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Alpe Lusentino, Domodossola - 21 agosto 2021 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5 ...

Francesco Di Giacomo

La parte mancante

“Metti che non ci credo/ Metti che non ci vedo/ Metti che certe volte ti affidi a qualsiasi vangelo/ Metti che non ci credo”

Metti che uno degli eroi di una stagione leggendaria della musica italiana, quella del rock progressivo, il 21 febbraio 2014 in un tragico incidente d’auto metta fine al suo troppo breve soggiorno da queste parti.

Metti che, parallelamente al suo storico gruppo, il Banco, quest’uomo avesse portato avanti negli anni una carriera artistica bella e disordinata, fatta di tanti incontri, concerti, progetti, ma di scarsa presenza discografica.

Metti che tra tutto ciò cominci a farsi strada l’idea di un disco, un lavoro preparato in tutta calma, per anni, in quel tempo sospeso che solo la provincia (metti che il paesino si chiami Zagarolo, non troppo distante da Roma) può dare. Metti che questo album, imperniato sulla solitudine interiore, scritto per la parte musicale con Paolo Sentinelli, straordinario ed eclettico musicista di estrazione classica, ma con una passionaccia anche per la musica elettronica, lieviti poco a poco. Metti che ci vogliano dieci anni, per farlo crescere, questo disco, anni in cui i due si vedono ogni settimana, parlano (non necessariamente di musica), mangiano insieme, cazzeggiano, ogni tanto buttano giù un’idea, registrano qualcosa tra la cucina di uno e il salotto dell’altro, e qualche volta qualcosa la propongono anche dal vivo in uno spettacolo di monologhi e canzoni. Metti che, proprio quando l’album dopo mille rinvii, ritocchi, ripensamenti, sta quasi per arrivare a una forma definitiva, arrivi l’incidente di cui sopra, a metter fine a tutto, a lasciare solo le lacrime e i ricordi, pieni di affetti e stima, di chi (molti, anzi moltissimi. Forse di più.) gli voleva bene. Metti che a quest’uomo fosse facile voler bene.

Metti anche che, per cinque anni, quei nastri vengano lasciati chiusi in un cassetto, perché troppo forte è il dolore per poterli tirar fuori, perché ci vuole altro tempo per metabolizzare, per trovare il coraggio e la forza d’animo di andare a risentire quella voce, quelle parole. Metti che però anche il tempo del dolore debba finire, perché, come ci ammonisce l’Ecclesiaste, c’è un tempo per tutto, e che la famiglia di quest’uomo e lo stesso Paolo Sentinelli decidano che ora è il tempo per far rivivere quelle registrazioni, dare loro una forma musicale definitiva e condividere tanta bellezza. Metti che la Sprea, casa editrice specializzata in riviste musicali con un taglio storico e critico, destinate a un pubblico di appassionati, si proponga di portare alla luce questo disco, questa parte mancante, e di farlo in forma anomala, esclusivamente sotto forma di vinile, riccamente illustrato, venduto in edicola in abbinamento alla rivista “Prog”. Metti che le 6000 copie distribuite si esauriscano rapidamente, tanto da “costringere” a una seconda ristampa di 3000 copie, il che, in un panorama asfittico quale quello odierno, fatto di milioni di view e di miliardi di like, ma di minuscole copie fisiche vendute (come dite, il download a pagamento? Ah ah ah!), è un piccolo evento.

Metti che il disco sia di bellezza disarmante, canzoni di una forza inaudita per testi, interpretazione, invenzioni musicali. Metti che rischi di essere uno dei dischi dell’anno (“il” disco dell’anno?), perché non molti oggi sono capaci di sfornare qualcosa del genere, un lavoro di grande libertà creativa in cui convivono ambienti sonori diversi ma perfettamente amalgamati, arpeggi classici e pulsazioni digitali, canto spiegato e recitativi di lucida e sarcastica invettiva e di urgente sincerità.

Metti che se prima ci mancava, Francesco di Giacomo, ora ci manca anche di più.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Paolo Sentinelli e Maurizio Masi
  • Anno: 2019
  • Durata: 38:00
  • Etichetta: Sprea Editori

Elenco delle tracce

01. In quest’aria
02. Il senso giusto
03. Emullà
04. Luoghi comuni
05. 4 parti
06. Insolito
07. La parte mancante
08. Lo stato delle cose
09. Quanto mi costa
10. In favore di vento

Brani migliori

  1. In quest’aria
  2. Insolito
  3. Luoghi comuni

Musicisti

Francesco Di Giacomo: voce - Paolo Sentinelli: piano, piano elettrico, synth e programmazione - Max Dedo: tromba, trombone e  flicorno - Maurizio Masi: batteria e percussioni - Toni Armetta: basso - Adriano Viterbini: chitarre - Marco Simonacci, Laura Pierazzuoli e Tiziano Ricci: violoncello - Lorenzo Rundo: viola - Gabriele Benigni, Alessandra Xanto, Fabiola Gaudio Michele Campo e Carlo Vicari: violini -  Ugo Bentivegna, Erminia Palmieri e Ashai Arop Lombardi: voci - Leonardo Sentinelli: programmazione ritmica e batteria - Alessandro Papotto: clarinetto - Danilo Fiorucci: basso - Andrea Di Nunzio: chitarre