto insidioso. La canzone è infatti una dedica alla povera Valeria Solesin, unica italiana morta nella mattanza del Bataclan di Parigi. Il rischio di cadere nel retorico era alto, ma Bax aggira l’ostacolo dal momento che, a parte una metafora, decide di utilizzare un linguaggio anti aulico, scegliendo termini tratti dalla quotidianità come ‘sole, ‘paura’, ‘amore’, ‘odio’, ‘cuore.
Il disco, infine, si chiude, con un altro brano dolente e quasi a cappella. Bassignano musica una breve quanto struggente poesia di Duilio del Prete, l’indimenticabile Guido Necchi del primo Amici miei, ma anche cantautore di assoluta levatura. La voce sembra quasi mancare, come la vita che ci sfugge, che ci fa perdere l’ultimo abbraccio (Come un abbraccio).

Un disco, insomma, questo 'Il grande Bax' in cui, pur affrontando tematiche estremamente dolorose, si avverte tutta la serenità di un uomo che aspetta con occhio ancora curioso il tempo che verrà e che sa fare i conti con i piccoli e grandi dolori personali e sociali.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica:  Ernesto Bassignano e Mauro D'Angelo
  • Anno: 2017
  • Durata: 33:41
  • Etichetta: Egea Music

Elenco delle tracce

01. Chi sono davvero
02. Davanti a uno schermo
03. Desy e Tino
04. Gente di passaggio
05. E' la guerra
06. Lo chiamavano artista
07. Motori
08. Per te
09. Come un abbraccio

Brani migliori

  1. Chi sono davvero
  2. Per tre

Musicisti

Stefano Ciutti: Chitarre  -  Riccardo Savinelli: Viola  -  Edoardo petretti: Pianoforte, sintetizzatori e fisarmonica