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Il Muro del Canto

L'amore mio non more

Roma tra cinema, musica e letteratura è forse la città al mondo più raccontata, narrata, sviscerata. Di giorno e di notte, dalle  periferie al centro, dai fiumi ai monumenti. L’hanno fatto registi, scrittori,  cantautori e cantastorie di stornelli. Il Muro del Canto guarda e racconta Roma, acquisendo un punto di vista, quello degli ultimi, senza compromessi, senza paura di contraddizioni, anzi con la consapevolezza di uno schieramento che proprio per questo illumina, chiarisce e spiega. Per farlo è necessario capire il nero, l’ombra per guardare la luce. E da quel cono d’ombra si alza la loro musica su tutta la città.  E’ questa la scelta di modernità per confrontarsi con la storia millennaria della città eterna. Si incontrano personaggi che soffrono, che si arrabbattano, che provano a dimenticare un amore finito e tormentato per prenderne il meglio, che da perdenti bramano il riscatto. O che sognano la libertà, quella vera. E proprio nel momento in cui la fatica quotidiana, l’esistenza a testa bassa, regala un attimo, anche uno solo, per sperare in un futuro migliore, viene fuori l’anima, che  in quell’attimo e solo in quello sconfina, abbandona per un istante Roma, per diventare uno dei tanti esseri umani che su questa terra prova a guadagnarsi un’esistenza dignitosa.

I testi di Daniele Coccia e i racconti di Alessandro Pieravanti sono le voci di queste storie borderline, ma in fin dei conti normalissime, solo che quasi mai hanno voce. Fare i conti con Roma, anche solo a nominarla, è fare i conti con la sua storia, quella con la s maiuscola che però ne contiene tante altre. Come quella dei delitti, della Dolce Vita o dei barcaroli. Roma Maledetta sono delle istantanee di cronaca nera capitolina, da Servio Tullio al Canaro a  Pasolini, Novecento ci porta al dopoguerra “La dolcevita noi nun l’avemo vista mai. Nemmeno ar cinema d’estate, manco pe’ fotografia”. La riuscita reinterpretazione di Ponte Mollo di Lando Fiorini, un classico della tradizione romana, che suona attuale pur parlando di barcaroli, di un fiume e di una città,  molto diversi da ora. Il suono è prevalentemente folk-rock a tinte scure e la band sa modellarlo perfettamente  sulle esigenze narrative che le vicende di volta in volta esigono, diventandone talvolta discreta colonna sonora, talaltra traino irrefrenabile di urla, di lotta, di dolore o di riscatto.

Il disco trascina e coinvolge attingendo sapientemente agli strumenti che il folk internazionale mette a disposizione, da quello irish a quello americano. Tra le novità, per la prima volta, il Muro del Canto in due tracce abbandona il dialetto per l’italiano. Una menzione per il brano Senza ‘na Stella che si avvale dell’interpretazione della bravissima Lavinia Mancusi. L’amore mio non more è il quarto disco della band romana, che continua con forza, coerenza e bravura a tracciare un solco che va e resterà, oltre le mode, per alloggiare nel tempo in quei luoghi che sa raccontare così bene.

 

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In dettaglio

  • Anno: 2018
  • Durata: 52:00
  • Etichetta: Goodfellas

Elenco delle tracce

01. Reggime Er Gioco
02. Stoica
03. L’amore Mio Non More
04. Novecento
05. Senza ‘Na Stella
06. Roma Maledetta
07. Cella 33
08. Al Tempo Del Sole
09. Ponte Mollo
10. La Vita È Una
11. Domani
12. Il Tempo Perso

Brani migliori

  1. Novecento
  2. La vita è una
  3. Senza ‘na stella

Musicisti

Daniele Coccia Paifelman: voce - Alessandro Pieravanti: voce narrante e batteria - Ludovico Lamarra: basso elettrico - Eric Caldironi: chitarra acustica - Alessandro Marinelli: fisarmonica e pianoforte
Ospiti: Giancarlo Barbati: chitarra elettrica - Andrea Ruggiero: violino - Davide di Pasquale: tromba e trombone - Lavinia Mancusi: voce