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Rusties

Il volo del rapace

Dopo avere suonato e cantato in inglese per sette album, con la benedizione sciamanica di Mr. Neil Young, i Rusties, band bergamasca di solida e robusta costituzione rock, hanno ben deciso di sperimentare con un album di brani completamente cantati in italiano.
Dopo un primo tentativo con il precedente Dalla polvere e dal fuoco (riuscito, ma puntava soprattutto sulla traduzione di cover), possiamo dire senza tema di dubbio che il risultato è da considerarsi pienamente positivo, e quindi il futuro potrebbe e dovrebbe riservarci altri album in italiano. Ma forse era giusto che arrivasse questo momento perché il misurarsi con ciò che non si conosce è nella logica del rock e non si può immaginare una carriera musicale senza “rischiare”. Ed i Rustiies, capitanati dal multiforme Marco Grompi non si sono fatti cogliere impreparati ed hanno sciorinato una bella serie di brani in questo Dove osano i rapaci, che se rivoluziona il loro approccio alle liriche, musicalmente rimane allineato al suono che hanno da sempre proposto su album e palchi (vedi il video del brano).

Per aiutare il lettore ad entrare meglio nelle dinamiche del nuovo lavoro, proviamo a dare qualche dettaglio in più, partendo con Dove osano i rapaci, un ‘chitarra acustica e voce’, supportata da un testo immerso in un’atmosfera younghiana. Un suono nervoso che accompagna liriche intense e capaci di essere evocative quanto basta per non perdersi in moti di malinconia. Una sorta di invettiva per il tempo e le occasioni perdute da una generazione.
Si apre con un coro che ricorda Because dei Beatles Non tornerà, la seconda traccia dell’album, con un intro di pianoforte che accompagna la voce per un brano che richiama alle situazioni, o meglio alle incrostazioni, della cronaca e della politica. Un testo originale che sbeffeggia luoghi comuni e modi di essere vecchi e stantii, con una musica che colpisce per la sua determinazione pur nell’apparente semplicità. Se è possibile affermarlo, diremo che Non tornerà è un testo “politico sociale”. Pezzo di carta si apre in maniera nervosa e con un testo che appare come un’invettiva quasi fosse, anche in questo episodio, parte di una storia che cerca di manifestare il disagio per le vite spezzate dei nostri gironi. Il ‘pezzo di carta’ del titolo è chiaramente legato al titolo di Laurea che nel nostro Paese sempre di più vale meno di zero…Un brano che vede la chitarra elettrica ricamare, insieme all’organo, splendide trame musicali (clicca qui per vedere il video live).

Non lontano molto tempo fa parte con un riff bluesato, che accompagna l’ascoltatore in una sorta di buco nero nel quale è possibile percepire il senso di desideri che sfuggono sempre alla loro realizzazione; la chitarra elettrica qui è morbida mentre la sezione ritmica, in particolare il basso (dove troviamo Fulvio Minieri, qui nella foto, storico bassista bergamasco con un carnet di prestigiose collaborazioni), sono il giusto compendio ad un brano “scuro” che fa tornare i brividi di Tonight’s the night. Tutto un altro clima quello che si respira in Come planare, brano dall’inizio morbido, tra chitarra e pianoforte a supporto della voce. Suoni soffusi che ci riportano indietro, musicalmente, di almeno quarant’anni. Le atmosfere sembrano arrivare da quel suono west coast tanto amato da miriadi di ammiratori che ormai comprendono tre o quattro generazioni. Un gran bel brano, semplice nella sua struttura ma articolato nella sua capacità di raggiungere l’obbiettivo di stimolare un bel salto nel passato.

