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10-11-12 settembre: Musica da Bere 2020

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Bonaveri

La staffetta

Nessuno ce l’ha detto / ma viene un po’ il sospetto / che il lupo da tempo / non stia sotto al letto / né sotto la panca / né sopra alla panca / ma attenda l’agnello / dentro la banca”: così decolla Detonazione, e con essa questo nuovo lavoro del cantautore bolognese, a poco più di tre anni dal precedente L’ora dell’ombra rossa.

Rimandando all’intervista con Bonaveri che abbiamo pubblicato come anteprima del lavoro (leggi qui), sottolineiamone dunque, da subito, l’ulteriore inspessirsi di quello sdegno civile che è già di per sé tratto assolutamente tipico del Nostro. Così, appunto, il brano d’apertura ci cala immediatamente – sostanziale dichiarazione d’intenti – in una realtà “in canzone” grondante sdegno, vis pugnandi, lucidissima indignazione. Rimane soprattutto un termine, felicissimo (purtroppo) neologismo, cleptocrazia, cui Bonaveri dà il suo macabro benvenuto, e che conferma quanto pesino le parole – e quanto studio ci sia alla base di tutto l’impianto specifico – nella sua arte: andatevi solo a prendere, poco dopo, Autodafé e capirete quale puntuale, capillare ricerca verbale stia alla base del tutto.

Nel frattempo avrete passato la più docile Distopia, di tono in qualche misura deandreiano (anche per la presenza del magico oboe di Mario Arcari), appena prima di imbattervi in un altro vertice del disco, 25 aprile, elegante canzone (quasi) d’amore (per dirla con Guccini) per voce, piano e clarinetto (sul finire). Segue Guerra, a sua volta ben calibrata, con oboe e chitarra elettrica sugli scudi. Più incalzante La procedura, parzialmente cantata al megafono. Di grande intensità La staffetta, ancora con venature à la De André. Morbida, quasi suadente, Sobibor, con un clarinetto tanto speziato, ritorto, da somigliare a un duduk. Più diretta, quasi sbarazzina, L’indomani, di un’enunciatività per qualche verso gucciniana.

Un’estrema dolcezza (e levigatezza) contrassegna, ormai in dirittura d’arrivo, Alekos, che va felicemente a collocarsi in quell’eden fatto di quasi infantile purezza che già ospita gemme quali Il paradiso dei calzini di Capossela o Il regno delle fate di Max Manfredi, per quanto, qui, l’invettiva finale in recitativo ne sposti un po’ la prospettiva globale. Chiude le danze Ricordi di figlio, per chitarra e voce, ancora con qualcosa di De André (l’ultimo: per esempio Khorakhané), a suggello di un album veramente eccellente, probabilmente il migliore di Bonaveri, almeno dai tempi di quel Magnifico che, nel 2007, ce lo fece conoscere (e che fu vice-targa Tenco all’opera prima). E non è che nel mezzo il Nostro ci abbia infilato della scartine…

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Maurizio Biancani, Germano Bonaveri, Antonello D’Urso
  • Anno: 2015
  • Durata: 46:20
  • Etichetta: BMA Music

Elenco delle tracce

01.  Detonazione
02.  Distopia
03.  Autodafé
04.  25 aprile
05.  Guerra
06.  La procedura
07.  La staffetta
08.  Sobibor (Letter from Gaza)
09.  L’indomani
10.  Alekos
11.  Ricordi di figlio

Brani migliori

  1. Detonazione
  2. Autodafé
  3. Alekos

Musicisti

Germano Bonaveri: voce  -  Mario Arcari: oboe, clarinetto, flauti  -  Antonello D’Urso: chitarre  -  Luigi Bruno: tastiere, fisarmonica  -  Luca De Riso, Giorgio Santisi: basso  -  Gabriele Palazzi: batteria  - Fabrizio Luca: percussioni
Stefano Peretto: batteria in 01 e 03  -  Ellade Bandini: batteria in 06  -  Lele Veronesi: batteria in 09  -  Pietro Beltrani: pianoforte in 09 e 10