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Gabriella Martinelli

La pancia è un cervello col buco

Diciamolo subito, Gabriella Martinelli è un gioiello della nuova canzone d’autore italiana. Premessa un po’ azzardata? Alza l’asticella delle aspettative troppo in alto? Si, ma diavolo non dobbiamo mica aver paura di alzarla quella asticella. Chè a forza di canzoncine finto-indie ballabili e poppetto di scarsa qualità che ci arriva alle orecchie si rischia (rischio pericolosissimo) di accontentarsi, si rischia di pensare che sia tutto lì. Ecco, fortunatamente non è tutto lì.

Gabriella non è l’unica certo a saper coniugare voce, arrangiamenti curati e testi che meritano attenzione nell’insieme delle giovani artiste femminili di questi anni, potrei citare Erica Mou, Marlò, Mesa, Alice Clarini o Chiara Vidonis, solo per fare alcuni nomi, ma è l’unica senza possibilità di smentita ad aggiungere a tutto questo una capacità interpretativa fuori dal comune, ed un uso magistrale di quello strumento meraviglioso che ha avuto in dono al posto della voce. A volte, ammetto, mi è capitato di ascoltare artiste interessanti e che nel raccontarmi le loro storie su di un palco hanno catturato la mia attenzione ma (e non è il caso dei nomi elencati in precedenza) spesso il tutto era sporcato da un fastidioso soffiato nella voce, inutile pratica a volte totalmente disfunzionale all’interpretazione del brano, o da una forzata ed esagerata performance al limite del teatrale con un sommarsi di gesti quasi didascalici che non facevano altro che distrarre l’occhio di chi ascoltava, aggiungendo davvero poco all’atmosfera del cantato, per non parlare di vocalizzi a volte altrettanto inutili. Ecco, Gabriella Martinelli sul palco davanti ad un microfono canta, interpreta, muove il corpo, le mani, i fianchi, la testa, le gambe, e gioca con la voce senza che nessuna di queste cose sia fuori posto, esagerata, e arrivi a chi le è davanti come qualcosa di pensato, e volutamente costruito. Naturale mi verrebbe da dire, lineare e fluido, come se le parole cantate e chi le sta cantando siano talmente le une la continuazione quasi fisica, certamente emotiva, dell’altra che non può esistere un altro modo di portarle al pubblico se non quello lì, quello che avviene in quell’esatto istante.  

È da poco uscito il suo secondo album La pancia è un cervello col buco. È un album che racconta quanto sia faticoso, stupefacente, folle, doloroso, avvincente, libero, difficile, e meraviglioso essere donna. O, almeno, questo è quello che è arrivato a me. E Casimira, Erika, Giulia, Eliana, Mary, la nipote di Ninetta, la vagabonda, sono io. Ognuna, e tutte insieme. E sarete anche voi, alla fine dell’ascolto di questo disco. Ogni nome una storia, o un pezzo di essa, piccoli corti cinematografici, brevi finestre che si aprono improvvise sulle loro vite, fotogrammi che fanno intuire senza spiegare, porte socchiuse dalle quali affacciarsi incuriositi. Otto storie dalle quali fare indigestione di emotività differenti, dove si mescolano follie e pudore, insicurezze e timori, che raccontano di luoghi e profumi di domeniche, quelle che sanno di casa e affetto, occhi nei quali specchiarsi e riconoscersi; otto brani che raccolgono e poi sparpagliano tutti i cinque sensi in un sapiente uso di aggettivi, con il corpo al centro, nei suoi due estremi, costretto e legato prima, liberato e danzante poi. 

Cos’è la vita a bocca vuota? Riesci a sentire il sapore tra le braccia e il cuore? (La pancia è un cervello col buco) / Tira giù i capelli, mettiti a ballare, lascia che il pianto si confonda con il piacere (Giulia).

Dovessi forzatamente consigliarvi un brano, ed uno solo, vi direi Esseri sottili, traccia numero cinque. Non perché sia musicalmente esemplificativo dell’atmosfera dell’intero disco, o perché la voce di Gabriella raggiunga vertici e colori così distanti da quelli che potrete ascoltare anche nelle altre tracce ma perché è una meravigliosa ballata capace di riportare al nostro sentire la trasparenza della nostra anima, quella fragile al tatto, quella barcollante, affaticata, dolorosamente permeabile, così “sottile” da lasciarsi attraversare. E lo fa con una potenza delicata che è nella voce, è nel violino, è nell’attenzione e nella cura con cui sono pronunciate tutte le parole, una per una: una carezza che arriva con la forza del «non sei sola, io sono come te». In assoluto uno dei migliori brani di questo 2018.

La Martinelli è un gioiello della nuova canzone d’autore al femminile e questo disco è solo un passo, uno dei primi, di una strada lunga che vedrà certamente ancora bellezza e meraviglie. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Gabriella Martinelli
  • Anno: 2018
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. Casimira
02. La pancia è un cervello col buco
03. Che poi un berretto non è
04. Giulia
05. Esseri sottili
06. In una tazza di caffè
07. Ciao a te
08. La vagabonde

Brani migliori

  1. Esseri sottili
  2. Ciao a te

Musicisti

Paolo Mazziotti: basso; Andrea Jannicola: chitarre; Alessandro Marzi: batteria; Andrea Libero Cito: violino; Erika ScorzaSalvo Corallo: cori