Si prosegue con Un uomo onesto, che ha ancora il suono del pianoforte come sua cifra narratrice di accompagnamento al testo. Un suono che crea un climax di forte impatto emotivo con un testo aspro e duro che indica come sia possibile distruggere una persona quando le situazioni della vita stravolgono valori e sorte. Una chiusura inattesa, ma coincidente con l’asprezza del clima che lascia un po’ di amarezza. Eclissi ha un incedere cupo, con un testo che rende quasi onirici i passaggi musicali e le liriche che cercano di manifestare il senso profondo di una situazione interiore. Con i bei fraseggi dell’elettrica di Grompi la canzone si accomoda su un groove che accompagna alla riflessione l’ascoltatore. Un brano molto particolare e ricco di sfumature che il suono della chitarra elettrica rende come una sorta di brivido notturno.
Una storia per noi ha nell’intro chitarristico la sua cifra successiva, per un rock suonato con grande classe e poco rumore, smorzato dal suono dell’organo che “impasta” gli ingredienti sonori del brano. Il suono si snoda su un percorso quasi ovattato, con la capacità di sedurre l’ascoltatore con la sua sinuosità nello srotolarsi davanti a lui. Un paio di scale ‘maledettamente’ anni ’70 (e per questo ancora amatissime) si materializzano intorno alla metà del brano, lasciando il mood complessivo libero di richiamare espressioni sonore di decenni fa. Ma lo fa riuscendo ad essere originale ed avvolgente, percorrendo un tratto di strada musicale che rimanda a “note” cavalcate elettriche amate da molti estimatori di un certo rock made in U.K. & U.S.A. Un brano che certamente sarà un cavallo di battaglia nei live dei Rusties.
Terz’ultimo brano e troviamo Queste tracce, che apre come meglio non potrebbe per un gruppo che ha iniziato la sua carriera ispirandosi al cavaliere elettrico del Canada… Il suono complessivo del brano è splendido e ha una capacità di essere magnetico che lascia davvero sorpresi e contenti. Una musica younghiana che nulla ruba e nulla toglie al nume tutelare, per una band che ha imparato molto bene la sua lezione la mette in atto, artisticamente parlando, da oltre quindici anni.
Il finale chitarristico è la perfetta chiusura di un brano davvero bello e ispirato (cogliamo qui l'occasione per rimarcare l'importante lavoro alle chitarre di Osvaldo Ardenghi, qui nella foto, grande musicista e cantautore anch'egli, che fra le tante collaborazioni avute nel corso della sua lunga esperienza può annoverare anche quella con Enzo Jannacci, che oltre ad uno scambio artistico li ha visti anche condividere una sincera amicizia). Siamo quasi alla fine e s’incontra Spirituale, brano che sa di malinconia e di spazi lontani, un desiderio di trovare un po’ di pace nel bailamme odierno. Anche in questo caso siamo sempre nei sapori west coast, con la chitarra elettrica di Grompi a fungere da maître che conduce ad un tavola imbandita, quasi a volerti invitare a scegliere quale sia la migliore pietanza da assaporare. Ma in questo album/tavola pare che tutte le pietanze siano - con le dovute e logiche differenze di ingredienti - da assaporare con grande cura e piacere. Magari un motivo chiude l’album, mantenendo immutato il clima intenso che lo ha attraversato, con la chitarra elettrica a manifestare la sua importanza in fase compositiva e realizzativa dell’intero lavoro. Nel complesso un suono rock che riesce a mantenersi morbido, mai invadente, piuttosto diremmo essenziale e pulito. Un suono adeguato per le liriche presentate, sia in questo che in tutti gli altri brani.
Una conclusione che è un po’ la summa di questo lavoro che vale la pena di conoscere, ben suonato (tutto in presa diretta dicono le note del CD) e registrato da Paolo Filippi nel Solid Groove Recording Studio di Ghiae, in provincia di Bergamo (nella foto in basso un momento di relax da parte del gruppo, con a sinistra Osvaldo Ardenghi, Massimo Piccinelli, Fabio Acquavia e ultimo sulla destra Fulvio Monieri, con Marco Grompi in veste di fotografo.....). Ora la prova dal vivo…che, siamo pronti a scommetterci, sarà certamente positiva ed efficace.  

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Marco Grompi & Rusties  
  • Anno: 2017
  • Durata: 51:39
  • Etichetta: Tube Jam Records / I.R.D.

Elenco delle tracce

01. Dove osano i rapaci

02. Non tornerà

03. Pezzo di carta

04. Non lontano molto tempo fa

05. Come planare

06. Un uomo onesto

07. Eclissi

08. Una storia per noi

09. Queste tracce

10. Spirituale

11. Magari un motivo


Brani migliori

  1. Non tornerĂ 
  2. Queste tracce
  3. Spirituale

Musicisti

Marco Grompi: voce, chitarre elettriche, chitarra acustica, armonica  -  Osvaldo Ardenghi: voce, chitarra elettrica  -  Fulvio Monieri: voce, basso  -  Massimo Piccinelli: tastiere, voce  -  Filippo Acquaviva: batteria, voce