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Teo Manzo

Le Piromani

La scorsa settimana si sono svolte a Roma le finali del Premio De André, evento che da sempre premia le arti, certo musica in primis, ma anche poesia e pittura. Quest’anno a vincere il Premio De André alla Poesia è stato un giovane cantautore di Milano, Teo Manzo.

 

Lungi da me in questa occasione riaprire il dibattito mai risolto dei cantautori-poeti o di quanto le due arti, la canzone e la poesia, siano differenti o complementari, distanti o in fondo compenetrate. Spesso, ammetto, di avere utilizzato l’aggettivo poetico per definire un testo di canzone, per poter racchiudere in un solo termine tutta l’emozione che questo dava anche solo nel leggerlo. E allo stesso modo l’aggettivo musicale nel sentire declamata una poesia, per dimostrare quanto dentro quelle parole fosse già presente una musica che, forse, andava solo messa su carta.

Teo Manzo scrive poesie, e ci vince i premi. E poi scrive canzoni. E allora mi sono permessa, dopo aver ascoltato il suo primo disco Le Piromani ed aver letto alcune delle sue poesie, di chiedergli in che rapporto si pone di fronte a queste due Arti.  

«Trovo che canzone e poesia siano arti parallele. Ma per quanto a volte possano avvicinarsi, anche al limite della sovrapposizione, non si toccano mai. Il fatto che una canzone possa contenere un alto tasso di “poeticità”, non ne fa – per ragioni banalmente tecniche – una poesia. Allo stesso modo, un poeta che non abbia innati in sé orecchio musicale e ossessione per il ritmo, semplicemente non è un poeta. Nel migliore dei casi è un artigiano che giustappone frasi suggestive e/o ammiccanti a questo o a quel pubblico. Ora, questa poeticità in senso lato, che la vulgata percepisce nelle canzoni dei grandi cantautori, esiste e ha un nome. Si chiama tensione lirica, che non c’entra niente né con la musica né con i versi, ma è ciò che permette all’una e agli altri di sublimare – dal particolare all’universale – divenendo potenza, forza ineluttabile, in un certo senso inumana, ultraterrena. Senza lirica le canzoni sono smorte, le poesie fiacche, e tutte sono impotenti».

E quanto (e come) entrano a far parte della sua composizione…

«Nel caso del sottoscritto, le poesie nascono in maniera indipendente dalle canzoni. Al contrario invece, in alcune canzoni riprendo talvolta alcuni versi delle poesie, riadattandoli al metro di una canzone che però è già ad uno stadio avanzato della composizione. Ma è comunque una cosa piuttosto rara. Le canzoni, d’altra parte, andrebbero sempre assemblate componendo testo, armonia e melodia all’unisono. La canzone è l’arte di come si cantano le parole che si scelgono. La poesia è la disciplina di come scelgono le parole che si cantano. La tensione lirica è la forza che spinge ciascuna nella direzione del proprio scopo. È comune a entrambe, ma è ciò che – inesorabilmente – le divide».

Bene, Le Piromani, dicevamo. Esordio discografico del 2015. Di padri putativi e riferimenti musicali non è difficile trovarne traccia in questo concept album composto da sedici brani. Ci sono sicuramente il De André delle ballate e il Guccini delle canzoni d’amore su tutti; il disco si muove quindi dentro confini ben definiti e conosciuti alle orecchie di chi ascolta ma la capacità dell’autore di raccontare questa storia lungo, e attraverso, i brani non è affatto scontata o banale. Sarà la voce di Teo che sembra fatta apposta per il racconto, per accompagnare, per guidare prendendo per mano, sarà la bravura a mettere sopra un tappeto musicale per lo più acustico alcune sfumature di colore che danno più vita e movimento ad alcuni brani, sarà che se scegli di fare il tuo primo album lungo sedici tracce raccontando di un astronomo che decide di ribellarsi alla sua innata razionalità per il dolore causato dalla morte dell’Amore, forse qualcosa da dire ce l’hai.

Qualcosa è innegabile che cada nel già ascoltato, come qualcos’altro è perfetto così e lo sarebbe anche estratto dal racconto intero che è l’album. La voce è intensa, sempre. La storia si segue fino all’ultima nota anche se forse senza un paio di “episodi” (canzoni) non avrebbe affatto perso il suo significato e ne avrebbe guadagnato in compattezza e sintesi. Quello che appare certo è che questo disco non si sforza di strizzare l’occhio a nulla di quello che sembra “andar di moda” nella musica cantautorale oggi, è lungo, impegnativo (le belle canzoni forse lo sono sempre), pretende ascolto e tempo, e racconta una favola che ha un inizio ed una fine, uno svolgimento lungo una linea temporale che non può essere ignorata. E i dischi d’esordio che se ne fregano di quello che il pubblico vuole sentire e vanno per la loro strada sono i più belli, perché sono pochi. Bravo Teo Manzo, attendiamo il secondo.

Foto di Valerio Santagostino e Tommaso Pellegrino

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Teo Manzo
  • Anno: 2015
  • Etichetta: Libellula Records

Elenco delle tracce

01.  Se la luna cadrà
02.  Stelle elettriche
03.  Doors open on the right
04.  Polvere e sole
05.  Buco nero
06.  Placenta
07.  Lo strano caso dell’incendio all’anagrafe
08.  Le Piromani
09.  Il processo
10.  Canzone breve
11.  Delirio e sollievo
12.  La leggenda della luna
13.  I ragazzi del ‘99
14.  La tregua
15.  L’astronave del pirata
16.  Valzer dei mille colori

Brani migliori

  1. La leggenda della luna
  2. I ragazzi del ‘99
  3. Lo strano caso dell’incendio all’anagrafe

Musicisti

Mamo: batteria  -  Silvia Ottanà: basso, synth  -  Federico Slaverio: chitarra elettrica, basso  -  Martino Pellegrini: archi  -  Beppe Malena: cornamusa  -  Teo Manzo: chitarra acustica, pianoforte, organo elettrico