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Lucia Miller

Lampi sulla pianura

Il mondo musicale di oggi propone alle moltitudini, generalmente, canzoni che tendono a distrarre, inebriare, ottundere, evitando quasi sistematicamente tutto ciò che potrebbe stimolare la riflessione e la condivisione o il confronto delle idee. Questo “terreno” è invece riservato ad una riserva indiana di ascoltatori che evita i percorsi guidati e preferisce andare alla ricerca di qualcosa di meno effimero se non vacuo. In questo spazio si colloca certamente la musica che si si muove in uno spazio che va dal songwriting al rock al folk al blues. Potremmo definire tutto ciò che ha a che fare con una dimensione popolare – culturale della canzone. In Italia non sono molti gli esempi di cantanti donna interpreti di questo genere, a differenza di quanto succede invece oltreoceano. 

Ed è anche per questo motivo che sorprende Lampi sulla pianura, disco d’esordio di miss Lucia Miller, un album che rende perfettamente l’idea di cosa voglia dire scrivere canzoni popolari (se vogliamo essere precisi qui ci muoviamo in ambito folk-rock), che appartengono a tutti ma allo stesso tempo possono anche diventare proprietà privata di qualcuno, che si sente toccato in modo particolare (e personalmente) da quelle canzoni. Per onestà dobbiamo dire che Miss Lucia Miller, all’esordio discografico, gode di un grandissimo vantaggio: poter usufruire del supporto non solamente tecnico e professionale, che sarebbe già cosa notevole, ma anche umano e affettivo di un maestro del genere folk-rock italiano come suo marito Massimo Bubola.
Il disco è infatti scritto, arrangiato e prodotto dal noto cantautore veronese, che offre alla moglie canzoni dal grande spessore, appositamente scritte per essere rivestite di delicatezza e femminilità, come solo un poeta musicale dotato di grande sensibilità sa fare. Non è un caso se due dei più grandi successi di Massimo Bubola furono interpretati magistralmente dalla voce di Fiorella Mannoia, come l’evergreen Cieli d’Irlanda e la bellissima Camicie rosse: questo dimostra come Bubola sappia entrare magnificamente nell’universo femminile. Anche la title track di questo album, Lampi sulla Pianura, conferma questo assioma: è un dialogo e un’invocazione alla dea della Luna (Artemide) chiedendole l’aiuto per risolvere le troppe brutte vicende di questa nostra vita contemporanea. E la Luna risponde: “verrà l’età dell’Oro sopra i fiumi e le città/verrà l’età dell’Oro dentro i cuori e li aprirà”.

Torneranno quindi i prati – citando Olmi -, l’arte e la cultura riporteranno in questa nostra società il luccichio della bellezza, che significa anche serenità, pace e tolleranza. Mi chiamo Anita mette in evidenza anch’essa una donna, una grande donna, e racconta la straordinaria storia d’amore tra Anita e Garibaldi, eroe la cui vicenda occupa uno spazio privilegiato nella poetica buboliana. Canzone trascinante, arricchita dai fiati di un grande Mauro Ottolini, che consente alla canzone di distendersi in uno stile tex-mex molto vivace. Molto intensa è Quante volte si può morire, dedicata a Federico Aldrovandi, il diciottenne che il 25 Settembre 2005 venne fermato e poi ucciso brutalmente e senza motivo plausibile a Ferrara dai poliziotti, poi accusati e condannati. Versi struggenti si rincorrono, con il dolore che si mescola alla speranza: “Quante volte si può morire e vivere, nel ricordo, nell’amore e nelle lacrime”. Una canzone che si avvicina come tema ad American Skin (41 shots) di Bruce Springsteen: come il Boss anche Lucia Miller enumera i colpi subiti dalla polizia da Federico Aldrovandi: “Cinquantaquattro colpi avevi tatuato, sul capo, sulle braccia, sopra il tuo costato”. Una canzone straordinaria, che Lucia Miller interpreta delicatamente, con la voce quasi sommessa, come fosse una preghiera. Anomala per il contesto italiano è Il fiore d’Inghilterra, dedicata al complicato parto di Queen Jane, Jane Seymour, che fu moglie di Enrico VIII per un anno appena, prima di morire nel 1537 dando alla luce il tanto sospirato erede maschio.

Ma al di là delle singole canzoni, alcune delle quali già edite da Bubola e riproposte qui con passione da Lucia Miller (Se non ora quando, Annie, Hannah, 5 monete d’oro, Ninna nanna) è l’humus del disco che cattura. Oltre al fil rouge dei brani al femminile, tutti articolati attorno a vicende popolari che spesso si avvicinano all’eroico (in questo novero c’è anche Margherita caduta in guerra e il traditional La smortina) e alle liriche al solito di grande spessore e con numerosi riferimenti alla storia e alla letteratura, colpisce il suono tipicamente folk-rock di cui Bubola è inimitabile maestro in Italia, ottimamente proposto dai fidi musicisti della Eccher band, che se pure con un assetto mutato nel corso degli anni mantiene sempre il sigillo di qualità e conserva invariato il proprio carattere musicale. E in questo suono si inserisce con discrezione ma con bella personalità e innata eleganza miss Lucia Miller, all’esordio in prima persona dopo una lunga collaborazione come supporto vocale di Bubola, regalandoci un disco da ascoltare senza soluzione di continuità che, una volta terminato, suscita il desiderio di essere riascoltato subito.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Massimo Bubola  
  • Anno: 2019
  • Durata: 49:28
  • Etichetta: Eccher Edizioni Musicali

Elenco delle tracce

01. Se non ora quando
02. Lampi sulla pianura
03. Il fiore d’Inghilterra  
04. Mi chiamo Anita
05. Dolce patria
06. Cinque monete d’oro
07. Quante volte si può morire
08. Annie, Hannah
09. Margherita caduta in guerra
10. La smortina
11. I rododendri della sera
12. Ninna nanna 

Brani migliori

  1. Mi chiamo Anita
  2. Quante volte si può morire
  3. Lampi sulla pianura

Musicisti

Testo, Musica e Arrangiamento: Massimo Bubola  -  Suonato dalla Eccher Band (Massimo Bubola, Maria Alberti, Enrico Mantovani, Alessandro Formenti, Thomas Sinigalia, Virginio Bellingardo)  -  Registrato e Mixato da Pasquale Ronzo (Le Pareti Sconnesse di Verona)  -  Masterizzato: Claudio Giussani (Energy Mastering Studio di Milano)  -  Tutte le canzoni sono di Massimo Bubola tranne: Margherita caduta in guerra: testo Massimo Bubola e Stefano Ferro, musica Massimo Bubola  -  La smortina: tradizionale, arrangiamento di Massimo Bubola  -  I rododendri della sera: Andrea Parodi