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New Dress

Legàmi di Luce

Benvenuti, o bentornati se volete, negli anni ’80. Più o meno verso la loro fine, ed in parte, anche negli anni ’90; ovviamente ai loro inizi e soprattutto prima che l’esplosione della “bolla” del grunge rimescolasse definitivamente i suoni, le tematiche, l’attitudine e, perché no, l’estetica stessa del rock.

I New Dress non si nascondono, e non nascondono le loro intenzioni che vanno nella direzione di reinterpretare, alla luce dei suoni odierni, il fenomeno della new wave, ed allora: testi in italiano, che richiamano la tradizione del pop nostrano più alto, ovvero i primi Litfiba, anche se meno arrabbiati, i Denovo, in parte anche i Diaframma, che restano però legati ad atmosfere più oscure.
Ed ancora, suoni di chitarre e tastiere sicuramente più “lavorati”, più consoni ai tempi odierni, si potrebbe dire post-rock per quanto il termine sia comprensibile, e che hanno meno agganci con quelli dell’epoca, cosa che invece non si può dire per le ritmiche. Assorta, ad esempio, o anche Porpora sono in tutto e per tutto pezzi che, ritmicamente, hanno le medesime scansioni ed i medesimi pattern di quelli del periodo di riferimento e l’uso del charleston, nello specifico, è un marchio di fabbrica inequivocabile.

Premesso che coloro che non hanno amato quegli anni difficilmente saranno coinvolti da questo lavoro, occorre dire che Legàmi di Luce, a suo modo, è un album (oltre che esteticamente piacevole) “filologicamente” interessante, perché sposta in avanti di un decennio il periodo al quale le band odierne iniziano a strizzare l’occhio. Dopo i “ritorni” periodici degli anni ’50 e ’60, il mai sopito richiamarsi agli anni ’70, che restano tuttora, comunque e senza ombra di dubbio, il decennio forse più “saccheggiato”, gli anni ’80 e ’90, fino ad ora adocchiati più che altro per le loro influenze post-punk e grunge, iniziano a fornire materiale anche nel loro versante più pop.

Brani come Ad occhi chiusi oppure Bisogna passare il tempo rimettono in pista un approccio più leggero, che fa da contraltare a quello più spigoloso e testualmente più complesso, di gruppi come, ad esempio, i Bluvertigo.
Cambiamenti d’aspetto è un possibile punto di contatto fra questi due tipi di proposta, più per una questione di suoni e di atmosfere che non per un discorso strettamente testuale.

Regna il quattro quarti, preciso, quasi metronomico, non ci sono svisate, assoli, non si esce dalla traccia perché questo genere musicale non ha proprio, nel suo dna, una qualsiasi propensione all’improvvisazione, ma richiede agli autori ed agli esecutori precisione e fedeltà alla struttura.
Può essere un pregio che, in un certo senso, viene condiviso con altri generi musicali i quali - seppur molto differenti per suoni ed attitudine - richiedono la medesima attenzione (parliamo di progressive, ma ancor di più di new-prog e prog-metal…), oppure un limite, più che altro per il fatto che all’interno di questa struttura musicale, differentemente dai generi citati, c’è una omogeneità ritmica che può essere percepita dall’ascoltatore eccessivamente ripetitiva.

Questione di gusti, chiaramente, ma gli stimoli che forniscono lavori come quello dei New Dress portano necessariamente l’ascoltatore a doversi schierare in modo abbastanza netto; il gruppo fra l’altro, è al suo debutto discografico, ed è bene ricordarlo se non altro per valutare il livello qualitativo della proposta che, indipendentemente da ogni altra valutazione, è di tutto rispetto.

Lo conferma il fatto che la vena creativa del gruppo non si è certo adagiata sugli allori, e se vogliamo non si è presa neppure un momento di pausa.
All’inizio del 2013 è stato dato alle stampe Vernale, un Ep che si propone di completare il lavoro già prodotto nell’album d’esordio e che denota l’urgenza espressiva ed il desiderio di non prendersi tempi troppo lunghi fra un lavoro e quello successivo.

Certo, il rischio è quello di una produzione eccessiva, che vada a discapito della qualità, ma se i New Dress saranno capaci di mantenere il livello raggiunto, la loro proposta assumerà una dimensione importante.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Lele Battista, Stefano Castagna  
  • Anno: 2012
  • Durata: 42:56
  • Etichetta: Kandinski Records

Elenco delle tracce

01. Ad occhi chiusi

02. Al tatto nel buio

03. Assorta

04. Bisogna passare il tempo

05. Cambiamenti d’aspetto

06. Colore di fiamma

07. Dissolve

08. Orizzonti

09. Porpora

10. Splendi

 

Brani migliori

  1. Al tatto nel buio
  2. Cambiamenti d’aspetto
  3. Colore di fiamma

Musicisti

Stefano Marzoli: voce, sintetizzatori, basso  -  Giordano Vianello: batteria  -  Andrea Mambretti: chitarre  -  Lele Battista: sintetizzatori, Rhodes, cori  -  Andy Fluon: sax  -  Daniele Richiedei: violino