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Stereokimono

Intergalactic Art Cafè

Guardando la copertina di Intergalactic Art Cafè, e ragionando un attimo anche su questo titolo, la prima reazione che sorge spontanea, soprattutto in chi di prog ne mastica parecchio, è quella di dire: “Toh, un nuovo disco dei Gong”… ed invece la band che ha da poco realizzato il proprio terzo lavoro in studio è quella degli Stereokimono, attiva già dalla fine degli anni ’80 e che si è assestata nella formazione attuale, in trio, dal 1996.

Un’attività in studio decisamente centellinata, a cui fa da contraltare un’attività live intensa, e che ha permesso loro di crearsi un seguito notevole, non solo all’interno dei confini italiani, ma soprattutto all’estero; ma dopo ben dodici anni era tempo di riproporsi, di offrire agli ascoltatori qualcosa di nuovo, ovvero il frutto di questo lungo periodo trascorso a “fare musica”, con la stessa voglia ed i medesimi stimoli verso la ricerca già manifestati agli inizi della loro carriera.

Il trio bolognese si avvale, nell’occasione, dell’aiuto di alcuni amici, che li supportano con le voci ed i fiati, e pubblicano otto tracce che, davvero, ricordano molto l’approccio visuale di gruppi come i Gong: mondi paralleli, visioni fantastiche, immagini “spaziali”, il tutto evocato da strutture musicali fluide, dinamiche, con fughe strumentali complesse quanto ariose.

Altro aspetto molto interessante è il fatto che, pur rifacendosi non solo al progressive, ma anche alle alchimie dello space-rock di settantiana memoria, e Space surfer ne è un bell’esempio, gli Stereokimono accelerano i tempi, evitano le ridondanze più “psichedeliche” di band quali, ad esempio, gli Hawkwind, e sviluppano brani dalle trame fitte ma definite, complici anche gli arrangiamenti realizzati con suoni brillanti ed a tratti quasi “sinfonici”.

Un apprezzamento particolare va alla varietà di timbri chitarristici di Antonio Severi, che sottolineano molto appropriatamente i differenti sviluppi dei singoli brani, alla poliedricità percussiva di Cristina Atzori che, davvero, spazia in modo molto variegato fra le ritmiche, ed interessante il lavoro del basso di Alex Vittorio, pieno quando serve, scarno quando il brano lo richiede, e capace di linee molto melodiche quando fa da contraltare alla chitarra stessa.

Quanto alle tastiere, sciorinano una gran quantità di suoni, in parte tipici degli anni ’70, ed in parte più prossimi al new-prog e, perché no, al synth-pop degli anni ’80, ed un brano come Indian breakfast racchiude in sé tutte queste suggestioni che nelle successive Rebus, Lumacacactus e The gnome on the moon hanno modo di svilupparsi ulteriormente, con l’interessante inserimento di esperimenti vocali che, neppure tanto lontanamente, ricordano le precedenti esperienze di un “maestro della voce” come Demetrio Stratos.

Finale potente, non privo di un pizzico di mistero, grazie alla “doppietta” Zona d’ombra e Oltre Algon che conclude con la dovuta energia un album bello, che si ascolta volentieri e che ripropone all’attenzione, non solo dei proggers più sfegatati, una band che meriterebbe davvero più spazio e più considerazione dalle nostre parti.

Ma questa è storia vecchia, e già conosciuta…

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Stereokimono
  • Anno: 2012
  • Durata: 58:56
  • Etichetta: Immaginifica/Aerostella

Elenco delle tracce

01. Fuga da Algon

02. Space surfer

03. Indian breakfast

04. Rebus:

      Il gioco

      La metafora

      La soluzione

05. Lumacacactus

06. The gnome on the moon

07. Zona d’ombra

08. Oltre Algon

Brani migliori

  1. Space surfer
  2. Rebus
  3. The gnome on the moon

Musicisti

Alex Vittorio: bass, keyboards Cristina Atzori: drums, percussion Antonio Severi: guitars, keyboards Raffaello Regoli: vocals Nicoletta Zuccheri: vocals Paolo Raineri: trumpet Dario Antonetti: vocals Alio Die: drones Tony Stern: sax