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Peppe Fonte

Le canzoni di Piero Ciampi e Pino Pavone

“Maledetti amici, ho perso di vista anche una moglie/ con quelle partite la domenica/ della Roma e del Livorno”

Piero Ciampi, per quella cosa che si chiama canzone, tutto sommato accessoria nella sua vita,  amava circondarsi di pochi, maledetti, amici. Se per la sua balbuzie musicale i suoi Sancho Panza, o Don Chisciotte, vedete voi, furono i fratelli Reverberi e poi Gianni Marchetti, per i testi queste figure furono il fratello Roberto (autore di una manciata di canzoni) e in misura ben maggiore Pino Pavone. Entrambi avvocati, Roberto e Pino condividevano lo studio Ciampi-Pavone la cui targa campeggia sulla copertina di questo lavoro di Peppe Fonte, un lavoro che prima ancora di essere bello - e lo è, fidatevi- è assolutamente necessario. Necessario perché crediamo che anche i fedeli di Ciampi (che sono con il tempo aumentati) sappiano ben poco di questo signore che di Piero non solo fu amico, ma anche, come abbiamo detto, collaboratore in più occasioni.

Qualche titolo? In un palazzo di giustizia, Raptus, Bambino mio, Il Natale è il 24, L’amore è tutto qui, Mia moglie, Andare camminare, lavorare, Cristo tra i chitarristi, Don Chisciotte. Senza scordare quelle scritte, sempre con Piero, per lo storico disco di Nada del ‘73: Confiteor, Sovrapposizioni, la struggente Come faceva freddo, Ma chi è che dorme insieme a me. Già che ci siamo finiamo la serie con June per Gianni Marchetti. Insomma, non so voi, ma io darei non so che cosa per aver messo mano anche solo a un paio di questi pezzi.


Quando finalmente l’oblio in cui Ciampi giaceva (praticamente da inizio carriera, in realtà) cominciò a dissolversi a cavallo degli anni ’90 grazie all’opera di riscoperta e diffusione di Giuseppe De Grassi (gli sia reso merito), Pino Pavone cominciò a farsi coraggio e a metterci la faccia. Lo fece prima con la partecipazione allo storico concerto al Teatro Argentina nel marzo del ’90 in cui il meglio della canzone italiana riabbracciava Ciampi (in quell’occasione cantò una Maledetti amici che più ciampiana non si può) e poi, alla bella età di 55 anni, con un disco di esordio nel ’92 (non nel ’90 come erroneamente scrive Wikipedia) che oggi è rara avis, ancora non avvistata nei boschi di Spotify e Youtube, ed è un peccato perché quell’LP era fuori tempo allora e perfettamente attuale oggi.

Lo so, stiamo prendendo una rincorsa non da poco, ma fidatevi, dobbiamo farlo: partiamo da così lontano perché è necessario per arrivare all’autore di questo album. Peppe Fonte, avvocato anch’egli, pianista, ciampiano di ferro da quando a 12 anni Piero Ciampi gli entrò in giardino e gli regalò due suoi dischi, era già lì, in quel primo lontano lavoro: ci metteva un po’ di voce e co-firmava un paio di pezzi, uno dei quali Questi poeti è stato recuperato per questa ultima sua fatica. Tra i due avvocati-cantanti c’è dunque un’amicizia pluridecennale, e semmai stupisce che solo ora si arrivi a questa summa, un disco in cui il Peppe Fonte artista-amico rende merito a questo outsider della canzone italiana chiamato Pino Pavone, che all’amico Ciampi ha nel frattempo dedicato altre canzoni e un libro. E lo fa con classe, con un linguaggio jazz finalmente non edulcorato, con una muscolosa quanto sensibile squadra di musicisti capitanati da Riccardo Biseo, che arrangia e dirige qua come già fece in quell’esordio dei primi anni ’90 (vedete che dovevamo partire da lì?). Ed è un bel sentire, perché Peppe Fonte sa entrare perfettamente nel mondo di Ciampi-Pavone, sa destreggiarsi tra quei versi disarmanti, quel canto acciaccato che è tanta parte del mito Ciampi. Ci regala inoltre dei quasi inediti. Ci spieghiamo meglio. Si sa che il geniaccio livornese oltre a disperdere se stesso, disperdeva anche le sue poesie, abbandonate su tavoli d’osteria, in vecchi cassetti, dove capitava: ebbene qua troverete un paio di cose nate proprio a partire da quegli appunti sparsi. Parliamo di Questi poeti, cui prima si accennava, e Figlia di mare, sbucata fuori da una valigia che Ciampi aveva lasciato a casa dello stesso Pino Pavone, prima di morire.

L’album fila che è una meraviglia, con particolare menzione per A passeggio con mia figlia (che Ciampi modificò lievemente per farla diventare Bambino mio per Carmen Villani). In tutto ciò, non è ben chiaro perché dall’album siano state estromesse diverse composizioni di Ciampi-Pavone (a meno che non sia in preparazione un vol.2). Mancano all’appello Mia moglie, Andare camminare, lavorare, Cristo tra i chitarristi, Don Chisciotte, nonché tutte quelle scritte per Nada. Ci sono, invece, alcuni brani firmati, per i testi, dal solo Piero Ciampi, e qui non ci è ben chiara la ratio della scelta: intendiamoci, sono capolavori (la splendida e breliana -si dice?- Tu no, la Quaranta soldati, quaranta sorelle di cui al tempo dettero una versione pazzesca Toquinho e Paola Turci), ma non è questo il punto. Il punto è che sembrano, almeno a chi scrive, corpi estranei che mal si amalgamano con il tema portante del disco, esplicitato fin dal titolo.

Solita menzione d’onore per l’etichetta Squilibri Editore che, come al solito, oltre a produrre un lavoro di classe, impreziosisce il tutto con un booklet da intenditori con la consueta elegante fattura grafica che incornicia le belle foto del “nostro” Alberto Marchetti e i preziosi contributi scritti di Sergio Secondiano Sacchi e dello stesso Peppe Fonte (a proposito, bella gente di “Squilibri”, che ne dite di buttarvi sul vinile?).

Foto dal booklet di Alberto Marchetti, più foto di repertorio per quella finale

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Riccardo Biseo
  • Anno: 2020
  • Durata: 46:00
  • Etichetta: Squilibri Editore

Elenco delle tracce

01. In un palazzo di giustizia            
02. Tu no       
03. Raptus     
04. Maledetti amici   
05. A passeggio con mia figlia (Bambino mio)
06. Figlia di mare
07. Il Natale è il 24    
08. Questi poeti         
09. Quaranta soldati quaranta sorelle                       
10. L'amore è tutto qui          

Brani migliori

  1. In un palazzo di giustizia
  2. Maledetti amici
  3. A passeggio con mia figlia (Bambino mio)

Musicisti

Peppe Fonte (voce), Pino Pavone (voce in “In un Palazzo Di Giustizia”), Riccardo Biseo (pianoforte, tastiere), Silvia Ariotta (contrabbasso e basso elettrico), Ismaele Rocca (batteria), Vito Procopio (sax alto e tenore), Franco Catricalà (basso elettrico).